"MISSION IS POSSIBLE"

Incontrare il sorriso della povera gente può rivelarsi un dono incredibile: restituisce uno sguardo nuovo e un cuore puro, dispone all’accoglienza, libera dal pregiudizio, induce a riflettere su ciò che conta davvero… per essere – in qualunque circostanza – una nota bella nel mondo.

Eccoci rientrati a casa, missione compiuta ed una sfida che ci aspetta “vivere e testimoniare la missione nella nostra terra”.

Da Casa Milaico siamo partiti in sei: Marta, Marika, Sara, Francesco, Antonio e Padre Osorio, la nostra guida.

Destinazione: Parrocchia Saint Hilaire, periferia di Kinshasa (capitale della Repubblica Democratica del Congo).

Durata della missione: dal 1° al 22 Agosto.

Ad accoglierci abbiamo trovato padre Santino e padre Mathias, i quali hanno poi condiviso con noi la quotidianità, le riflessioni, la gioia e gli imprevisti di un’Africa a noi ancora sconosciuta. Per ciascuno di noi ragazzi, infatti, è stata la prima esperienza missionaria, a cui abbiamo dedicato un anno di preparazione missionaria e spirituale. Ognuno di noi è partito animato da quell’alma misionera che ci ha fatto vivere con autenticità gli incontri con le persone.

Le mattine abbiamo prestato il nostro servizio presso il Centro Ospedaliero di Kingasani, gestito dalle Suore Poverelle di Bergamo. Alcuni di noi erano al Dispensario, altri all’Ospizio con gli anziani malati, altri al Centro Maternità... una realtà in cui si lotta fra la vita e la morte. Qui abbiamo scambiato una parola con i malati, con le mamme dei neonati, con le suore, i medici e gli infermieri… abbiamo fatto pulizie e dato una mano in vari modi come possibile, a seconda di quello che ci veniva chiesto. Ma, soprattutto, abbiamo cercato diesserci”, più che difarenecessariamente qualcosa. Abbiamo, cioè, cercato di mettere tutto il cuore in ogni situazione, semplicemente con la nostra presenza, usando il linguaggio universale dell’amore, che ci ha fatto andare ben oltre le barriere linguistiche.

Quest’Africa che abbiamo vissuto sulla nostra pelle ci ha proprio toccato il cuore, affascinandoci e, nello stesso tempo, impressionandoci per la profonda sofferenza che abbiamo visto, ma che i loro occhi e il loro sorriso nascondevano, e per il senso di impotenza che abbiamo sentito nei nostri cuori... Queste persone, pur vivendo in condizioni di estrema povertà, possiedono una ricchezza interiore molto profonda, provano gratitudine per quel poco che hanno. In ogni loro discorso c’è una benedizione, un affidarsi a Dio che è prova di una grande fede. Ci siamo interrogati sul nostro credere, spesso dubbioso e debole pur vivendo noi nel benessere; qui a Saint Hilaire abbiamo visto che la gente vive il senso di comunità cristiana, sa provare gioia e trasmetterla, perché siamo stati accolti a braccia aperte con calore e, al momento dei saluti, ci è stata fatta sentire la stima nei nostri confronti per aver scelto di trascorrere le nostre vacanze lì, insieme a loro. Abbiamo infatti preferito spostarci sempre a piedi per vedere da vicino la realtà, partecipare alle varie attività parrocchiali, come le prove del coro e gli incontri serali delle CEVB – Comunità Ecclesiale Viventi di Base (gruppi in cui si divide la comunità) proprio per sentirci parte, noi stessi, di quella comunità.

Alla Domenica, la messa è davvero una festa e la comunità “un luogo di festa”: un tripudio di colori negli abiti delle persone e un’esplosione di vita nelle voci, nei canti, nei balli, nel ritmo del tam-tam che non manca mai. L’Africa è davvero la nuova patria di Cristo, a cui l’Europa deve attingere oggi e prendere spunto per ridare linfa al proprio cristianesimo, per risvegliarsi. Gli attuali problemi riguardanti l’immigrazione dovrebbero essere affrontati dall’Europa tenendo bene a mente le proprie radici cristiane, di cui sembra essersi dimenticata e che rinnega. Un’esperienza in Africa deve aiutarci a riportare Cristo all’Europa.

Davvero la missione è possibile. È possibile nella misura in cui apriamo il cuore all’accoglienza dell’altro, per noi diverso e sconosciuto, e mettiamo da parte il pregiudizio nei suoi confronti. È stato bello vivere con la gente di Saint Hilaire, fare visita alle famiglie e ascoltare le loro storie, incuriosirci e fare domande di fronte a costumi e tradizioni per noi difficili da comprendere. La missione fa crescere chi la fa ma anche le comunità che accolgono i missionari: lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle attraverso il nostro sentirci accolti, la disponibilità delle famiglie ad aprirci le porte della propria casa e della propria vita, attraverso le parole commosse di chi, nel salutarci, ci ha chiesto se saremmo tornati per trascorrere con loro molto più tempo. Non ci è stata offerta una “vita da cinque stelle” ma – ora lo possiamo confermare, usando le parole di padre Santino – “l’incontro con la vita della gente dà tante stelle”. Ci portiamo a casa anche un tamburello, ricevuto in dono dalle Suore, con l’augurio di “essere, ovunque saremo, una nota bella nel mondo”. Si, siamo ritornati per essere una “nota bella” nella nostra Italia!

Marta Dall’Anese






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