L’onda buona del Vajont

Piccoli alunni coinvolti in un’iniziativa di solidarietà “contagiosa”.

Il 20 novembre scorso nel Centro Culturale di Mareno di Piave le classi quarte e quinte della Scuola Primaria si sono riunite per ascoltare la bellissima storia di Olinda Bigolin, superstite del Vajont.

Originaria di San Biagio di Callalta, Olinda si trasferì con la sua famiglia a Longarone, che l’accolse con estrema cordialità. In quegli anni, intorno al 1958, i lavori alla diga offrivano un’opportunità di lavoro al marito di Olinda, Francesco, che di mestiere faceva il falegname. Olinda, invece, svolgeva lavori di servizio presso le famiglie di Longarone e lavorava in una macelleria, che era un punto di riferimento del paese, un luogo dove tessere relazioni.

Il 4 novembre 1960 una prima frana di lieve entità cadde nel lago artificiale. Da quel momento le preoccupazioni si moltiplicarono, anche se le autorità minimizzavano l’accaduto dando la sensazione che, in fondo, tutto fosse sotto controllo. Così i lavori alla diga proseguivano. Francesco continuava a raccomandare ad Olinda di tenere i figli sempre vicino. Anche lui, come gli altri che lavoravano alla diga, era consapevole che prima o poi tutto sarebbe caduto nel lago, per questo ogni sera portava via l’attrezzatura. Tutti sapevano, ma, poiché le autorità tacevano, la vita scorreva normale, anche se non c’era niente di normale! Quel che non s’immaginava di certo era che la frana sarebbe stata di proporzioni così enormi da provocare l’olocausto di 2000 persone!

Nel frattempo, il Comune assegnò alla famiglia di Olinda un’altra casa popolare più grande, a Pirago. La figlia, però, non volle andarci, perché dalle finestre di quella casa non si vedevano le sue adorate montagne. L’aver assecondato il “capriccio” della figlia fu la loro fortuna, perché Pirago sarebbe andato completamente sott’acqua!   

Il 9 ottobre 1963 accadde l’inevitabile. Francesco, il marito di Olinda, doveva andare al bar centrale, dove tutti gli uomini si erano dati appuntamento per vedere la partita di calcio, ma quella sera era particolarmente stanco e si addormentò sul divano. Fu Olinda allora ad andare a prendere la figlia Franca a lavoro per riaccompagnarla a casa. Come s’incamminarono lungo la strada di casa in via Pianz, la terra cominciò a tremare. Alle loro spalle… l’inferno: «Vidi un’onda enorme nera uscire dalla montagna. Una luce abbagliante. Noi, bagnate di acqua e fango, rientrammo a casa», racconta la donna. A quel punto Franca si sentì male, Francesco era in stato di shock e… Olinda scoprì una forza straordinaria, che le consentì di mettere in salvo tutta la sua famiglia: il marito e quattro figli (di cui uno di 18 mesi). Caricandoli in spalla ad uno ad uno, li portò fuori casa e poi, insieme ad altri superstiti, raggiunsero un luogo sopraelevato più sicuro. Nel frattempo c’era Vajont: acqua, fango, e un rumore assordante: «quel rumore da allora è sempre rimasto nella mia testa, non ci sono parole che possano esprimerlo».

Il giorno dopo «non vidi più Longarone con le sue splendide persone, con i suoi negozi… vidi però tanta solidarietà, tanta accoglienza, tanta amicizia». Seguirono mesi molto caotici in cui tutti volevano darsi da fare, portare aiuto. La famiglia di Olinda, una delle poche superstiti (forse l’unica che si è salvata tutta), decise di restare a Longarone «perché pensammo: Longarone ci ha dato la vita, quindi, se possiamo dare una mano agli altri, restiamo».

A volte, più che conoscere i fatti conta incontrare la vita che c’è dietro quei fatti, le persone. Incontri come questo, promossi in ambito scolastico, possono rivelarsi molto importanti. Ma c’è di più. La Scuola di Mareno di Piave ha fatto partire da qui un’iniziativa, che prende ispirazione dal film “Un sogno per domani”: L’onda buona del Vajont. Una classe, la quarta C, ha il compito di scegliere 5 persone da aiutare in qualcosa che non sono in grado di fare da sole, dicendo loro di ricambiare, “passando il favore” ad altre 5 persone. L’obiettivo è chiaro: con questa crescita esponenziale tutti potrebbero essere migliori e avere anche una qualità di vita migliore. Il bene ricevuto prima o poi viene ricambiato, così anche ricordare il terribile olocausto di Vajont, può diventare qualcosa di diverso, nel segno del positivo, dell’aiuto e della solidarietà. Questa iniziativa fa parte del Progetto Hope che la Scuola di Mareno sta portando avanti in collaborazione con i genitori; ne viene dato ampio approfondimento nella rivista n.3 di QualBuonVento.






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