PEDALARE E CRESCERE: NICOLE D’AGOSTIN

Nicole D’Agostin, 19 anni di Sernaglia della Battaglia (TV), vanta esperienze nazionali ed internazionali di assoluto rilievo. Presi dalla curiosità, le abbiamo rivolto qualche domanda sulla sua vita e sul rapporto specialissimo che la lega al ciclismo.

A che età hai cominciato?

Ho cominciato ad andare in bicicletta a cinque anni ma non potevo partecipare a nessuna gara per via dei limiti di età (minimo sei anni, ndr) quindi ho dovuto aspettare e ho iniziato durante la stagione 2006. Le prime volte che sono salita sulla bicicletta avevo paura perché il manubrio era diverso dalla solita mountain bike, poi ho visto un allenamento di mia cugina con una squadra agonistica e, nonostante non fossi allenata, riuscivo a stare dietro agli altri. Così ho deciso di continuare.

Com’è stata l’entrata nel professionismo?

È stato come realizzare un sogno perché, da quando sono salita la prima volta sulla bicicletta, il mio più grande desiderio è stato andare in Nazionale e diventare una professionista, e l’ho realizzato a 19 anni che tra l’altro è l’età minima richiesta. Gareggiare con le vere professioniste (che fino all’anno scorso vedevo solo in TV) mi ha fatto capire quanta strada devo ancora fare e quanto devo maturare.

Quali risvolti ci sono stati nella tua vita quotidiana?

Per quanto riguarda la vita di un adolescente o di una normale ragazza della mia età, ho fatto molte rinunce: il tempo per uscire e divertirsi è più limitato perché bisogna riposare in vista dell’allenamento o della gara del giorno dopo. Non è facile, però, se ti piace, il peso è relativo e i risultati quando arrivano, ripagano tutti gli sforzi. Avevo pensato anche di fare altro (c’è stato un momento in cui ho deciso di smettere e mi sono immaginata un futuro diverso) ma ora come ora il mio presente e il mio futuro sono in sella alla bicicletta; sapendo di non poter vivere per sempre di ciclismo, mi impegno al massimo finché ne avrò la possibilità.

Secondo te, un campione si distingue per muscoli o cuore?

Nessuna delle due. Secondo me si differenzia per la testa, la mentalità, che ha un grande significato in questo sport. Si vince non solo allenandosi ma anche capendo fino in fondo la gara: sapere dove attaccare, quando rispondere, quando entrare nelle fughe, etc., è un vantaggio che, personalmente, non so sfruttare, perché sono molto istintiva e spesso ne pago le conseguenze. Capire la gara è una dote che hanno in pochi di loro natura, ma si può migliorare. Perciò né muscoli, né cuore, ma testa.

Cosa ti spinge a fare sempre “la pedalata dopo”?

A me piace la competizione quindi l’unica cosa che mi motiva è il confronto con gli altri e magari raggiungere qualche risultato che, se arriva, contribuisce a motivarmi; in ogni caso dipende, perché il ciclismo non è matematica. Non bisogna “partire di testa” ma riprendere ad allenarsi imparando dagli errori fatti.

Che consiglio daresti a chi sta facendo “i primi metri” con la bicicletta?

Sicuramente non mollare mai, nemmeno quando le cose vanno male: è in quel momento che bisogna aver la forza ed il coraggio per voltare pagina e andare avanti. Le gioie, le belle esperienze e i risultati arrivano per tutti, se ci si mette costanza ed impegno, di questo ne sono convinta.






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