NICOLA PECCOLO: IL RACCONTO! (PARTE I)

Finalmente, dopo averlo seguito per tre mesi su facebook e aver assistito al suo rientro, carichi di domande e curiosità, abbiamo incontrato Nicola Peccolo, che ci ha raccontato la sua esperienza: in bici fino a Capo Nord (e ritorno).

Abbiamo diviso l'intervista in due parti: la prima è quella che segue, la seconda sarà pubblicata domani.

1) Domenica 28 agosto, a San Vendemiano, si è festeggiato il tuo ritorno. In quell’occasione, durante l’intervista a caldo che ti è stata fatta, hai tenuto a precisare che «il tuo è stato un viaggio, non una gara». Qual è stata la principale motivazione di questo viaggio?

La motivazione è una questione un po’ personale, che non ho mai voluto rivelare, se non alle persone a me più vicine. So che è una domanda classica alla quale tutti vorrebbero una risposta. Diciamo, ecco, che ho passato due anni difficili e ho colto, tramite questa esperienza, l’opportunità per evadere un po’ da tutto quanto, per prendere un po’ di tempo per me stesso, soprattutto per girare pagina.

2) La solitudine, quindi, è qualcosa che hai cercato…

Sì, la solitudine l’ho cercata. Normalmente, non sono un tipo che sta da solo, anzi ho tanti amici, mi piace stare in compagnia… però in questo momento della mia vita avevo bisogno di stare da solo.

3) Un viaggio per lo più in solitaria, ma sappiamo che hai fatto anche nuove conoscenze e ne hai ritrovate di vecchie. Qual è stato l’incontro più bello?

Faccio fatica a dire l’incontro più bello perché gli altri sicuramente rimarrebbero un po’ delusi. Sono stati incontri tutti belli, tutti piacevoli... con alcune vecchie conoscenze ho trascorso due, tre giorni al massimo, sono stato bene e si sono divertiti anche loro, e questo mi ha fatto molto piacere. Senza far torto a nessuno, posso dire che, forse, l’incontro più bello è stato quello a Varsavia, dove sono stato ospite di una coppia di quarantenni, che non conoscevo prima di partire: li ho conosciuti alle Lofoten, ho parlato 5 minuti insieme a loro, mi hanno chiesto l’itinerario e mi hanno invitato a casa loro, così, da sconosciuto. Mi hanno trattato come un signore, veramente: non mi hanno fatto mancare niente. Noi qua non siamo abituati a una cosa del genere. È stato un incontro un po’ diverso dal solito.

4) Un po’ tutti, da casa, abbiamo sognato osservando le foto di paesaggi mozzafiato che postavi su facebook. Qual è stata l’ambientazione più bella in cui ti sei trovato?

Il posto più bello che ho visto sicuramente sono state le Isole Lofoten, anche perché ho trovato una giornata splendida; quello è stato paesaggisticamente il posto più bello. Poi c’è da fare una distinzione, perché la Scandinavia è molto bella come paesaggio, ma dal punto di vista storico-culturale non c’è niente; invece nell’Est e Centro Europa si possono trovare belle località, con architetture molto interessanti da vedere: ad esempio, Tallinn (capitale dell’Estonia) è la città più bella che ho visto, la Polonia, con Cracovia al primo posto e Varsavia al secondo posto, Copenaghen, una città bellissima, anche la Slovacchia con piccole città come Trenčín, Žilina, Nitra, piccoline ma molto belle dal punto architettonico.

5) Quali sono state le principali difficoltà?

La parte iniziale è stata un po’ bruttina perché partire da solo, lasciare i miei amici a Trento (perché la prima tappa l’ho fatta con loro), incappare subito in una giornata di pioggia… trovarsi là, da solo, al confine, con la poggia e con 10000 Km da fare, ecco, è stato un po’ un trauma all’inizio, però quando sei lì, in qualche modo fai. Poi, a Capo Nord ho trovato un’altra giornata un po’ brutta, ho dormito in tenda, faceva parecchio freddo… a un certo punto sono partito e sono sceso: avevo bisogno di scendere il più possibile per trovare temperature più accettabili. Lo stare da solo è stato difficile la prima settimana, non di più. La principale difficoltà era data sicuramente dalle condizioni atmosferiche: ogni giorno, quando arrivavo in campeggio, guardavo il tempo previsto per il giorno dopo; quello era il mio nemico numero uno. Oltre il tempo, qualche rottura della bici, ma tutto sommato è andata bene (ho forato una sola volta, a due giorni dalla fine, ho avuto qualche problema con il portapacchi, con i freni, ma me la sono cavata; grossi problemi fortunatamente non ne ho avuti).

6) C’è mai stato un momento, durante il viaggio, in cui ti sei chiesto chi te lo avesse fatto fare e avresti voluto mollare tutto?

No, un momento di crisi così forte non l’ho mai vissuto. Anche perché sono un tipo molto determinato. Ho fatto molti anni di sport agonistico, di ciclismo, quindi mentalmente sono abituato a far fatica, la fatica non mi pesava più di tanto. Ho avuto delle giornate monotone, quello sì, perché i fiordi sono belli, le Lofoten sono belle… però all’interno della Finlandia o della Norvegia o di altre località puoi trovare 100km dritti con alberi, e basta. Allora ti annoi un po’. Pensi alla tua vita, ai tuoi amici, un po’ a tutto quanto, ascoltando musica per passare il tempo. E comunque anche questo è un lato positivo perché hai tempo per pensare a tutta la tua vita, alle cose che hai sbagliato ma anche a quelle che hai fatto bene a fare (per esempio, ho capito che ho fatto bene a licenziarmi e a partire per questo viaggio); sicuramente si ha molto tempo per pensare a se stessi.

7) Perché hai scelto come meta proprio Capo Nord?

Diciamo che ero partito con un’idea un po’ esagerata: volevo fare la Via della Seta, che vuol dire partire da San Vendemiano e arrivare fino a Pechino, passando per Istanbul, Iran, Uzbekistan…; ci avrei messo 5-6 mesi. Però da solo, non sarei mai andato, perché è un viaggio pericoloso, si attraversano zone "calde", sono richiesti tanti visti… e poi 6 mesi sono tanti (mi sono accorto che 3 mesi per fare un’esperienza di vita vanno bene, 6 mesi diventano impegnativi). Quindi ho cambiato idea per fare una cosa più semplice: ho scelto Capo Nord perché è una meta classica dei viaggiatori e anche perché quella zona non l’avevo ancora vista.

Continua...






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