Esperienze

13 Lug 2018


La storia di Roberto, capofamiglia a 18 anni

Il Comune lo nomina «cittadino dell’anno». «In una società che crede i ragazzi svogliati, Roberto è l’esempio che esistono giovani silenziosamente presenti», commentano il sindaco di Spino d’Adda Luigi Poli e l’assessore Eleonora Ferrari.

Roberto Molinari ha 18 anni, ma è come se fosse molto più grande: messo alla prova della vita, ha imparato ad «arrangiarsi», rinunciando a qualcosa per sé così da potersi prendere cura degli altri.

Faceva solo la seconda elementare quando cominciò a rendersi conto che la sua non sarebbe stata una crescita “normale” ma accelerata dagli impegni e dalle responsabilità di cui deve farsi carico. La madre Rosarita soffre di una grave patologia particolare che da anni la costringe in casa: «Notavo che mia madre faceva sempre più fatica a prepararmi la colazione: alcuni giorni ha dei dolori indescrivibili e non ha neppure la forza di alzarsi», ha raccontato Roberto al Corriere della Sera (2 luglio 2018). Quindi «ho cominciato a fare quello che fanno tutte le madri: di mattina mi sveglio e vado da mia mamma, se sta male sto a casa da scuola e resto con lei. Da piccolo, nelle emergenze, chiamavo mio padre al lavoro, parlavo con i suoi colleghi e gli chiedevo di tornare».

Poi è successo che il padre Bruno venisse ricoverato d’urgenza per un infarto, scoprendosi cardiopatico. Da allora il capofamiglia è lui. «Ogni settimana vado al supermercato. In bicicletta, però, perché non ho ancora la patente. Mi occupo della casa, faccio le pulizie e spesso cucino. E poi ci sono le bollette da pagare, le commissioni in farmacia: anche a quelle penso io». Roberto, inoltre, si prende cura della sorella Michela, 11 anni, che ha una sindrome autoimmune difficile da gestire: «Cerco di dare a mia sorella un po’ di serenità. Di sera le controllo il diario e mi assicuro che abbia fatto tutti i compiti. Quando sono andato a colloquio dalla sua professoressa mi sono sentito più che un fratello maggiore. Ho capito che nella vita sono le difficoltà a spaventarci, ma se ci si aiuta tutto diventa più facile».

Per stare accanto alla sua famiglia Roberto ha rinunciato alla sua passione per il calcio: faceva il portiere e giocava nelle giovanili. Per contro va molto bene a scuola: ha concluso l’anno scolastico con una media dell’8,4 in IV superiore all’ITIS "Galilei" di Crema. «Quando ho letto i voti a tavola, mamma e papà si sono illuminati». E non c’è gioia più grande di questa: creare circostanze che possano rendere felice un'altra persona, anche se costa fatica. È una verità che di solito si scopre da adulti, ma Roberto l’ha già fatta sua. «La mia felicità è questa. Sono un ragazzo normale». Il giovane, con la semplicità che lo caratterizza, minimizza il suo impegno quotidiano: pur consapevole di fare cose che i ragazzi della sua età normalmente non fanno, la sua è una quotidianità in cui si rispecchia ed è sereno.

Un ragazzo normale ma che, in cuor suo, è già adulto. Un adulto capace di dedicare tempo e attenzione... e non è affatto scontato! Per questo il Comune di Spino d’Adda, dove vive, ha voluto gratificarlo assegnandogli il titolo di «cittadino dell’anno» che gli verrà consegnato il prossimo 25 luglio (festa di San Giacomo, patrono di Spino d'Adda): «In una società che crede i ragazzi svogliati, Roberto è l’esempio che esistono giovani silenziosamente presenti», commentano il sindaco Luigi Poli e l’assessore Eleonora Ferrari. Pochi mesi fa Roberto aveva già ricevuto il premio “Bontà” (riconoscimento a livello provinciale).

Fonte: Corriere della Sera








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