Mondiali 2018, quando il calcio va oltre il terreno di gioco

Dieci storie di sport e di vita.

I mondiali di calcio sono giunti a termine, incoronando la Francia campione del mondo. Al di là dei goal e delle prestazioni atletiche dei vari giocatori, Russia 2018 ha sorpreso e colpito per le storie personali e i messaggi positivi ai quali abbiamo assistito. Forse per la prima volta nella storia di questa competizione sportiva hanno prevalso gli uomini sui calciatori, le persone sui goal, i sentimenti sui risultati. Questi mondiali si sono rivelati un bellissimo palcoscenico di umanità. E il succo dello sport, alla fine, non è proprio questo?

Ecco allora dieci pillole di positività ed episodi da “dietro le quinte” legati al Mondiale in Russia o ad alcuni protagonisti dello stesso.

1. Kylian Mbappé
Attaccante della Francia e del Paris Saint-Germain, Kylian Mbappé [Immagine di copertina] è un ragazzo che possiede maturità e sensibilità non comuni per un 19enne. Prima che il Mondiale cominciasse, ha dichiarato di guadagnare già molto con la sua squadra di club e di non aver bisogno di soldi per giocare con la maglia della nazionale francese perché questo è solo un grande onore. Pertanto, ha deciso che avrebbe rinunciato a tutti i compensi da parte della nazionale: 20mila euro per ogni partita, oltre ai premi per ogni passaggio di turno. Considerato che la Francia è arrivata in finale, vincendola, si tratta di una somma cospicua. Dove andranno tutti questi soldi? Kylian Mbappé ha deciso di devolverli a «Premier de cordée», un’associazione che aiuta con lo sport i bambini in ospedale o affetti da handicap.
Chapeau!
 
2. Pedro e le figurine
Pedro è un bambino brasiliano di 8 anni. Come la maggior parte dei bambini brasiliani ama il calcio. Inoltre adora collezionare le figurine dei calciatori. A causa delle condizioni economiche della sua famiglia, non può, però, comprare e completare l’album delle figurine Panini dei Mondiali di Russia 2018. La maggior parte dei bambini della sua età avrebbe pianto, avrebbe preteso o si sarebbe dato per vinto. Pedro no, lui ha due armi potenti: la fantasia e la resilienza. Grazie a loro si è creato il proprio album personale, disegnando da sé ben 126 delle 670 figurine dell’album Panini. La sua storia ha fatto letteralmente il giro del mondo, giungendo fino alla Panini che ha subito contattato Pedro promettendogli una sorpresa.
Muito legal!
 
3. Mario Mandžukić
Attaccante della Croazia e della Juventus, Mario Mandžukić è anche conosciuto come Mr no good per la sua proverbiale serietà, asprezza e mancanza di sorrisi. Dietro a questo aspetto da duro si nasconde, però, un uomo generoso e legato alle proprie origini. Infatti, in occasione della semifinale e della finale, Mario Mandžukić non si è dimenticato del suo paese d’origine, regalando ai suoi ex-concittadini un mega schermo per assistere alle partite e birra per tutti.
Živeli!
 
4. Alireza Beiranvand
Alireza Beiranvand è il portiere iraniano che è riuscito nell’impresa di parere un rigore a Cristiano Ronaldo. Al di là di questo episodio, già di per sé sorprendente, quello che colpisce maggiormente è la storia personale di questo ragazzo di 26 anni. La sua è una storia che ha il sapore della fiaba. Alireza è cresciuto in un paesino di montagna, in una famiglia nomade. Fin da piccolo aveva deciso che non avrebbe seguito le orme del padre, ma che sarebbe diventato un portiere di calcio. La realizzazione del suo sogno ha, però, implicato una fuga e una fortissima determinazione. Il primo ostacolo, infatti, si è personificato nel padre che non voleva assolutamente che il figlio giocasse a calcio, ma che si dedicasse alla pastorizia. Così Alireza, per inseguire il suo sogno, ha lasciato il proprio villaggio per raggiungere Teheran. Qui, da solo e senza nessun aggancio, per potersi mantenere mentre giocava a calcio ha dovuto fare svariati lavori, tra cui il pizzaiolo e lo spazzacamino. Ha anche dormito per strada quando non poteva permettersi di pagare alcun alloggio. Ma alla fine i suoi sacrifici sono stati ripagati, diventando il portiere del Persepolis e della nazionale iraniana.
!عاشوا بسعادة ما بعدها سعادة‎
 
5. Il Giappone
La nazionale nipponica ha giocato un ottimo mondiale, arrivando fino agli ottavi di finale. Tuttavia verrà ricordata non tanto per le prestazioni in campo, ma fuori dal campo, negli spogliatoi, per la precisazione. Infatti, dopo essere stati sconfitti dal Belgio, i giocatori giapponesi hanno lasciato il terreno di gioco, si sono fatti la doccia, si sono rivestiti e, prima di andarsene, hanno riordinato e ripulito l’intero spogliatoio e lasciato un biglietto con scritto “grazie” in russo. Non è finita qui. Anche i tifosi giapponesi si sono distinti, dando una lezione di civiltà al mondo intero. Al termine della partita contro la Polonia, si sono armati di sacchetti e guanti e hanno ripulito dall’immondizia l’intero settore dello stadio da loro occupato.
Arigatō!
 
6. Romelu Lukaku
Romelu Lukaku è l’attaccante più forte del Belgio, nonché uno dei più forti dell’attuale panorama calcistico europeo. Oggi è felice, ma non è sempre stato così. La sua infanzia è stata caratterizzata dalla miseria: in casa spesso mancava l’elettricità e a volte anche il cibo. Quando aveva solo sei anni, ha visto la madre piangere mentre mescolava il latte con dell’acqua. In quel momento ha compreso in quale difficile situazione si trovasse la sua famiglia e ha fatto una promessa. Ha promesso a se stesso e alla madre che sarebbe diventato l’attaccante più forte della storia del Belgio. Promessa mantenuta.
Geef nooit op!
 
7. Philippe Coutinho
Mentre Philippe Coutinho scendeva in campo in Russia con la nazionale brasiliana, in una delle favelas di Rio de Janeiro un tifoso speciale faceva il tifo davanti alla TV. Wallace è un ragazzino di 12 anni che adora Coutinho. Non potendosi permettere la maglia del suo idolo sportivo, si è arrangiato come meglio poteva: ha preso una maglietta gialla e con un pennarello ha scritto il numero undici e il nome del giocatore. Mentre seguiva la partita, indossando la maglietta che aveva creato, è stato immortalato da un fotografo che ha condiviso lo scatto sui social. L’immagine è giunta fino agli occhi di Coutinho che, da ex abitante di una favelas, non ha potuto rimanere indifferente, ma ha subito contattato il fotografo, chiedendogli di fargli conoscere il piccolo Wallace.
Muito bem!
 
8. Jón Daði Böðvarsson e l’Islanda
Jón Daði Böðvarsson non è un fuoriclasse, ma è riuscito comunque a distinguersi durante il Mondiali in Russia. Prima della partita contro la Nigeria si è fatto promotore di un gesto di solidarietà nei confronti di un suo ex compagno di club: Carl Ikeme. Carl Ikeme sarebbe stato il primo portiere della nazionale nigeriana, ma non ha potuto partecipare ai Mondiali perché sta combattendo contro la leucemia, diagnosticatagli circa un anno fa. A fronte di ciò Jón Daði Böðvarsson ha coinvolto tutti i suoi compagni di squadra e insieme hanno posato per uno scatto che poi hanno pubblicato sui social. Nella fotografia tengono in mano una maglietta blu con il numero 1 e il nome Ikeme e il commento recita “All of us in @footballiceland are with you @Carl_Ikeme”.
Áfram Ísland!
 
9. Jakub Błaszczykowski
Jakub Błaszczykowski, meglio conosciuto come Kuba, è un giocatore polacco che si contraddistingue per la resistenza, la corsa e lo scatto in profondità. Sono caratteristiche che, probabilmente, sono derivate dalla sua drammatica storia personale. Quand’era ancora un bambino di soli dieci anni ha assistito all’assassinio della madre ad opera del padre. Dopo questo episodio terrificante, Kuba avrebbe potuto smarrirsi e non riprendersi mai più. Invece, come dice lui stesso, quello che ha vissuto gli ha dato la forza per andare avanti e diventare l’uomo e il calciatore che è oggi. E oggi nulla lo spaventa più, Kuba ha già visto il peggio. Naturalmente, ad ogni goal, alza le braccia al cielo, alla propria madre.
Nie ucz ojca dzieci robić!
 
10. Óscar Washington Tabárez Silva
La storia di Óscar Washington Tabárez Silva è forse la cartolina più bella di Russia 2018. El Maestro, come viene soprannominato l’allenatore dell’Uruguay, ha disputato il suo quarto mondiale alla guida della nazionale. Questo sarebbe di per sé sufficiente per farlo entrare di diritto nella leggenda del calcio mondiale. Tuttavia el Maestro non è certo una persona che si accontenta. Lui è uno tosto, affronta le avversità, non si dà per vinto e butta il cuore oltre l’ostacolo. Quale ostacolo? La sindrome di Guillain-Barré, una malattia neuro degenerativa che lo ha colpito qualche anno fa. Nonostante la diagnosi, Óscar Washington Tabárez Silva ha deciso di rimanere alla guida della Celeste e condurre i propri giocatori verso la qualificazione ai Mondiali di Russia prima e ai quarti di finale poi. La scena che rimarrà impressa nel cuore di ogni appassionato di calcio e non è l’esultanza durante la partita contro l’Egitto. Al gol di Gimenez, el Maestro, seduto in panchina, ha cercato di alzarsi. Non ci è riuscito, ma non si è arreso: aiutandosi con la stampella che lo accompagna ad ogni spostamento, è riuscito a sollevarsi e ad andare in campo a festeggiare.
Charrúa!





ABOUT AUTORE





Utilizzando il sito web, accetti il nostro uso dei cookie, per una tua migliore esperienza di navigazione. Maggiori informazioni Ok