Esperienze

28 Mag 2020


So-stare in relazione

La rubrica “Azioni in tempo di sosta” ha stimolato nei nostri lettori il desiderio (e forse anche il bisogno) di raccontarsi e di condividere il proprio vissuto. Ora che è tempo di ripartenza è necessario più che mai soffermarsi su quanto è accaduto e metterne a fuoco i significati, per non uscirne frastornati ma con spirito rinnovato. È l’invito che papa Francesco ha rivolto a tutti nella Giornata mondiale delle comunicazioni sociali: raccontare quello che abbiamo sperimentato e per narrare le storie che ognuno di noi ha vissuto. Solo così la nostra vita si fa “storia” e il suo senso un po’ alla volta si chiarisce…

Condividiamo a puntate la storia di Roberta Coppola.

Prima che arrivasse il virus la mia situazione era questa: io casalinga, mio marito lavorava all’aeroporto di Venezia, una figlia che lavora in una ditta, l’altra a Roma per studio con gli ultimi esami da fare per poi laurearsi.
Dopo il coronavirus: io resto casalinga, mio marito in cassa integrazione, una figlia a casa per 4 settimane (ma fortunatamente erano ferie da fare), l’altra bloccata a Roma.
L’unico punto fermo rimasto è stato il mio essere casalinga. Il primo punto dal quale ripartire. Era la prima volta che qualcuno si inseriva nel mio lavoro, è la prima volta che ho sentito importante il mio essere casalinga con una nuova missione: rendere la casa ospitale, bella, essere accogliente, custodire, accorgersi di una faccia triste o preoccupata. E mi son scoperta un dono, nel fare quello che facevo ogni giorno, consapevole che farlo nel migliore dei modi permetteva a chi a casa non era abituato a stare di respirare un’aria buona anche chiuso fra quattro mura.
Questo sentirmi portatrice di vita sarebbe stato possibile se non ci fossimo fermati? No! Avremmo continuato ad essere sempre di corsa, le nostre tante cose da fare impongono uno sguardo miope verso l’altro. Ci siamo fermati per custodire l’altro, la sua vita, per guardarlo in un modo diverso nuovo, inedito, per dare e per darci una spinta verso fuori, ma una spinta carica d’amore. Anche Gesù si fermava, si faceva prossimo quando compiva le guarigioni.
Mia figlia dopo quattro settimane ha ripreso a lavorare: ho sentito nostalgia dei giorni trascorsi insieme: ho ritrovato un nuovo dialogo con lei leggendo libri, guardando dei film insieme e da lì si partiva a parlare d’amore, di responsabilità, di morte, di prossimità. Ed ho imparato che spesso come genitori cristiani ci si focalizza sul chiedere ai figli di andare a messa, di continuare a seguire i gruppi. Invece in questo periodo ho imparato che si può parlare di fede a Dio e di fede all’uomo anche leggendo un libro o guardando un film e poi condividere ciò che ci ha più colpito e perché.
Come famiglia, anche con le video-chiamate da Roma con l’altra figlia, abbiamo gustato la presenza dell’altro con i suoi alti e bassi, con i suoi silenzi, ma anche con il desiderio di condividere un pezzo di vita: tutto ciò che veniva vissuto in casa non era un dovere ma un atto d’amore, di voler esserci per l’altro, di raccontare e di raccontarsi a viso scoperto senza maschera o mascherina ma nella semplicità di ciò che si è.
 
Roberta Coppola


(Segue giovedì prossimo…)






ABOUT AUTORE





Utilizzando il sito web, accetti il nostro uso dei cookie, per una tua migliore esperienza di navigazione. Maggiori informazioni Ok