Ritorno a Goma. Parte 6

Ultimi giorni

Il riassunto che tenterò di fare per questi ultimi giorni non vuole essere un modo sbrigativo di concludere questo diario, ma, al contrario, vorrei provare, focalizzando gli avvenimenti più importanti, ad uscire dallo schema del racconto, cercando di svestirmi delle ultime emozioni vissute, per farle indossare a voi, carissimi amici, che avrete la bontà e la pazienza di leggere queste poche righe.

La nuova visita al quartiere di Kabitembo è stata fantastica. Arriviamo, guidati sempre dall’instancabile Jeremie, fino al confine con il Ruanda, delimitato da un quasi inesistente filo spinato e abitato da moltissime persone. Jeremie ci spiega che, in questo territorio, vivono molti militari ruandesi con le loro famiglie. È una specie di terra di nessuno, abitata da tutti, con una miriade di bambini vocianti che ci circondano e, inevitabilmente, ci seguono dappertutto. Alcuni di loro, più piccolini, non hanno mai visto un bianco: i loro occhi esprimono, al momento, sorpresa ed esitazione, poi si dilatano e si addolciscono; la curiosità ha il sopravvento e ci corrono incontro felici di poterci toccare come un raro cimelio. La folta peluria delle mie braccia è, per molti, un’ambita conquista. Concentrati su di essa, con le loro piccole manine l’accarezzano e la pettinano. Poi ti guardano soddisfatti, aspettando un sorriso di ringraziamento che, naturalmente, non si fa attendere. Le carezze che emotivamente distribuisco, li fa fuggire felici, quasi a voler trattenere quell’attimo di gioia da ricordare per sempre.

I ragazzi della scuola, come ogni sabato, hanno il loro corso di educazione fisica nel cortile. L’attività consiste in una ordinata e prolungata marcia, classe per classe, cantando vari inni e muovendo mani e corpo a seconda degli ordini ricevuti. Immancabilmente, quando ci passano accanto, la perfezione del movimento si sfalda e si disunisce, i saluti e i sorrisi s sprecano, facendo sudare sette camicie all’insegnante insegnante per far loro riprendere il passo e la sincronia. Mentre li guardo marciare compatti, già mi immagino con quanta curiosità, durante la ricreazione, osserveranno l’avanzamento dei lavori delle prossime aule che inizieranno tra pochi giorni. I più grandi porteranno magari la notizia alle famiglie, felici che anche i loro fratelli più piccoli potranno avere l’occasione di imparare a leggere e a scrivere. In ogni caso, noi Amici del Mondo daremo pronti a sostenere con le “adozioni scolastiche” tutti coloro che si troveranno in difficoltà.

Il fine settimana trascorre tranquillo tra una partita di calcio ed una visita al mercatino delle occasioni allestito abitudinariamente da alcuni commercianti nello spazio retrostante al piccolo stadio a favore dei militi dell’ONU (in questo caso ragazzi sudamericani) che accorrono numerosi nell’attesa di qualche novità da comprare ed inviare in Patria. Coperte distese sull’erba grondanti di merce taroccata a poco prezzo, dai telefonini ai jeans, dai giubbotti antipioggia alle scarpe sportive, tutto rigorosamente “made in China”. Il sole di sabato fa fare affari d’oro a questi scaltri venditori, non così la domenica mattina, quando, dopo messa, si scatena un violento nubifragio con il conseguente fuggi fuggi generale in un turbinio di coperte e di sacchi di nylon per la veloce copertura della mercanzia.

La Santa Messa solenne, magistralmente condita da una coinvolgente coreografia di danza e di canti al sordo ritmo dei tamburi, hanno un grande impatto emotivo su tutti noi, nonostante la predica, dai toni inquisitori, operata da père Kisito.

L’invito a pranzo della famiglia MIsseli ed una birra in un hotel di buona qualità (ce ne sono pochissimi in questa zona) concludono una giornata tranquilla senza ulteriori sviluppi, se non quella del sottoscritto che trascorre una notte insonne con continui e poco piacevoli problemi di stomaco.

Il lunedì mattina inizia in modo tranquillo. I piccoli allievi usufruiscono di due giorni di vacanza visto che la scuola è stata selezionata dalla Direzione Scolastica del settore Nord Est di Goma come sede di uno speciale esame pre-diploma per le seste classi primarie, considerando le nostra aule come le più adatte per sostenere tale prova. La decisione è motivo di orgoglio per noi, Amici del Mondo, poiché è un’ulteriore conferma della bontà del nostro lavoro.

Questi ultimi due giorni di permanenza non registrano novità di rilievo se non un’istruttiva visita a Boscolac, località a mezza collina, direttamente a picco sul lago Kivu, dove una quindicina di aspiranti salesiani trascorre un anno nella preghiera e nella meditazione prima di decidere del proprio futuro. Il posto è bellissimo, la montagna di un verde lussureggiante e il lago, più sotto, azzurro e calmo. L’accoglienza è cordiale, preceduta dal classico benvenuto, cantato al ritmo cadenzato dei tamburi, che sorprende piacevolmente i miei compagni di avventura.

A completamento di questi ultimi due giorni, il saluto pomeridiano all’amica Sara, con un “rendez-vous” sul terrazzo del Grand Hotel IHUSI e la promessa di ritrovarsi a breve in Italia; la cena offerta agli amici salesiani che ormai considero come fratelli; le ultime raccomandazioni ad Olivier per l’inizio dei lavori e la distribuzione di quasi tutti gli oggetti personali a Diamant, il tuttofare, e a Justine, il cuoco. Non resta che raccogliere le ultime cose da mettere in valigia per la partenza di domani.

Renato Da Ros






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