SHERWOOD MOVEMENT: IL PARKOUR ATTERRA A CONEGLIANO

Nicolò Tonon racconta la sua passione e professione

Dopo aver letto il titolo, la maggior parte delle persone probabilmente avrà inclinato la testa di lato, corrugato la fronte e serrato la bocca, assumendo la classica espressione interrogativa dinnanzi a ciò che non si conosce. «Parkour? Cos’è?». È una disciplina che nasce in Francia negli anni ’90. Consiste nello spostarsi da un punto ad un altro, utilizzando solamente i propri mezzi fisici e l’ambiente circostante nel modo più efficiente: veloce, semplice e sicuro. Il parkour arriva in Italia nel 2005 circa e a Conegliano assume una veste ufficiale grazie a Nicolò Tonon, classe 1993, un passato da nuotatore a livello agonistico e tanta voglia di mettersi in gioco. Infatti nel 2017 Nicolò costituisce Sherwood Movement, la prima associazione della zona dedicata al parkour. Ecco il testo dell’intervista.

Da quanto pratichi parkour? Come lo hai scoperto?

Da circa 10 anni fa, quando ancora nuotavo, perché a Conegliano c’era un gruppo di ragazzi che già lo praticava. Così ho iniziato ad allenarmi con loro, era tutto molto improvvisato, ci si metteva d’accordo con un sms e ci si incontrava.

Il parkour è una disciplina competitiva? Ci sono campionati e gare?

Non è una disciplina competitiva. Tuttavia dal 2018 il parkour è stato ufficialmente inserito come ottavo sport della federazione internazionale di ginnastica artistica. Questo significa che inizieranno ad essere organizzate gare e competizioni. La maggior parte di coloro che praticano parkour è contrario e tutto ciò perché il parkour si basa sulla libertà di movimento e la capacità di trovare il modo di superare un ostacolo inaspettato. Con l’arrivo delle competizioni, tutto diventerà più vincolante e meno spontaneo perché ci saranno dei regolamenti, dei programmi di gara, delle misure da rispettare nella predisposizione degli ostacoli.

Come e quando è nata l’idea di Sherwood Movement?

Terminate le superiori, ho iniziato a lavorare in palestra dove mi occupavo di fitness classico. Nel frattempo continuavo a praticare parkour e cercavo di farlo conoscere. Così ho iniziato a tenere i primi corsi nelle palestre in cui lavoravo, ma non mi bastava. Erano corsi che non permettevano di approfondire la disciplina e, inoltre, ad ogni lezione dovevo montare e smontare tutta l’attrezzatura. Così nel 2014, assieme ad un amico, che poi ha preso un’altra strada, ho costituito l’associazione Sherwood Movement, dedicata al parkour. Per due anni circa l’associazione è rimasta inattiva perché dovevamo capire i requisiti e gli adempimenti burocratici necessari. Non è stato semplice, non è un’attività diffusa nel nostro territorio e c’è molta diffidenza. Così ci siamo fatti aiutare da alcuni ragazzi di Mestre e Padova, i quali avevano già costituito associazioni dedicate al parkour nelle loro città.

E finalmente a settembre 2017 Sherwood Movement ha iniziato la propria attività a pieno regime. A chi è adatto il parkour?

Esatto. Nonostante il parkour, per definizione vada praticato in ambienti esterni, è fondamentale avere anche uno spazio fisso e coperto dove poter allenarsi e che sia il punto di ritrovo e di riferimento per tutti. Così la sede dell’associazione è diventato questo spazio e questo punto di riferimento. Il parkour è adatto e si rivolge a tutti indistintamente: non ci sono limiti d’età [n.d.r. dai 5 anni in su], non ci sono limiti di sesso, non ci sono limiti di predisposizione fisica. L’essenza del parkour è il movimento e il movimento è, per l’essere umano, assolutamente naturale ed istintivo.

Oltre ai corsi di parkour per bambini e adulti, Sherwood Movement offre anche altri tipi di corsi?

Sì, ci sono i corsi di Mobilità e autonomia, di Indoboard, di Sherwood training, di Calisthenics e di Yoga.

Perché si chiama Sherwood Movement?

Inizialmente il gruppo con cui mi allenavo si chiamava Øst che sta per Old School Team. Il concetto di “vecchia suola” voleva sottolineare il fatto che non facevamo tanta acrobatica, ma prediligevamo il singolo salto preciso e pulito. Inoltre la O era sbarrata perché in norvegese significa “caduta”. Quando abbiamo deciso di costituire l’associazione, abbiamo scelto Sherwood Movement perché il parkour è essenzialmente movimento e perché Sherwood fa subito pensare alla foresta, alla natura.

Sei soddisfatto di come sta andando?

Sì, sono soddisfatto. Ricevo feedback positivi, il parkour piace. Inoltre, grazie ad un progetto della UISP (Unione Italiana Sport Per tutti) sto visitando varie scuole della provincia di Treviso dove faccio conoscere e provare il parkour. È una bella esperienza. A Conegliano, invece, all’interno di un progetto locale di rigenerazione urbana, con gli adulti andiamo al Biscione ad allenarci. Semplicemente muovendoci su tutta l’area, cerchiamo di dare fastidio a chi si trova lì per sporcare.

Hai mai avuto paura che non potesse funzionare?

Certo! E ce l’ho ancora. Un grosso ostacolo sono i genitori perché guardano video di parkour su YouTube e si spaventano. Pensano che il parkour sia saltare da un tetto all’altro e, quindi, non vogliono iscrivere i figli al corso. Quello che cerco di fare, sia quando incontro i ragazzi nelle scuole e sia tramite la pagina Facebook di Sherwood Movement, è di spiegare che il parkour è imparare a sfruttare l’ambiente circostante e a gestire il proprio corpo per superare gli ostacoli. Ti insegna a trovare soluzioni creative, a diventare consapevole dei tuoi limiti, a superare le tue paure. Il parkour, poi, è innato: è quello che fanno quotidianamente i bambini quando iniziano a muoversi e a scoprire il mondo.

Progetti futuri?

Sto preparando un’area di allenamento all’esterno in modo da poter trascorrere maggior tempo all’aria aperta. Inoltre vorrei invitare una donna che pratica parkour per organizzare un workshop di due giorni. In Italia, a differenza del resto d’Europa, ci sono ancora poche donne che praticano parkour. È un peccato! È bello avere uomini e donne che si allenano contemporaneamente perché riesci a notare le differenze e i punti di forza degli uni e delle altre: le donne hanno generalmente movimenti più eleganti e fluidi, gli uomini più potenti e improvvisi. Entrambi, in maniera differente, raggiungono l’obiettivo.

Abbiamo finito. Grazie Nicolò, è stato un piacere.

Grazie a te!






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