Ricordi di un capodanno controcorrente all'Arsenale della Pace

Ventitré persone della nostra diocesi (in un gruppo di 43) hanno preso parte al campo nazionale promosso da “La Nostra Famiglia” dal 30 dicembre al 1° gennaio scorsi all’Arsenale della Pace del Sermig (Servizio Missionario Giovani) di Torino. Nello stesso periodo, nel centro piemontese dove giovani, coppie di sposi e famiglie, monaci e monache si dedicano al servizio dei poveri e alla formazione dei giovani, c’erano anche gruppi provenienti da Revine, Fontanelle e Codognè.

Nella storia e presenza del Sermig, l’Arsenale è stato “conquistato”, recuperato, convertito, trasformato e messo al servizio dei poveri gradualmente, padiglione dopo padiglione, a mano a mano che cresceva la domanda di aiuto e sostegno, e di fronte a nuovi bisogni. «Questo – osserva padre Giorgio Favero, dehioniano, accompagnatore del gruppo – mi ha fatto pensare al “mio arsenale”. Per la grazia e la forza della parola del vangelo di Gesù, nella storia personale posso scoprire i vari “padiglioni dell’interiorità”, dell’identità e del cammino. Quanto più Gesù e il suo vangelo prendono concretezza e chiamata, quanto più posso scoprire il tesoro personale da convertire e rendere spazio accogliente, a disposizione dell’altro. Non importa se prima non so cosa scoprirò e farò di quel padiglione. Se mi lascio raggiungere e toccare da Gesù Cristo, evento salvifico sempre in atto nella vita, la trasformazione/conversione e restituzione di quello spazio di vita si “allargheranno”».

Per tutti è stata un’esperienza che lascerà un segno profondo:

«Le emozioni/sentimenti sono tanti e contrastanti: gioia per questi tre giorni diversi, amore per tutte le persone incontrate, rabbia per il mondo in cui viviamo, delusione perché oggettivamente non si possono cambiare le cose, speranza perché il buono c’è lo stesso, desiderio di fare qualcosa di bello che migliori il mondo»;

«Sono grata a Dio per aver scritto nel Suo disegno per me quest’esperienza. Grata perché, a partire dal cartoncino che mi è stato consegnato durante una celebrazione con scritto “E davvero la mano del Signore era con lui (Lc 1, 66)”, ho sentito che era con me. L’ho visto e sentito in molte cose. In particolare nella semplicità davvero disarmante di Ernesto Olivero che con la Bibbia sempre in mano accoglie, ascolta, abbraccia ed è grande per ciò che è stato capace di fare con tanta volontà e sacrificio, con bontà coniugata a sapienza e con tanto aiuto da parte di volontari. È come se mi fossi sentita parte di un’azione di ribellione positiva, intendendo il ri-bellarsi come un ritorno al bello»;

«Era una delle prime volte che facevo un’esperienza del genere senza i miei compagni scout. Lo scoutismo ci insegna che siamo tutti fratelli, che non importa se arriviamo da diverse parti del mondo o se il nostro fazzolettone ha colori diversi. Siamo uguali perché condividiamo lo stesso stile di vita, gli stessi ideali e abbiamo il coraggio di cambiare il mondo! Dal primo momento mi sono sentita in famiglia con gli altri partecipanti: arrivavamo da posti diversi ma con le stesse idee»;

«Non mi piace il Capodanno, per questo mi ero promessa di voler fare qualcosa di veramente bello – forse un po’ egoisticamente – per me! Scalda il cuore vedere che c’è chi condivide gli stessi ingredienti che danno sapore alla vita: l’amore, fare il bene fatto bene, la fede, la solidarietà e l’altruismo, l’umiltà, la speranza in un mondo migliore»;

«Lo slogan “la bontà è disarmante” per me è risultata incredibilmente vera: dentro al Sermig non si può che rimanere senza difese, tale è la pace che si respira».






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