Esperienze

27 Mar 2017


TOCCARE IL FONDO E RINASCERE: LA BELLEZZA DALLE CENERI (I)

Bernardo è uno che va controcorrente. Dopo un trascorso difficile nelle periferie di Roma, egli si trasferisce in Veneto inseguendo un amore che a poco a poco si spegne. Più volte provato dalla vita, Bernardo si è sempre rialzato, ripartendo da zero: quel poco che ha è il suo tutto, perché nell’essenziale c’è la felicità.

Bernardo, come hai cominciato l’esperienza con la droga?

Beh, considera che io abitavo in un sobborgo di Roma, dove c’erano solo baraccati, gente sfollata, gente con un sacco di problemi. Quando sono andato ad abitare in questa zona di periferia, tutti i miei amici erano parte di un gruppo orientato alla droga; quindi per gioco o per passare il tempo o per cercare di colmare un vuoto che si sentiva dentro... si è cominciato con l’hashish per poi fare altre esperienze, nell’illusione di trovare la felicità.

A cosa era dovuto quel “vuoto interiore”?

Considera che io ho una famiglia in cui mio padre era un giocatore di carte d’azzardo, quindi stava sempre al bar e spendeva tutti i soldi alle carte; quando tornava a casa, era completamente ripulito. Mia mamma, originaria del Veneto, si è dovuta trasferire a Roma per lavorare a servizio, ed era molto depressa. Pertanto, io vivevo una situazione non facile dentro la famiglia. Trascorrevo la maggior parte del tempo da solo: andavo a scuola e poi, a casa, avrei dovuto studiare ma a me - come a molti altri ragazzi della mia età lasciati a se stessi - non interessava, quindi ci si trovava tra amici e si formavano delle compagnie in cui non si faceva nulla di costruttivo, (anzi!) - diciamo così. Quindi, la ricerca, il vuoto scaturivano da tante cose: non vedere futuro, non avere basi solide, non poter contare su guide sicure, non frequentare ambienti sani. Per fortuna è un tratto di strada che ho percorso e che mi sono lasciato alle spalle, per questo oggi posso raccontare.

A proposito di questa strada, quand’è che hai capito che era sbagliata e come ne sei uscito?

Allora, diciamo che quando io stavo nella borgata non riuscivo a vedere uscite, mi sembrava di avere tutto: moto, soldi in tasca, amici. Poi è successo che sono partito per il militare e per la prima volta in vita mia sono entrato in un sistema di regole (fuori non avevo regole!). Non essendoci abituato, ho cominciato a infrangerle tutte, finché non sono finito sotto processo; era l’ultimo giorno di naia. Mi avevano denunciato, insieme ad altri, per aver rubato del denaro per comprare droga, alcol e cose così. Siccome dovevo essere processato, mi era stato detto di rimanere in caserma, che non potevo uscire, ed io anche quella volta sono scappato via: sono uscito, mi sono venuti a cercare, non mi hanno trovato e quando mi sono deciso a tornare mi hanno condannato a stare in carcere militare. I primi giorni dentro la cella, chiuso in carcere sono andati bene perché avevo dell’hashish nascosto e ho tirato avanti, però poi l’hashish è finito e sono rimasto da solo con me stesso (non lo ero mai stato prima, non conoscevo il silenzio dentro e intorno a me, e forse avevo proprio bisogno di quello). E da lì ho iniziato a vedere un mondo diverso, chiedendomi se tutto quello che fino ad ora avevo considerato “bellissimo”, fosse veramente “bellissimo”. Ecco, proprio in quel momento in cui mi avevano tolto la libertà, ho scoperto quella libertà che nessuno avrebbe mai potuto togliermi: stare con me stesso, farmi delle domande, decidere della qualità della mia vita.

Come hai vissuto in quel periodo l’amicizia?

Mah, mi sono reso conto che non c’era amicizia. L’amicizia è qualcosa di completamente diverso dal mio punto di vista: lì era uno sfruttare continuo, per cercare soldi, per scroccare un passaggio… nulla era fatto senza interesse, quindi non c’era un’amicizia vera, non c’erano progetti, pensieri, ragionamenti… c’era solo fantasia (scollegata dalla realtà) e sfruttamento reciproco. Nel carcere militare mi sono domandato “che ho fatto in questi diciott’anni?” e mi è parso evidente di averli persi, buttati via completamente; m’era venuta perfino l’idea di togliermi la vita perché non aveva nessun senso vivere così. Però in quel caso era giunto per me il momento di intraprendere un nuovo percorso di vita. Mia mamma aveva cercato di parlarmi di Dio, ma io avevo sempre altre cose da fare, però in quel momento mi sono detto “se Dio esiste, voglio cercarlo, voglio vedere se veramente esiste, se è come dicono”. Ho recuperato il libricino che mia mamma mi aveva dato tempo addietro e lì ho scoperto un qualcosa di straordinario a cui non avevo mai pensato: c’era una “nuova vita” di cui tanti parlano ma che pochi vivono veramente. Da quel momento nella mia vita c’è stata una conversione totale, proprio nel momento in cui i miei “amici” facevano un balzo in senso opposto, passando all’eroina.  Quando sono tornato e ho cominciato loro che la mia strada d’ora in poi sarebbe stata diversa, ovviamente mi hanno escluso. Ed è stata una fortuna, perché se fossi restato, sarebbe stato facile ricadere. Quindi la mia vita straordinaria e meravigliosa è cominciata proprio in quel momento, dalla prigione.

Continua...






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