Samuele Gamba: «Racconto la dislessia dipingendo»

Un lungo cammino di colori e parole, dove rabbia, tristezza, speranza, intelligenza e determinazione si intrecciano in un gioco delicato e luminoso.

Samuele Gamba è nato a Mantova nel 1998. È giovanissimo, ma ha già alle spalle una storia di debolezza, umiliazione e riscatto.

A 6 anni gli viene riconosciuta una grave forma di dislessia, un disturbo specifico dell’apprendimento (DSA) che rende difficoltoso leggere, scrivere e calcolare in modo corretto; per lui era difficile anche parlare correttamente: numeri parole lettere, si confondevano e scambiavano nella sua mente. E non sono mancate le prese in giro, i bambini, si sa, a quell’età possono ferire e gli adulti non capire.

«Mi dicevano che non ero dislessico ma ritardato. Me lo ricordo ancora. Mi dicevano che le parole non erano per me. Non riuscivo a leggere, non riuscivo a scrivere. I miei compiti erano pieni di lettere fantasiose, un corsivo “creativo” che si reinventava ogni volta, ma che non era quello che voleva la scuola. Ma io volevo dire, scrivere, raccontare lo stesso».

Questa necessità viene liberata attraverso l’arte, che diventa canale di comunicazione.

«E allora ho cominciato a disegnare sui libri di scuola, poi sui compiti e alla fine sulla tela».

Avrebbe voluto frequentare il liceo artistico, ma gli insegnanti gli dicevano che non ce l’avrebbe mai fatta. Allora si iscrive a un corso per diventare aiuto cuoco, lasciandosi convincere sull’opportunità di imparare un mestiere.

Ma c’è un mondo dentro di lui che chiede di essere espresso, di venire alla luce.

Mentre studia per diventare aiuto cuoco, Samuele compra libri d’arte, studia da solo i suoi pittori preferiti e molti artisti del passato e del presente. Esprime i suoi sentimenti attraverso il linguaggio che gli viene naturale, non quello delle lettere e delle parole, ma quello della pittura e della fotografia. Mette su tela quello che ha nella testa e nell’arte trova una strumento diverso con cui esprimere se stesso e raccontare come vede lui il mondo, come è il suo mondo.

La dislessia, ovvero parole e numeri che si confondono, prende vita sulla tela e si armonizza con immagini e colori che portano in un mondo nuovo, diverso e affascinante.

«L’arte è per me una compagna, un modo per raccontarmi, un mezzo per rendere visibile l’invisibile».

La sua carriera d’artista, ancora tutta da scrivere, inizia ufficialmente due anni fa, quando i suoi quadri vengono esposti presso l’Università di Bologna in occasione del ventennale dell’Associazione Italiana Dislessici (AID). Per questa sua prima mostra, Samuele sceglie un titolo suggestivo: “Contengo Moltitudini” (immagine di copertina). Perché, come racconta l’artista, ognuno di noi contiene moltitudini, contiene qualcosa di importante dentro di sé che va tirato fuori.

Chi sa leggere e scrivere senza problemi non comprende la visione dei dislessici: le lettere stampate su un foglio sembrano disordinate e confuse ai loro occhi e, spesso, insegnanti e genitori scambiano le difficoltà per svogliatezza, mancanza di impegno e volontà.

I dipinti di Samuele Gamba mostrano la neuro-diversità delle mente delle persone con disturbi dell’apprendimento. Ma soprattutto mostrano come attraverso il mezzo giusto, che consente di esprimere liberamente il proprio mondo, un dislessico possa aprirsi al mondo, comunicare con se stesso e con gli altri, e guardare al futuro con ottimismo.  L’arte, ancora una volta, si rivela strumento di riscatto.

 

Fonte: Samuele Gamba, “RENDERE VISIBILE L’INVISIBILE. La dislessia ve la spiego dipingendo”








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