Ritorno a Goma. Parte 4

Distribuzione di regali inaspettati: i “biscuits” – Visita al rione di Kabutembo Visita al rione di Kabutembo – La famiglia Misseli

L’aria è frizzante questa mattina, il sole fa capolino tra le ultime nuvole, residuo di un notturno acquazzone che Justine, il cuoco, durante la veloce colazione, ci assicura essere di ordinaria amministrazione in questo periodo. Siamo schierati accanto al pennone con la bandiera congolese già issata davanti ad un silenzioso piccolo esercito in divisa bianco-blu che, finite le preghiere di rito, si appresta, ordinato, a rientrare nelle aule. Gianfranco non c’è: è costretto a letto da un non grave ma fastidioso problema allo stomaco.

Noi tre, carichi di sacchetti di biscotti, siamo circondati da un migliaio di occhi rivolti principalmente ai contenitori di plastica che emanano un fragrante odore di dolce. Aula per aula, entriamo per la distribuzione. Jean Marie spiega ai presenti l’importanza, nella vita, di saper dire e di voler dire al proprio prossimo, al momento opportuno, tre parole significative: BONJOUR, MERCÌ, PARDOIN – BUONGIORNO, GRAZIE, PERDONO. Il silenzio è totale, ma lo sguardo e la mente di questi piccoli cuccioli sono rivolti esclusivamente ai sacchetti di “biscuits” ancora saldamente nelle nostre mani. La religiosità con cui ciascuno riceve il proprio dono – le mani protese che velocemente avvolgono il dolcetto per il timore di farlo cade, la studiata lentezza nel portarlo alla bocca senza perdere alcuna briciola e gustarlo poi in una concentrazione assoluta – sono immagini che resteranno sempre scolpite nella mia mente e, percorrendo con un brivido di emozionale tutto il mio corpo, si fermeranno indelebilmente sul cuore. Un gesto di assoluta normalità per i nostri figli si trasforma in un raro evento per questi figli. Essere parte integrante di questi momenti e viverli con la loro stessa intensità mi fa sentire un uomo veramente privilegiato.

In tarda mattinata, Jeremie ci porta a visitare il rione di Kabutembo. Per me non è certamente una novità. A settembre, durante la visita con don Mario, ricordo ancora le molteplici emozioni provate nel percorrere quelle strette viuzze dissestate e circondate da baracche di legno e lamiera, molte delle quali con un telo come porta, senza luce né acqua corrente, con un viavai assordante di una variopinta moltitudine di bambini dalle magliette logore e dai volti sporchi e curiosi, ma dal sorriso accattivante. Sono quelli meno fortunati. I loro compagni sono a scuola mentre loro vivono sulla strada. Giocano con un bastone che fa correre una ruota di bicicletta arrugginita. I sobbalzi di quest’ultima sul terreno sconnesso fanno pensare alla precarietà di queste giovani vite senza futuro. Bisognerà fare presto a costruire ulteriori aule per accogliere più ragazzi possibile, nel tentativo di dare loro, con l’istruzione, almeno una piccola speranza di cambiamento. Il silenzio, l’emozione e la tristezza di don Mario a settembre sono gli stessi che ora vedo in Ennio e Bernardo, i quali, circondati da un nugolo di grandi occhioni e di mani tese, hanno gli occhi umidi e la gola secca. Gli anziani, accovacciati fuori dalle misere abitazioni, ci salutano e ci sorridono “JAMBO, JAMBO SANA…”. È il solo modo che hanno per ringraziarci e per benedirci. “QUE DIEU VOUS BENISSE!”

Nel tardo pomeriggio, dopo aver completato con il determinante aiuto dei ragazzi dell’ITG la pittura delle restanti aule, Jean Marie, miracolosamente libero da impegni, ci propone una visita alla cugina Juditta che ha rilevato un locale nel centro di Goma, dove, oltre a gustare la birra congolese, nei fine settimana, i giovani si possono esibire nel karaoke. Rientra in gruppo Gianfranco ristabilito e fondamentale nel lavoro di pittura pomeridiano. Abbiamo conosciuto la famiglia Misseli (papà Guy, mamma Juditta, titolare del locale, e figlie Grady, Ursile e Benedicta) lo scorso febbraio ed abbiamo subito legato. Anche a settembre con don Mario abbiamo trascorso due serate molto piacevoli con loro. Il locale è affollato tanto che, a fatica, riusciamo a trovare un angolino per noi. Siamo proprio all’entrata con il conseguente disagio del continuo viavai di persone. Subito arriva tutta la famiglia molto felice di rivedere me e Gianfranco e curiosa di conoscere Ennio e Bernardo. Papà Guy è un uomo simpaticissimo ed intelligente; lavora come autista nell’ONG “Medici senza Frontiere”. Con l’aiuto della moglie Juditta, vulcanica ed esuberante, riescono a mantenere un discreto tenore di vita che permette loro di far studiare le tra figliole, giunte ormai alle superiori. Tre belle ragazze, intelligenti e discrete, molto curiose sulla moda italiana e sul nostro stile di vita. Ho portato a tutti dei piccoli souvenir dall’Italia, molto apprezzati, tanto che ci invitano ufficialmente a pranzo a casa loro la domenica successiva.

Chiudiamo la serata in un locale sul lago dall’arredamento un po’ squallido, ma dalla cucina fenomenale. Pesce e patate erano gustosissimi al punto che la prenotazione per la cena con tutti i salesiani prevista per la nostra ultima sera di permanenza è stata votata all’unanimità.

Renato Da Ros






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