Sul monte Castelir con il gregge vagante

Transumanza (Parte III)

Il pastore Loris Carlet deve seguire il ritmo delle stagioni; ad ogni stagione è bello ritornare, ma andare è forse meglio…

Venerdì 3 giugno, al sorgere del sole, il gregge vagante di Loris ha transumato dalla pianura ai rigogliosi pascoli del monte Castelir di Sarmede attraversando i borghi Montaner, Chiari e Rugolo. A distanza di mesi, lo rincontriamo sulla Pedemontana, là a ridosso delle Prealpi, per sapere cosa è avvenuto in questo periodo.

«La stagione invernale trascorsa in pianura col gregge è stata molto dura, perché caratterizzata fin dall’inizio dalla scarsità di piogge e quindi scarsità d’erba per gli animali – riferisce il pastore – Gli spostamenti sono stati molto frequenti alla continua ricerca della poca erba presente necessaria per far mangiare le pecore. La mancanza di pioggia, in compenso, mi ha aiutato negli spostamenti, in quanto il terreno non era fangoso».

 Loris è un pastore transumante di pianura. A San Vendemiano, in via Calpena, c’è il terreno dov’è iniziata la sua avventura, diciott’anni fa. «Nel prato c’è un ricovero in legno dove ora porto gli agnellini gemelli in esubero, le pecore zoppe, quelle che stanno male o in difficoltà oppure le pecore che hanno avuto problemi con il parto. In transumanza un animale che sta male lo si deve lasciare fermo in qualche modo. Diciamo che uso quel ricovero come “ospedale” al bisogno». E con grande gioia apprendiamo che il gregge in questi mesi si è ampliato con la nascita di nuovi agnelli e con l’acquisto di altre pecore: «Ho fatto un piccolo investimento – rende noto Loris – ed ora il mio gregge è costituito da circa 300 ovini».

«In vista della transumanza primaverile, aiutato da un amico tosatore neozelandese, ho tosato tutto il gregge. Per fare questo impegnativo lavoro mi sono attrezzato portando dei teli, un generatore di corrente e delle tosatrici in un campo piano. Un tosatore professionista per ogni pecora ci impiega un paio di minuti mentre io, che sono un tosatore non professionista, ci metto quattro minuti. Il lavoro di pastore transumante è anche questo».

I pastori, anche se sono riservati, hanno piacere che la gente conosca alcuni aspetti del loro lavoro.

La storia di questo pastore transumante, nei mesi scorsi, ha suscitato curiosità: Loris è stato chiamato da molte persone che non conosceva e da amici che non sentiva da una vita. Diverse persone, attraverso i social, gli hanno scritto complimentandosi per la sua scelta di vita, qualcun altro lo ha incoraggiato. «In quei momenti, attorniato dal calore umano, mi sono sentito meno solo – afferma –; è stata una spinta a continuare questa secolare attività».

In via Calpena, in quel semplice contesto rurale, alcuni artisti hanno voluto interpretare e posizionare all’aperto dei disegni o semplici installazioni sulla transumanza. Per Loris è stata una gradita sorpresa.

«Nel nostro settore lavorativo permane una certa rivalità, che, in fondo, è ambizione: avere il gregge più grande di un altro collega. Io stesso, confesso, desidero ingrandire ancora il mio gregge e crescere professionalmente andando con gli animali a trovare le radure più in alto, in altre montagne; il monte Castelir è a soli 609 metri di altitudine. Con il gregge vagante rimarrò su questo monte e nelle zone limitrofe per tutta l’estate, approfittando dei tanti pascoli erbosi come quello sul sentiero CAI 1060 di Lama Valent. Mi piacerebbe poi trascorrere la stagione invernale in compagnia di un vecchio pastore, di quelli di una volta, che ne sa più di me, dal quale io passa apprendere altre cose».

Ci saluta con qualche tenera confidenza: «Quando ritorno in questi luoghi tra Sarmede e Cordignano, il pensiero spesso va a mio nonno Giovanni Carlet, all’epoca qui malgaro. In più, transitare davanti ai dipinti delle case di Sarmede mi suscita sempre differenti emozioni…». Infine, un suggerimento: «Senza andare lontano, chi desidera trovare frescura estiva può trovarla anche qui, a due passi da casa. Sul monte Castelir è bello camminare la mattina, per scoprire i sentieri tra i boschi, e la sera, per godersi il panorama altramonto. Se i sentieri, il sottobosco e i prati sono puliti, vuol dire che c’è sempre il lavoro dell’uomo e degli animali; per questo invito gli escursionisti ad essere rispettosi del territorio e della natura».

Nelle calde notti estive, il pastore Loris, seduto davanti a una casera, guarderà il bagliore delle costellazioni confondersi con le luci dei paesini quaggiù. Quell’uomo solo, seguito da 6 fidati cani e 300 pecore, resterà ancora un’estate lassù, a camminare e a vivere il suo sogno.








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