Sosteniamo chi sostiene

Storie di vita

L’Alzheimer è la malattia neurodegenerativa più comune tra le malattie che colpiscono la popolazione anziana. Si stima che ne soffrano circa 600.000 persone in Italia e che circa 36.000 risiedano in Veneto.

Chi ha un parente con Alzheimer, deve dare assistenza continua al malato e spesso si trova solo a gestire il peso della malattia e la paura di cosa accadrà. L'associazione Familiari Alzheimer Onlus di Conegliano organizza gruppi di auto-mutuo aiuto rivolti alle famiglie che convivono con i malati, affinché possano ricevere supporto e informazioni utili. Recentemente ho partecipato ad un loro incontro a Vittorio Veneto e ho potuto constatare che spesso sono le donne a prendersi cura di genitori, suoceri e a volte coniugi malati. In quella giornata ho raccolto diverse testimonianze o, come mi piace chiamarle, avventure.

Capotavola vi era una signora molto elegante. Mi ha raccontato che suo marito, da quando si è ammalato, ha iniziato ad accumulare provviste. Se ne occupa tutto il giorno, come se stesse preparando la famiglia a resistere al più freddo degli inverni. Ovviamente era contenta che il coniuge avesse un’occupazione che lo tenesse così impegnato, ma il tutto la metteva in ansia perché il marito rischiava di farsi male da un momento all’altro e quindi non poteva lasciarlo solo neanche un attimo.

Un’altra signora, che da quasi vent'anni convive con il marito malato, ha raccontato che molto spesso i conoscenti le domandano come sta e la guardano spiazzati quando lei risponde un forte e sincero “Bene, sempre bene!”, avendo un marito con questa patologia. Ma lei continua a sorridere e a trovare nuove energie per continuare, perché comprende che le persone non sono più abituate ad ascoltare brutte notizie e fanno fatica a parlare di Alzheimer perché ne hanno paura. «Nei momenti di sconforto – ha continuato la signora – ascolto la radio o prendo la macchina e vado a farmi un giro; è la mia medicina perché se mi ammalo io, chi si prende cura di mio marito?».

Diverse erano le persone presenti in quella sala e molte di loro partecipano al gruppo per stare insieme a chi le capisce perché condivide la stessa strada, per scambiarsi delle opinioni su come affrontare le difficoltà quotidiane e per gestire il peso emotivo legato alla malattia, coordinati da una psicologa volontaria dell'associazione. Ho visto persone che non si sono scoraggiate davanti al male, ma si sono rimboccate le maniche ed hanno affrontato la malattia “di petto”. 

Credo che l'importanza del gruppo stia proprio nel sostegno reciproco. Queste donne di ferro, seppur stanche e stressate, trovano la forza di stringersi la mano e non rinunciano a dedicarsi del tempo l'un l'altra. Molto spesso le famiglie che vivono con un malato di Alzheimer tendono a ritirarsi in casa, invece il gruppo mi ha insegnato che condividere il dolore e parlarne con chi è in una situazione simile, dà loro energie in più per continuare giorno dopo giorno.

In questo inizio d’anno nuovo, auguro tanta serenità alle signore che hanno condiviso con me le proprie vite e invito chiunque stia affrontando un'avventura simile a prendere in considerazione l'idea di vincere la vergogna legata alla malattia e di partecipare ai gruppi come questo presenti sul territorio.

E, infine, mi rivolgo ai nostri lettori, dicendo che è importante affrontare questi argomenti perché conoscere la malattia di Alzheimer è il primo passo per averne meno paura e che solo parlandone di più possiamo sostenere chi sostiene.










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