Esperienze

21 Dic 2018


Sindrome di Down: quando i bambini hanno da insegnarci qualcosa

Un bellissimo esempio di inclusione e amicizia, che la maestra Fina ha voluto raccontare attraverso i compagni di classi di Pasquale, che ha 10 anni ed è affetto da sindrome di Down

«Pasquale per me non è un bambino Down ma è come me». Pasquale ha 10 anni, un sorriso dolcissimo e, soprattutto, dei veri amici. «Lui ci ha insegnato ad accettarci tutti così come siamo», dice Rossana, che assieme a Francesco, Giuseppe, Rebecca, Dario e altri compagni di classe si fa portavoce di un bellissimo esempio di inclusione e di amore.

È per questo che la maestra Fina, orgogliosa della sua classe, ha contattato Le Iene: «Care Iene, non vi scrivo per denunciare o per segnalare qualcosa, ma semplicemente per esaltare la gioia, l’amore e la grandissima fortuna di avere in classe un tesoro come Pasquale, affetto da sindrome di Down. Quando sento parlare di emarginazione e rifiuto mi vengono in mente i miei bambini, che lo adorano, e penso a quanto siano fortunati ad averlo in classe, perché per loro l’accettazione e l’accoglienza rappresentano la normalità. Lui li ha fatti crescere, anche se inconsapevolmente, con una visione verso qualsiasi tipo di handicap completamente diversa ed unica».

Le Iene non hanno esitato a divulgare questa storia di inclusione e di amicizia, iniziata fin da piccoli tra i banchi di scuola, e noi che andiamo in cerca di buon notizie, non possiamo non condividerla.

«Pasquale ci ha insegnato a non fare distinzioni e a non fare atti di bullismo con le persone disabili, perché sono persone che possono fare anche più cose di noi», dice Dario. «Quando viene in classe lo andiamo ad abbracciare e ci sentiamo felici». E insieme, tutta la classe, gioca, canta, studia e cresce. Cresce imparando ad apprezzare la diversità.

L’inclusione è sempre stato l’obiettivo principale di papà Carmelo e mamma Giusy. Quando hanno saputo che il piccolo Pasquale era affetto da sindrome di Down, racconta Carmelo, è crollato loro il mondo addosso. «La pediatra visita il bambino e mi dice: “Suo figlio ha la sindrome di Down, lo dica lei a sua moglie”. La genetista ci convoca e parla di Pascu esclusivamente dal punto di vista medico. Ci dice che potrebbe diventare cieco, sordo, che avrà difficoltà a parlare e a camminare, oltre a un ritardo cognitivo grave. Noi eravamo disorientati, impauriti, disperati». Crescere Pasquale per loro è stata, ed è, un’avventura «fatta di momenti tristi, spiacevoli, ma anche di momenti allegri e felici». Così Pasquale cresce, raggiungendo alcune tappe un po’ più tardi degli altri, «ma poi ha iniziato a camminare e non si è più fermato».

Così arriva il momento di iniziare la scuola. Un passo importante che papà Carmelo sintetizza così: «la nota più bella dei suoi primi dieci anni». Certo, scegliere la scuola primaria dove mandare il proprio figlio non è mai facile. I genitori di Pasquale si sentono disorientati e scelgono un po’ a occhio, seguendo l’istinto e fidandosi di Fina, la maestra che «non ha mai avuto disabili in classe ma è grata della nostra scelta, e orgogliosa confessa di avere paura ma di amare le sfide». «Ricordo la riunione prima dell’inizio della scuola», racconta papà Carmelo. «Siamo tutti emozionati e tesi. Nessuno sa cosa vuole l’altro. Iniziamo la discussione e siamo subito d’accordo su alcuni punti. Primo: Pascu va trattato come gli altri. Secondo: la maestra di sostegno è di supporto a tutta la classe. Terzo: l’obiettivo primario è l’inclusione di Pasquale nella classe».

E, a giudicare da quello che i suoi compagni dicono di lui e da come giocano tutti insieme, sembra che gli obiettivi che questi coraggiosi genitori si sono prefissati siano stati raggiunti. «Della scuola non mi interessa l’aspetto didattico. Voglio immaginare Pasquale che tra qualche anno incontra i suoi compagni in piazza e li riconosce e loro gli vanno incontro per salutarlo. Voglio che mio figlio venga invitato ai compleanni, alle feste, partecipi a tutte le attività. Ma soprattutto, Pasquale deve servire ai suoi compagni per far apprezzare la diversità, per educare al rispetto degli altri, alla solidarietà e all’aiuto reciproco». Ed è proprio questo che i bambini riconoscono a Pasquale: «noi lo amiamo, gli vogliamo bene e lui ci ha insegnato ad amare tutte le persone perché siamo tutti uguali», dice il piccolo Francesco.

«Sono dei bambini splendidi», commenta Carmelo. «Vengono a casa mia a giocare con Pascu», che, come tutti i bambini, a volte fa arrabbiare sua mamma. «Certe volte quando andiamo a casa sua ci mettiamo con lui a saltare sul divano e sua mamma grida», raccontano i compagni. «Loro vedono mio figlio semplicemente come Pascu», dice il papà. «Vedono il loro compagno che appena arriva sconvolge un po’ il ritmo, che ogni tanto fa il capriccioso. Qualche volta non si fa capire, ma per loro è tutto normale. Questa è la cosa positiva: in quella classe è tutto normale, non c’è niente di strano o di diverso.

Fonte: Le Iene








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