Esperienze

18 Giu 2020


Raccolta fondi per i detenuti del Camerun

La sfida di una giovane volontaria, Arianna Giandon.

Arianna Giandon, ventiseienne di Mareno di Piave (TV), in questi giorni lancia un appello:

«Nel pomeriggio del 28 maggio 2020 un violento incendio è divampato nella Prigione Centrale di Douala, in Camerun. In un carcere già sovraffollato e con condizioni igienico-sanitarie problematiche, almeno 700 detenuti non hanno più un posto dove dormire ed hanno perso tutto ciò che possedevano. Le fiamme hanno distrutto molte celle, bruciando brandine, lenzuola, vestiti e altri effetti personali. Aiutaci a rispondere almeno ai bisogni più urgenti dei detenuti con lenzuola e vestiti»

Conclusi gli studi universitari, Arianna decide di seguire l’impulso a “fare qualcosa di concreto” per gli altri. Dopo la laurea magistrale in Diritti Umani e alcune esperienze di volontariato all’estero, conosce il COE (Centro Orientamento Educativo) che da anni promuove iniziative per l’umanizzazione delle condizioni di detenzione e per l’inclusione socio-professionale dei detenuti in Camerun. Appoggiandosi a questa organizzazione non governativa, Arianna svolge servizio civile da marzo 2019 a febbraio 2020 a Douala, dove, insieme ad altri volontari, cooperanti e consulenti italiani, organizza attività di animazione, formazione e miglioramento delle condizioni di detenzione nella Prigione Centrale. È proprio in questa prigione che, a fine maggio, è scoppiato l’incendio che ha distrutto una buona parte delle celle e i pochi ma essenziali beni dei detenuti.

«Alcuni detenuti sono rimasti feriti più o meno gravemente, altri fortunatamente al momento dell’incendio stavano lavorando all’atelier di sartoria o, per altre ragioni, non si trovavano nelle loro celle, ma ora possiedono solo gli abiti che indossavano quel pomeriggio del 28 maggio – racconta Arianna. – Non avere nemmeno un lenzuolo su cui dormire li espone a rischi sanitari altissimi, rendendo vano qualunque sforzo di mantenere standard igienici accettabili per limitare la propagazione di malattie».

La situazione è ovviamente aggravata dal rischio di contagio Covid-19: «Mai come in questo momento storico i detenuti, che di solito possono contare su aiuti dall’esterno per migliorare il loro standard di vita in carcere, sono in difficoltà – rende noto la giovane volontaria –. La pandemia di Covid-19 che ha colpito anche il Camerun ha costretto l’amministrazione penitenziaria a limitare le visite dei famigliari. Anche le associazioni che di solito supportano il carcere nella risposta ai bisogni materiali, alimentari e sanitari dei detenuti per ora non possono intervenire direttamente».

Per questo la ragazza, insieme a una collega, ha lanciato una campagna online per raccogliere fondi a supporto della popolazione carceraria che ora vive in condizioni ancora più drammatiche. In molti hanno già risposto, superando in poco tempo l’obiettivo inizialmente fissato sulla base di una stima mirata ad aiutare circa 300 detenuti. Le organizzatrici della campagna hanno deciso di tenerla aperta fino a fine mese per raccogliere le donazioni di chi ancora volesse dare il proprio contributo, in modo da poter aiutare il maggior numero possibile di detenuti, tra quelli che ancora sono costretti a dormire sull’asfalto a cielo aperto.

Chiunque volesse contribuire può farlo con una donazione nella pagina dedicata alla raccolta fondi.

Le donazioni raccolte vengono inviate in Camerun alla Maison des Jeunes et des Cultures di Douala.

In foto: Arianna e il suo amico Guillere, con il quale ha collaborato per organizzare le attività in carcere.






ABOUT AUTORE





Utilizzando il sito web, accetti il nostro uso dei cookie, per una tua migliore esperienza di navigazione. Maggiori informazioni Ok