Ritorno a Goma. Parte 1.1

Atterraggio – Il funzionario curioso e il patteggiamento – Festa di Benvenuto

Mentre ricordo gli otto giorni congolesi vissuti assieme a don Mario avviene il miracolo: i “flaps” dell’aereo sono stato riparati ed il pilota, senza tanti preamboli, decolla rapidamente e in circa 40 minuti atterriamo a Goma.

Alla fine del rullaggio sulla pista sconnessa, raggiungiamo a piedi la fatiscente “sala arrivi” illuminata con la fioca luce di tre misere lampade alimentate da un piccolo generatore. La fila è lunga ma ci portiamo nella zona bagagli senza difficoltà. Il solito addetto all’immigrazione mi riconosce subito, mi sorride e, gentilmente, mi porge la mano. Il problema sorge allo sdoganamento delle valige. Incontriamo e abbracciamo Jean Marie, felicissimo di vederci e di conoscere Ennio e Bernardo, ma preoccupato per un intoppo burocratico nel rilascio dei bagagli. Otto grandi valige e quattro trolley ben impacchettati destano subito curiosità da parte del funzionario, che pretende di aprire tutto o di voltarsi dall’altra parte con la somma forfettaria di 200 dollari. Siamo alle solite! Questa è la classica legge privata che vige in Congo, specialmente se i malcapitati sono quattro “muzungu” (uomini bianchi). Di aprire i bagagli non se ne parla nemmeno: questa gente si potrebbe subito approfittare di uno o più computer che, con tanto sacrificio, abbiamo portato per l’Ufficio Amministrazione della Scuola. Non resta che patteggiare. Il tizio sembra irremovibile, ma, tra i 200 dollari più consegna delle sue generalità da trasmettere all’Ambasciata italiana e i 100 dollari “brevi manu”, propende per la seconda soluzione con buona pace per tutti.

Recuperiamo i bagagli ed entriamo di gran carriera nella Casa Salesiana situata vicino all’aeroporto, dove eravamo attesi per la festa di benvenuto. Il cuoco Justine, a fine cena, compare con una magnifica torta per festeggiare il sessantesimo compleanno di Ennio, mio fratello, che, alla vista del “gateau” (dolce) con su scritto 60 anni, si emoziona non poco. Anch’egli, nei prossimi giorni, avrà modo di conoscere ed apprezzare questa piccola comunità, unita ed affiatata. Bernardo, per il momento, è il più silenzioso: ha bisogno di un po’ più di tempo di adattamento, ma quando conosce fratello Honorato e inizia a discorrere con lui in spagnolo tutto cambia. Dopo cena sembra già che siamo qui da una vita. Quando poi Gianfranco fa apparire l’erba luisa, il liquore donatoci da Marcello, tanto atteso soprattutto da padre Kisito, il più burlone della compagnia, la serata aumenta subito di tono con battute, risate, brindisi. Lo scorso settembre con don Mario successe lo stesso: inserimento immediato nello spirito salesiano fatto di accoglienza, gioia, spiritualità. Poi tutti a letto, che domani si comincia!

Renato Da Ros

Continua…






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