NICOLA PECCOLO: IL RACCONTO! (PARTE II)

Di seguito, il proseguo dell'intervista a Nicola Peccolo.

8) Com’era la tua giornata tipo?

In media pedalavo 6 h e percorrevo 120 Km al giorno.  Partivo alle 8 e facevo gran parte della strada (80 Km circa) in mattinata, perché quando ti fermi, ripartire è sempre un problema. Per pranzo, compravo qualcosa al supermercato (lì compravo anche quello che avrei mangiato a cena: la cosa più difficile era gestire i pesi sulla bici e organizzarsi con il mangiare); dopo una breve sosta, ripartivo. Intorno alle 3 del pomeriggio arrivavo al campeggio, dove facevo tranquillamente le mie cose: facevo la doccia, scaricavo le foto dalla macchina fotografica, mi connettevo ad internet (i contatti su facebook, in particolare, sono stati molto importanti: vedere che a casa c’erano molte persone che mi seguivano, amici e soprattutto non amici, era una cosa davvero bella!), caricavo il telefono, usando per lo più un pannello solare (avere il telefono carico era fondamentale soprattutto per orientarmi con il navigatore), cenavo, pianificavo l’itinerario per la giornata successiva, soprattutto… mi rilassavo un po’.

 9) Sei partito già con un programma ben definito oppure te lo sei fatto in itinere?

A grandi linee avevo fatto un programma approssimativo: volevo toccare determinati punti, per esempio Lillehammer, Lofoten, Capo Nord, e alcuni altri. Di fatto, poi, ho variato di molto, per esempio Oslo non era in programma e l’ho visitata comunque, perché ho incontrato dei ciclo-viaggiatori che me l’hanno consigliata. Giorno per giorno mi facevo il percorso in base all’alloggio (avevo un’applicazione nel telefono che mi diceva dove si trovano i campeggi) e, soprattutto, in base al tempo. E poi andavo anche a sensazione, diciamo che ho spinto tanto per arrivare fin su in cima, perché avevo voglia di arrivare, poi nella seconda parte ho calato un po’ il ritmo, ero molto più allenato, il percorso era molto più semplice… la Norvegia è tutto un su e giù e anche il costo di vita lì è molto più alto, quindi quando sono sceso ero molto più rilassato, e poi mi avvicinavo sempre più a casa… Accompagnata da una coppia di San Vendemiano, in Polonia è venuta a trovarmi mia mamma (mi ha fatto una sorpresa!): mi avevano detto che mi sarei dovuto trovare con amici di amici che si trovavano a Cracovia, e, invece, alla fine erano loro; è stato bello! Alcuni amici del paese sono venuti a trovarmi in Slovacchia e poi, l’ultimo giorno, a San Daniele del Friuli: sono venuti su sabato pomeriggio e la sera abbiamo mangiato il prosciutto e festeggiato insieme. Infine, domenica, quando sono rientrato a San Vendemiano, è stato il giorno più bello del viaggio, perché partire con i miei amici, tutti quanti insieme, vestiti uguali, tutti felici e contenti, arrivare in paese e trovare un’accoglienza così… davvero non me l’aspettavo! È stata una cosa molto (molto, molto) bella: vedere persone felici ed emozionate per il mio viaggio, non poteva farmi altro che piacere, perché tutta quella gente era lì per me. Poi tanta gente che mi chiedeva “posso fare la foto con te?” e mi ringraziava… io non sono abituato a queste cose: sono Nicola Peccolo di sempre, una persona molto semplice, di compagnia, ci mancherebbe altro! Quindi mi ha davvero sorpreso l’accoglienza e mi ha fatto molto piacere; ancora adesso mi dà una carica mentale forte.

10) Secondo te, cosa ha incuriosito la gente che ti ha sempre seguito sui social fino ad accoglierti così calorosamente al rientro?

Secondo me, quello che ha colpito la gente non è tanto l’avventura o l’“impresa” (anche perché non è che fosse un’impresa estrema quella che ho fatto, anzi, era abbastanza fattibile) quanto piuttosto il fatto di dire “Stop. Decido di mollare tutto e di partire”. Questo, secondo me, ha incuriosito la gente più che l’impresa in sé. È quello che forse vorrebbero fare in tanti… Poi, in realtà, viaggiando, vedi tanti posti e capisci che qui non ci manca niente, solo che non riusciamo a godere di quello che abbiamo, c’è troppa frenesia, troppo stress; mentre in altri paesi, anche se hanno meno, riescono a vivere in modo molto più tranquillo.

11) Ti sei fatto carico tu personalmente dei costi del viaggio oppure gli sponsor te l’hanno finanziato?

“El Coridor”, il negozio di bici qui a San Vendemiano, mi ha dato la BMC, il “Gruppo Sportivo San Vendemiano”, di cui faccio parte, mi ha dato l’abbigliamento, mi ha organizzato la festa finale… devo dire che si sono dati da fare, molto. Un amico che lavora in “Selle Italia” mi ha dato due selle. Non ho voluto chiedere soldi a nessuno, anche se avrei avuto la possibilità di farlo, perché l’esperienza era mia, quindi era giusto che me la pagassi io. Ho voluto portare in giro gli sponsor del mio gruppo sportivo per piacere personale.

 12) Credo che un viaggio così stabilisca un prima e un dopo: il Nicola che è partito è lo stesso che è tornato? Cos’è cambiato?

Il Nicola che è partito era pieno di paure, senza dubbio, paura innanzitutto di affrontare quest’esperienza in solitaria e paura del dopo: Cosa faccio dopo? Sarò senza lavoro… tante paranoie che uno si fa nella testa. Invece adesso mi sento veramente tranquillo… fisicamente sto molto bene, non ho problemi e non ne ho avuti durante il viaggio, fortunatamente, ma soprattutto, mi sento molto appagato mentalmente perché sono riuscito a portare a termine quello che volevo fare da qualche anno, quindi sono sereno, e questa è la cosa più importante. Adesso cercherò qualche lavoretto, speriamo vada bene. Spirito di adattamento non mi manca, diciamo però che vorrei voltare pagina rispetto a quello che facevo prima: prima facevo il cuoco, adesso cerco un lavoro con orari un po’ più normali; prima lavoravo a Longarone, quindi a 100Km da casa, adesso vorrei trovare qualcosina più da vicino.

13) Progetti futuri?

Viaggi così lunghi non ho intenzione di farne. Ora, come dicevo, sono mentalmente appagato. Mi piace viaggiare, ma adesso starò fermo un po’: la mia priorità è trovare un lavoro. Poi, quando avrò un lavoro e qualche settimana di ferie, farò sicuramente un bel viaggetto, magari in India, in Perù o in Transiberiana!






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