Straordinaria normalità

Sonia e Giuliano sono sposati da 14 anni e stanno insieme da 23. Hanno tre figli, uno di 12 anni e due gemelli di 8 anni. Vivono a San Vendemiano (TV). Sono una famiglia come tante, con i problemi normali di tutte le famiglie in cui crescono figli piccoli e grandi. E poi ci sono gli impegni di lavoro, la fatica di far quadrare il bilancio familiare, le relazioni da costruire e talvolta ricucire… Insomma, tutta quell’ordinaria-straordinaria quotidianità impastata nelle giornate di ogni famiglia. Incontro Sonia. Quando le chiedo di descriverci una sua giornata tipo mi colpisce una sottolineatura: ci si sveglia presto e poi ognuno accorre ai suoi vari impegni, ma c’è un punto di raccordo, un punto fermo: si fa colazione, si pranza e si cena insieme. Da qui il mio incontro con lei diventa un bella chiacchierata sui valori della vita.

Sonia, sei riuscita a conciliare famiglia e lavoro oppure ti dedichi esclusivamente alla famiglia? Ci può essere realizzazione in questo?

Con la nascita del mio primo figlio ho fatto la scelta di stare a casa per dedicarmi alla famiglia a tempo pieno, perché secondo me i bambini hanno bisogno di essere seguiti; poi nulla ti assicura che, crescendo, non prendano una cattiva strada, però io almeno so che ho fatto tutto quello che potevo, non ho sensi di colpa. Purtroppo è difficile conciliare carriera e famiglia, perché le ore nell’arco di una giornata sono quelle. Le donne hanno fatto tanto per emanciparsi e sicuramente la carriera professionale è importante, ma non è il solo ambito in cui ci si può realizzare. Dipende da cosa una donna desidera. Io sono cresciuta con una mamma che si è sempre dedicata alla famiglia, i suoi bisogni, i suoi desideri venivano dopo. C’è del sacrificio, certo; ma quale sogno si realizza senza sforzo, senza sacrificio?! Bisogna avere chiaro il sogno, cosa una desidera per sé.

Tu desideravi essere madre?

Sì, ma mai avrei pensato di avere tre figli! Già uno bastava, poi me ne sono capitati due al posto di uno, e tre figli ti stravolgono la vita. Bisogna accettare quello che capita: questo è quello che mi era dovuto, e questo è quello che io ho accettato. Se cominci ad andare contro quello che ti arriva, poi non riesci ad andare avanti. Io ho perso due figli, uno prima di Nicholas (il più grande) e uno dopo, perciò l’arrivo di due gemelli l’ho vissuto proprio come se questo fosse quello che doveva capitare a me. Se ti affidi a un progetto, vai avanti con una certa serenità, e credi anche nella Provvidenza.

A proposito di Provvidenza, una volta le risorse erano poche eppure i figli erano tanti; oggi sembra che prima di avere un figlio si aspetti di avere una certa sicurezza economica…

Sì, certo, quella è importante. Noi stavamo meglio prima quando eravamo in due e in due che lavoravamo. Adesso uno lavora e siamo in cinque! La vita cambia, devi rivedere il tuo stile di vita, comincia l’economia familiare: confronti i prezzi, cerchi di risparmiare, fai più cose in case e compri meno fuori, ti fai prestare delle cose e presti a tua volta, prendi solo il necessario… insomma, si diventa genitori a tutti gli effetti. Però, ecco, se questo è il sogno, sei disposto a qualunque sacrificio. La rinuncia non pesa, perché il desiderio di famiglia è più grande, più forte.

Che tipo di madre sei?

Non mi reputo una mamma apprensiva, però devo dire che con tre figli crescono le responsabilità, devi avere mille occhi e mille mani in più luoghi contemporaneamente. Devo dire che mi sono venute paure che prima, solo con Nicolas (primogenito, ndr), non avevo. Poi anche con l’avanzare dell’età, acquisisci più ansia, perché sai com’è la vita, imprevedibile, mentre quando si è giovani si è più spensierati. Essere un po’ ansiosi, comunque, fa parte dell’essere mamma. Sono però consapevole del fatto che i figli non sono miei, sono figli del mondo; io posso indirizzarli, accompagnarli, ma sono loro a fare la propria strada, ed è giusto che sia così. Perciò, consapevole che i figli non sono mie proprietà e che non posso avere sempre tutto sotto controllo, mi fido e li affido. Tante volte la tendenza dei genitori è a dare le risposte al posto del figlio per tutelarlo dalla fatica della ricerca oppure a tenerlo legato a sé quasi con gelosia. Invece io credo che un figlio debba avere la presenza del genitore che gli dia sicurezza, che sia un punto di riferimento, ma poi deve sentirsi libero di andare, di esplorare.

Qual è il segreto di una routine familiare affiatata e serena? 

Secondo me è vivere tanto assieme e parlarsi tanto. Ho sempre cercato di istaurare con i miei figli un rapporto tale che loro si sentissero liberi di esprimersi, senza forzarli. A volte, capisco che qualcosa non va da un’espressione del volto, ma questo perché li vivo tanto; la presenza costante, quotidiana ti permette di sviluppare attenzioni che altrimenti non avresti. Non è che ti puoi svegliare una mattina, accorgerti che tuo figlio è adolescente e cominciare a parlare con lui se non l’hai mai fatto prima! Ecco perché è importante, secondo me, esserci sempre, non solo al bisogno. Prima accennavo all’abitudine di condividere i pasti principali della giornata. Ma tutto noi cerchiamo di fare assieme. Io e Giuliano, mio marito, saremo andati fuori da soli due o tre volte in dodici anni per occasioni particolari. Perché sappiamo prenderci comunque i nostri tempi senza dover togliere ai bambini. Anche nel rapporto di coppia è importante esserci. È così che ci si capisce guardandosi negli occhi, si cerca di risolvere tutti i problemi insieme, si condividono le esperienze, si curano i piccoli dettagli, i gesti, le parole. Come padre, Giuliano lavora molte ore al giorno, però quando è a casa c’è, e questa cosa non è scontata! Si vede quando una famiglia è vissuta, ed è importante che i bambini respirino un clima di complicità, di condivisione, di presenza.

Cos’è che cerchi di trasmettere ai tuoi figli?

I valori più importanti. Fin da piccolini, ad esempio, ho sempre insegnato loro a salutare tutti, indistintamente, anche chi non si conosce; poi a non giudicare, quindi anche se qualcuno parla male di te, bisogna sempre cercare di capire perché o in che circostanze l’ha fatto, oppure non scartare qualcuno a priori solamente perché non ti ha fatto una buona impressione; accettare la diversità, perché – dico sempre – ogni amicizia può portare qualcosa di buono; a rispettare tutto e tutti. Questi valori, ovviamente, si trasmettono con l’esempio. Un’altra cosa a cui tengo molto è l’uso regolato della tecnologia, che oggi rischia di essere un passatempo che prende la maggior parte del tempo. I bambini hanno bisogno anche dei momenti di noia, perché è lì che nascono le domande ed è lì che puoi trovare le risposte; i momenti di noia sono momenti creativi. E poi è importante imparare fin da piccoli a relazionarsi con gli altri, mentre la tecnologia tende sempre più a isolarti e ad estraniarti.

E qual è stata la cosa più importante che hai imparato da loro?

Ho scoperto di avere tanta pazienza che pensavo di non avere, e anche tanta forza. Perché comunque avere tre figli è impegnativo, non si ha mai finito di dedicarsi a loro. Poi, osservandoli, noto come si divertano con poco, come si stupiscano delle piccole cose, come cerchino teneramente tra di loro un abbraccio. Queste attenzioni, questi gesti purtroppo si perdono da adulti, ma i bambini ci aiutano a ritrovarli, se stiamo con loro e ci lasciamo contagiare dalla loro genuinità e dalla loro gioia.






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