Non è mai troppo tardi per cambiare vita! Parola di Gianluca Pellegrinelli

Nepal in Vespa: il racconto di Gianluca Pellegrinelli. Già pronto per iniziare una nuova avventura on the road…

È possibile cambiare vita? Mollare tutto e dedicarsi a ciò che si ama davvero?

Ci risponde Gianluca Pellegrinelli, imprenditore di successo, che a 56 anni ha deciso di dare una vera e propria svolta alla sua vita: è partito in solitaria sulla sua amata Vespa rossa, con giusto qualche bagaglio al seguito, per un viaggio di due mesi che lo ha portato fino in Nepal.

È venuto a trovarci in redazione, per raccontarci meglio questa sua appassionante esperienza ed i preziosi insegnamenti che ne ha tratto.

Gianluca, quand’è che hai sentito il bisogno di mollare tutto e partire?

Dopo trent’anni di lavoro mi sono reso conto che gli impegni professionali e la monotonia della quotidianità mi stavano completamente opprimendo. Così, a 56 anni, ho capito che era il momento di dare più spazio al mio tempo rispetto al tempo dedicato al lavoro, e riprendere il controllo della mia vita.  Di qui la decisione di vivere un’esperienza combinando due mie grandi passioni: il viaggio e la vespa. Ci sono arrivato gradualmente: ho cominciato a ridurre i miei impegni lavorativi e mi sono preso il tempo necessario (due mesi) per organizzarmi al meglio; alla fine, ce l’ho fatta, sono partito.

Ma è sempre possibile?

Io sono convinto che non è mai troppo tardi per migliorare la qualità della propria vita e che ognuno può farlo a suo modo. Partire per un viaggio di due mesi non è la regola. A volte basta molto meno: dedicarsi alle proprie passioni e dare valore al proprio tempo lavorare. I modi sono tanti: c’è a chi piace viaggiare, chi sceglie di lavorare meno, ma anche chi sceglie di fare volontariato, praticare uno sport, seguire un corso di ballo, imparare una nuova lingua…  Di certo, però, le cose non cambiano da sole: bisogna volerlo! Spesso, a impedirci di fare quello che realmente vorremmo, siamo proprio noi e la paura che abbiamo del giudizio altrui. Soffriamo di “scusite”: le limitazioni sono delle scuse. Ho un amico tedesco che nella sua azienda ha deciso di ridurre le ore di lavoro settimanali da quaranta a trenta; è un obiettivo che è riuscito a raggiungere nel giro di cinque anni. Che poi, diciamocelo, di quelle quaranta ore settimanali, quante sono davvero efficienti? Nove volte su dieci c’è molta inefficienza sul lavoro. Facciamo le cose perché bisogna fare così, perché lo schema è quello, siamo incasellati, e si ha paura di cambiare. Allora non si fa che trascinare il tempo, aspettando la pausa caffè, la pausa pranzo, la sera, le ferie, la pensione…, per godersi il proprio tempo. Ma perché aspettare la felicità (o relegarla a pochi attimi) anziché vivere bene ogni momento della giornata? Certo, si tratta di cambiare mentalità.

Perché la vespa? C’è una filosofia dietro questa scelta?

La vespa è un modo di vivere ed è anche una filosofia di viaggio: si sposta lentamente, quindi bisogna non avere fretta e saper accettare le limitazioni del mezzo, che sono anche il suo grande valore perché procedere con calma ti dà la possibilità di vedere tutto, di vivere tutto. È un altro modo di viaggiare.

Credi che quella lentezza sia un aspetto che andrebbe recuperato oggigiorno?

Assolutamente sì!  Dovremmo rallentare e apprezzare la qualità di ciò che ci circonda; vivere nel presente, vivere davvero. Non ce ne accorgiamo, ma siamo incasellati in un sistema sociale schematizzato molto veloce, che ci toglie la possibilità di godere pienamente della nostra vita.

Che idea ti sei fatto dell’umanità da quella parte del mondo?  

Ho potuto contare su una disponibilità e un’ospitalità incredibili: da chi mi ha offerto un posto in cui dormire a chi, magari vedendomi in difficoltà, non ha esitato ad offrirmi un aiuto: un’umanità invidiabile.

Possiamo dire che viaggiare ci aiuta ad abbattere certi limiti?

Sì, soprattutto in certi paesi: il Pakistan, per esempio, viene percepito come un paese pericolosissimo perché militarmente molto rigido, ma la sua gente è estremamente cordiale e accogliente, soprattutto con gli italiani. Ecco, in questo viaggio mi sono sentito orgoglioso di essere italiano. All’estero per gli italiani stravedono! Io infatti coprivo spesso il mio bagaglio con la bandiera italiana – cosa che viaggiatori di altre nazioni non si sognerebbero mai di fare! – perché vedono che sei italiano e subito intorno a te senti calore. Già la vespa di suo attira, perché simbolo di italianità.

Speriamo di mantenerlo, nel tempo, questo vantaggio! :)

Che cosa rimane dopo un viaggio del genere?

Rimangono le persone: la gente del luogo e gli altri viaggiatori che incontri lungo il percorso. È proprio questo il motivo per il quale chi decide di intraprendere un viaggio di questo tipo parte da solo: gli amici li conosci lì, e sono il regalo più bello che quest’esperienza può darti. Partire accompagnati significherebbe tendere a chiudersi, rischiando di non godere dell’aspetto umano del viaggio.  

Che caratteristiche bisogna avere per essere viaggiatori on the road?

Non avere paura e voler vivere intensamente.

Possiamo dire che un’esperienza del genere è, in un certo senso, liberante?

Lo è di certo. Anche perché si vive di pura essenzialità: tutto ciò che è superfluo è anche inutile. Tant’è vero che chi comincia a viaggiare in questo modo poi non riesce più a rinunciare a quella libertà che solo un’avventura del genere può restituire. 

È vero che la tua idea iniziale era di fare il giro del mondo?

Sì, quello era il progetto, inizialmente. Poi però mi sono imbattuto nelle restrizioni di certi Paesi che mi impedivano, di fatto, di proseguire il viaggio, se non a costi esagerati. Ma mi sono anche reso conto che il format di viaggio che più si confà a me è il viaggio a tappe, della durata di cinque mesi al massimo. Ho deciso che anziché fare il giro del mondo, andrò in giro per il mondo a tappe, un continente alla volta, ma lo farò tutto!

Alla fine della nostra chiacchierata, Gianluca ci anticipa la sua prossima tappa: l’Africa. Partirà a metà ottobre per arrivare in Ghana entro Natale. “Vespa for Africa” avrà un obiettivo benefico: raccogliere fondi da destinare alla missione comboniana IN MY FATHER’S HOUSE che in Ghana supporta più di 500 bambini e famiglie. Una realtà che Pellegrinelli ha conosciuto da vicino, a seguito di un’esperienza di volontariato, e a cui è rimasto legato.

Ne parlerà approfonditamente in un incontro aperto al pubblico giovedì 29 settembre al Teatro Dina Orsi di Conegliano (TV) dalle ore 20.15: una serata organizzata con il patrocinio del Comune di Conegliano e con il supporto del Vespa Club Conegliano, nel corso della quale interverranno anche altri viaggiatori per condividere diverse esperienze di viaggio, che sono sempre occasione di scoperta e di crescita umana. 

 

(Foto su gentile concessione di Gianluca Pellegrinelli, dal blog Vespup.com)
(Intervista realizzata in collaborazione con Sara Dalla Torre)





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