Esperienze

25 Lug 2016


Testimonianza di fede vissuta

A volte, gli insegnamenti di vita più preziosi ci vengono dalle persone che soffrono. Enzo Dalla Libera, incontrato durante l'ultimo pellegrinaggio organizzato da Unitalsi a Lourdes, è una di quelle persone capaci di apprezzare la vita nelle sue molteplici sfumature. Scopertosi d'un tratto malato di Parkinson, ostacolato nei movimenti e nella comunicazione verbale, egli non esita ad esplorare le altre possibilità che la vita gli offre, riuscendo così a trasformare i suoi limiti in dono, per sè e per gli altri.

Ciò che non riesce a esprimere a voce, Enzo lo comunica attraverso il computer. Di seguito riportiamo una sua lettera, che reputiamo una bella testimonianza di vita vissuta nella fede, nella gioia, nella speranza, nella carità...

 

LA VITA... UN PROGETTO DA CONDIVIDERE... CON GIOIA, PER GLI ALTRI: FEDE VISSUTA.

A volte penso di essere su un altro pianeta, mi sento un extraterrestre, eppure le persone intorno sono sempre le stesse. Cos'è cambiato? Cos'è in me che mi fa sentire un po' più diverso da prima?

Ultimamente me lo chiedo spesso, ma non è un fatto negativo, quello che mi impressiona più di tutto è proprio che ritengo tutto questo molto positivo.

Dopo il primo periodo di rodaggio con la malattia, l'umore ha sempre avuto alti e bassi e penso che sia normale o meglio... umano, ma, nello stesso tempo, in me si è formata una forza incredibile che a volte mi sembra perfino esagerata.

Questa si sprigiona quando sento il bisogno di fare qualcosa per aiutare qualcuno che in questo momento è più in difficoltà di me. Ne ho bisogno, non so veramente se lo faccio perché, essendo anch'io un prossimo malato bisognoso, mi sento più coinvolto...

La mia condizione mi ha insegnato ad essere generoso e a capire l'importanza del valore della solidarietà e del volontariato.

Ora il mio tiro si sposta più verso gli anziani e i malati; penso che una delle cose più belle e significative che ti possano accadere sia ruscire ad amare il prossimo. Il mio stato d'animo quando incontro la sofferenza o la solitudine, diventa subito propositivo e si riempie di gioia quando riesce a strappare un sorriso o una carezza. La soddisfazione che ti rende il sorriso di un malato è impagabile, ma forse anch'io ho capito tutto questo dopo essere passato dalla loro parte. La croce che dobbiamo portare è assai pesante, ma non deve spegnere il nostro sorriso; ci sarà sempre qualcuno che ci tenderà la mano e ci strapperà una carezza. Siamo in tanti a portare la stessa croce e se la condividiamo peserà di meno.

Ho smesso di chiedermi il perché di tante cose che non mi piacciono e che mi cadono addosso; succede e basta. L'essenziale è comprendere che, se ci capita questo, c'è un disegno/progetto da qualche parte che aspetta noi; nell'immediato non lo vediamo perché l'angolo della prospettiva è molto stretto quando ci entriamo, però, a mano a mano che avanziamo, scopriamo che si allarga sempre di più e che c'è tanta luce e così ci accorgiamo che non siamo soli.

A noi spetta il ruolo di tendere "un ramo" o la mano per aggrapparsi a coloro che hanno bisogno del nostro sostegno. Questo è molto premiante e ci rende speciali. Non occorre misurarsi sulla sofferenza che ognuno di noi si porta appresso, con il suo peso e con le sue patologie; anche per l'avanzare degli anni ci tocca di tutto e quindi ogni giorno soffriamo.

Se non avessi la fede che mi sostiene, non so a quest'ora dove sarei. Sono tornato a Lourdes, quest'anno è la quinta volta; in quel luogo ho avuto la risposta a ciò che cercavo: il miracolo non è quello della guarigione, ma quello della fede che si è manifestata davanti ai miei occhi nelle file interminabili di carrozzine in processione. Ho preso coscienza che il mondo è fatto in maggioranza di gente che soffre e che chiede solo la fede per sopportare; tutti chiediamo questo, LA FEDE PER SOPPORTARE E ACCETTARE LA VITA fino alla fine che verrà quando deciso.

L'inferno è quello che ci creiamo noi con il nostro pensiero negativo e autocommiserandoci per la sfortuna che ci è capitata.

Io aspetto la notte per spogliarmi dei miei dubbi e delle mie certezze, delle mie vittorie e delle mie sconfitte, perché se la luce ci rende tutti diversi e speciali, la notte ci ricorda che siamo tutti uguali, e resto nudo di fronte alla vita così non potrà giudicarmi per quello che sono stato oggi, ma saprà accogliermi per quello che sarò dimani: una persona che non avrà mai paura di ricominciare.

E ho imparato che, stando vicino a coloro che soffrono più di me, c'è la pace ed è una grande, totale pace.

Enzo Dalla Libera






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