Simona, senza braccia, vola con le ali dell’amore

Intervista all'artista che sabato sera ha danzato e dipinto al Teatro Accademia di Conegliano. Simona Atzori, scelta come testimonial per i 70 anni de "La Nostra Famiglia" ONLUS, ora proseguirà il suo tour. Le prossime tappe sono Padova (25 marzo) e Udine (6 aprile).

Simona Atzori, lei ha fatto della sua debolezza un punto di forza, anzi il perno del suo successo. Non è da tutti. Le è stato difficile o le è venuto naturale?

«Entrambe le cose. Mi è venuto naturale immaginare, sognare di potercela fare. Era un desiderio che avevo dentro di me fin da piccolina: desiderio e voglia di perseguire i miei sogni. Il percorso, poi, è stato articolato. Uso appositamente questa parola, non amo usare termini come “difficile” perché significa mettere a se stessi dei limiti; io invece ho imparato a guardare oltre i miei limiti, alle potenzialità che sapevo di avere. Il mio percorso di vita è stato un’avventura, con molti ostacoli certo, ma sempre caratterizzato dalla curiosità di vedere cosa c’era oltre di essi. Questa curiosità è stata, ed è, il motore che mi spinge ad andare avanti».

Cosa le ha permesso di trasformare un handicap importante in un’opportunità per la sua vita (e per quella delle persone con cui viene in contatto)?

«Non vederlo mai come un handicap. Ho appreso questa modalità di guardare me stessa attraverso - prima di tutto - lo sguardo della mia famiglia, dei miei genitori, che mi hanno visto come la loro figlia e mi hanno guardato per quello che potevo fare, non per quello che non potevo fare. Senza quello sguardo, senza quella comprensione, non saremmo mai potuti andare avanti.

La forza è venuta insomma dall’amore. L’amore ha aiutato i miei genitori a capire che io non ero nata per caso, non ero un errore, che la mia, la vita di Simona, aveva un senso e questo senso bisognava andarlo a cercare».

Questo grande amore da cosa nasceva? 

«Mia madre, che ora non c’è più, aveva una fede profonda. Lei ha sempre creduto nel dono della vita e questo, nella sua e nelle nostre vite, ha fatto la differenza. Era piena di fiducia nella vita e capace di dare importanza e valore a tutto ciò che in essa viene manifestato. Alla sua grandezza semplice ho dedicato il libro "Dopo di te", in cui racconto la sua straordinaria storia di vita». 

Trasformare i propri limiti in un trampolino verso il successo - inteso come realizzazione del sé - sembra il cuore del suo messaggio, che coincide con la sua persona.  È così?

«L’ispirazione che posso dare agli altri la do semplicemente vivendo la mia vita. Ho scelto di raccontare la mia esperienza attraverso l’arte, la pittura, la danza, la scrittura…. Possiamo riempirci di parole ma, se dietro non c’è una realtà che le dimostri, cosa valgono? Quindi io semplicemente vivo, e vivo non solo per me. La mia condizione sta là a dire che, se ce l’ho fatta io, se ce la faccio tutti i giorni perché ogni giorno è un ricominciare, significa che davvero possono farcela tutti e possiamo farcela tutti insieme. Se la mia vita può essere ispirazione per gli altri diventa sensata, ricca di senso, anche per me».

Ogni essere umano è pieno di talenti e pieno di disabilità. Però l’etichetta di “disabili” la mettono a voi, che avete una evidente menomazione fisica o, in altri casi, percepibili deficit mentali. Disabili/non disabili sono, a suo avviso, categorie che hanno ancora ragione di essere? Qual è la sua visione della disabilità?

«Non uso mai queste categorie e sto alla larga dalle etichette. Mi piace parlare di “persone”. Certo, le parole servono per capire di cosa si sta parlando, ma vanno usate con cautela e sempre con molto rispetto: ognuno di noi ha dei limiti e sta a lui riconoscerli e affrontarli. Ciascuno di noi è diverso, e spesso persone apparentemente normali hanno dentro di sé mondi difficilissimi, ne ho conosciute tante. Mentre molti cosiddetti disabili vivono una vita piena con una grande serenità interiore. La mia storia mi ha insegnato che dobbiamo stare molto attenti ad evitare di finire classificati dagli altri: noi non dobbiamo stare là dove gli altri ci mettono, ma là dove sentiamo che è il nostro posto. Questa è la mia posizione. Pertanto io parlo sempre di “persone” e il mio messaggio è rivolto a tutti».

Di cosa tratta lo spettacolo “Incontrarti. Danza Musica Pittura ed Emozioni”?

«“Incontrarti” racconta sia l’incontro con “La Nostra Famiglia” che l’incontro con Matteo Fedeli, l’incontro tra le nostre arti: pittura, musica, ballo si incontrano sul palcoscenico per dare vita ad emozioni da condividere con gli altri, soprattutto con le persone che partecipano alla straordinaria avventura umana e professionale de “La Nostra Famiglia” e ai loro amici ed estimatori. È uno spettacolo realizzato dalla mia compagnia di danza appositamente per il settantennale di questa Onlus speciale». 

Ha accettato di dare visibilità, attraverso il tuo talento, a “La Nostra Famiglia”. Come mai?

«La conoscevo fin da quando ero piccolina, l’ho sempre apprezzata. Quando mi hanno proposto questa collaborazione ho accettato con gioia. Penso che ci sia una grande necessità di queste strutture perché la cosiddetta società “normale” ha ancora paura della diversità. C’è voglia di inclusione ma ci sono ancora molte resistenze. Quindi le famiglie che hanno bimbi con diversità spesso si sentono abbandonate, sole, e hanno bisogno di chi li accolga senza giudizio e senza paura. Gli enti come La Nostra Famiglia sono dunque importantissimi».

Intervista di Francesca Nicastro

Per i dettagli sulla tourné vai all'articolo "Simona Atzori, la ballerina e pittrice che "vola senz'ali".

SIMONA ATZORI

Nata nel 1974, si è avvicinata alla pittura all’età di quattro anni come autodidatta e all’età di sei ha iniziato a seguire corsi di danza classica.

Nel 1983 è entrata a far parte dell’Associazione dei Pittori che Dipingono con la Bocca e con il Piede (V.D.M.F.K.), e nel 2001 si è laureta in “Visual Arts” presso la “University of Western Ontario” in Canada. Il percorso di vita e la carriera di Simona quindi, da subito, si sono sviluppati lungo questi due filoni, portando ad ottenere visibilità e riconoscimenti in tutto il mondo.

Le sue opere sono state esposte in Italia, Cina, Canada, Portogallo, Svizzera, Spagna e Austria.

È stata inoltre ambasciatrice per la Danza nel grande Giubileo del 2000 portando per la prima volta nella storia la danza in chiesa con una coreografia di Paolo Londi.

Ha donato a papa Giovanni Paolo II e a papa Francesco un loro ritratto e ha danzato nel 2014 in Sala Nervi.

È spesso ospite di programmi televisivi e ha portato in teatro svariati spettacoli che l’hanno vista ballare accanto a importanti danzatori internazionali.

È autrice dei libri autobiografici Cosa ti manca per essere felice (Mondadori, 2011) e Dopo di te (Mondadori, 2014).

www.simonarte.com  

 






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