Nuova sfida nel deserto per Andrea Gaggia e Marco Dal Mas

Una rally raid che è anche missione umanitaria

Dopo il “Panda Raid” in Marocco, Andrea Gaggia (31 anni) e Marco Dal Mas (24 anni), che insieme formano il team Snotol Dea Panda, sono pronti a partire per una nuova avventura nel deserto: il “Sahara Racing Cup”. Si tratta di un raid amatoriale internazionale – alla sua prima edizione – dedicato a tutte le Fiat Panda 4×4 e 2wd immatricolate a partire dal 1983, le seat marbella e le y10 4×4. I team partecipanti in 6 giorni/tappe percorreranno centinaia di chilometri quadrati tra dune e piste con lo stesso spirito di avventura e di competizione che animava i grandi Rally Raid che si correvano proprio in questa stessa terra tra gli anni Ottanta e Novanta. Il percorso è una sfida, una prova di abilità, dove, oltre alla velocità, contano la strategia, l’orientamento e l’adattamento al deserto.  

L’anno scorso al ritorno dal “Panda Raid” Andrea Gaggia ci aveva raccontato di un’esperienza particolarmente dura, quest’anno sarà diverso – assicura – perché la competizione è ben organizzata e lui stesso si è mosso per non far mancare nel deserto buon cibo e sano divertimento: «L’anno scorso dormivamo sempre in tenda, quest’anno invece passeremo solo due notti in tenda, per il resto sosteremo in oasi attrezzate; inoltre viaggeremo più leggeri, in quanto lasceremo i bagagli e i ricambi della macchina in un camion che ci seguirà durante il percorso. Avremo anche il servizio meccanico al seguito. Le tappe saranno più brevi rispetto a quelle dello scorso raid, e ciò ci consentirà di goderci al meglio l’esperienza e il panorama. Essendo titolare del ristorante jesolano Tengo Cuore Italiano, quest’anno ho voluto assicurare a me e a tutti i partecipanti del buon cibo: verrà via con noi il cuoco del locale. Oltre al ristoratore, faccio anche il dj e mi sono offerto di allietare le serate che trascorreremo nei campi base. Insomma, stavolta parto sicuro di quello che troverò».

La decisione di rimettersi in pista è legata all’amicizia che lega i due ragazzi agli organizzatori Roberto Bianchin e Federico Didonè ma soprattutto alla bontà dell’iniziativa, che non è solo gara di motori, ma anche azione solidale grazie all’affiancamento con associazioni che operano a livello umanitario: «Con la partecipazione alla gara sosteniamo Sos Villages d'enfants Tunisie”, associazione locale che si prende cura di bambini orfani e in situazioni di pericolo, con la quale ci collegheremo durante il tragitto; inoltre consegneremo a una scuola del posto 30 kg di materiale scolastico, che ciascun team porterà con sé. Se dovessimo classificarci, quindi vincere il premio (ecco un’altra differenza rispetto al “Panda Raid” dell’anno scorso: questa è una vera e propria gara con premiazioni in denaro), ci piacerebbe devolverlo in beneficienza, per aiutare i bambini tunisini».

L’iniziativa è solo alla sua prima edizione ma è già ben strutturata e può contare sul supporto dell’Aci (Automobile Club Italia) e sul patrocinio della Fif (Federazione Italiana Fuoristrada).

Andrea e Marco partiranno a fine febbraio: «Gruppo Codognotto si occuperà del trasporto dell’auto fino in Sicilia, da lì noi prenderemo il traghetto e salperemo per la Tunisia. Tengo a nominare anche il mio amico Raphael Turi dell’autofficina Kr Racing che ci ha aiutato a potenziare la performance del motore e il nostro preparatore Remo Antoniazzi di AR Motorsport. In modo particolare vorrei ringraziare il mio amico Filippo Antiga, che mi sostiene sempre».

I presupposti per vivere una bella esperienza ci sono tutti. «Ci auguriamo di vincere, ovviamente, ma soprattutto di goderci il percorso in uno spirito di condivisione e di amicizia. In Tunisia, per esempio, ritroveremo un equipaggiamento che avevamo conosciuto in Marocco, i nostri amici siciliani soprannominati “San Vincenzo” e “San Giuseppe”. Siamo curiosi di conoscere nuove persone e di sperimentare questa nuova zona di deserto, in cui c’è più sabbia rispetto al Marocco che è prevalentemente sassoso».

Andrea ci saluta, entusiasta dell’imminente partenza. Noi lo aspettiamo al rientro, per farci raccontare com’è andata.






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