Esperienze

29 Mar 2017


TOCCARE IL FONDO E RINASCERE: LA BELLEZZA DALLE CENERI (II)

Prosegue la chiacchierata con Bernardo... e scopriamo tante altre cose molto interessanti sulla sua vita!

Il passaggio dalla tossicodipendenza alla libertà è stato immediato o graduale? Com’è che ti sei rimesso in piedi?

È stato un miracolo: io ho lasciato tutto nel giro di uno schiocco di dita. Nello stesso carcere hanno visto il miracolo, cioè mi hanno visto completamente diverso. Alcuni non credono ai miracoli, io sì perché l’ho visto nella mia vita, quindi posso testimoniare che i miracoli esistono, però bisogna desiderarlo con tutto il cuore, con tutta la forza. Io ho lasciato che questo miracolo si compisse in me domandomi “cosa sto facendo? Sono felice della mia vita?”. Io penso che tutti dovrebbero porsela questa domanda. Oggi io me lo pongo tutti i giorni e sono felicissimo della mia vita, la mia vita è straordinaria. Io amo la mia vita perché sono passato attraverso esperienze che me l’hanno fatta amare. Capisco che non è facile essere felici, perché nel mondo c’è tanta negatività. Ma il mondo ha bisogno di esperienze positive, di speranza!

E poi ne ho vissute tantissime, quella della droga è una delle tante: io ho perso tutto, ho perso i figli, ho perso tutti i miei averi, tutte le mie cose, ho dormito per terra, sono rimasto senza soldi ma sempre con la gioia e la speranza che è la cosa più bella; non ho mai dubitato del domani perché non c’è un posto dove chi fa del bene non trovi un pezzo di pane. Per questo non mi ha mai spaventato (partire da zero), cadere, stare pulito e dire “domani ricomincio”. Forse questo è il bello del mio cambiamento.

Posso dire di aver visto l’accompagnamento di Dio nella mia vita, e questo è stato molto bello, essere riconoscente a Dio, perché penso che la riconoscenza sia la cosa più bella. Non soltanto verso Dio ma anche verso gli uomini, riconoscere alle persone che ti stanno accanto del bene che ti fanno. Avevo dimenticato i “grazie”, “che bello”, “grazie perché ti voglio bene” perché nella routine della droga non esistono parole così, parole dolci, parole buone; si perde di vista queste parole e questi pensieri. Io penso che siamo alla ricerca del bene, il bene paga sempre.

La chiave di volta quindi è stata la fede?

Sì, la fede: la certezza che Dio c’è e io non sono solo. Il messaggio di Gesù è straordinario, e io cerco di viverlo. Ad esempio quando dice “non ti preoccupare per quello che mangerai, per il domani, dai tutto quello che hai”. Ecco, io aspiro a dare via tutto con la certezza che quello che sta scritto è giusto. Io la chiamo libertà, libertà di non esser legato a nessuna cosa materiale: se ce l’ho bene, se non ce l’ho è uguale, cioè io sono felice. A volte mi dicono mi dicono “hai perso tutto, ti hanno tolto tutto, come fai a dire che Dio esiste?” ma la fede non si può paragonare a ricevere sempre: Dio non è un bancomat; molto spesso noi lo pensiamo: ho bisogno di questo, faccio l’elenco della spesa tanto Dio è come un bancomat e dovrebbe elargire ogni cosa, invece io a Dio gli dico “toglimi tutto quello che non mi serve, io ti ho fatto la lista ma tu sai quello che effettivamente mi serve, tutto il resto toglilo”, e molto spesso mi toglie quasi il 99% delle cose, mi lascia l’1% che però è perfetto. Mi fa rimanere coi piedi per terra perché gestire tante cose non è semplice e meno si ha meno si può incorrere in sbagli. È così perché io mi rendo conto che c’è gente che è ricchissima e non li vedo mai sereni o contenti, perché hanno paura di dove mettono questo, fanno quest’altro; io non ho niente, la sera vado a letto, ringrazio il Signore per la giornata meravigliosa che mi ha dato e dico “se domani ci sarà un altro giorno, ci impegneremo per fare meglio” e non andare a fare grandi progetti. Poi anche il fatto di interagire con le persone e non aspettarmi nulla dall’altro ma amarlo così com’è, senza aspettative. È bella questa cosa: prima si stava insieme perché tu davi qualcosa a me e io te, invece io oggi sto con chiunque senza chiedere niente, dando tutto quello che ho.

È difficile concretizzare il messaggio cristiano nella propria vita, se pensiamo alla condizione in cui eri è ancor più straordinario…

Sì, io ho voluto capire come viveva Gesù e ho deciso di seguire i suoi passi. Io non ho niente ma sono l’uomo più ricco del mondo. Io ho il tempo, che è ciò che aveva Gesù, Gesù aveva un sacco di tempo per andare a cercare, parlare, vivere; quando gli apostoli gli dissero “cosa ci dobbiamo prendere per andare?” e Gesù ha detto “Niente, non serve niente, così come siete, partiamo e andiamo”. Io oggi vivo lavorando quando mi serve, cioè se mi servono 20 euro, lavoro tre ore, poi le altre me le prendo di libertà: correndo, andando al mare, frequentando persone… io vivo così. Non metto via niente per il mio futuro, il mio futuro è oggi, lo vivo così. Non è semplice, lo so. Quando mi dicono “Eh ma anche nella Bibbia sta scritto che bisogna lavorare”; sì è vero, ma non si dice quante ore: siamo stati noi a stabilirlo. Io sono arrivato a lavorare anche venti ore al giorno per avere macchine grandi, una casa da 300 mq con della terra attorno… in passato, ho avuto tutte queste cose. Oggi, invece, ho una piccola stanzetta che per me è come un castello, ho una macchina vecchissima ma è come se fosse una Ferrari, e sono tutte cose che non mi portano via il tempo per mantenerle; mentre so che se desidero di più devo togliermi tempo di vita, e credo che la vera ricchezza sia proprio questa. Vivo nella stalla di un agriturismo che mi sono sistemato con le mie forze, e per me è il posto più bello del mondo: il silenzio, guardare il cielo, vedere gli uccelli che passano, svegliarsi col canto del gallo… stamattina ho visto un leprottino che correva, è una cosa stupenda! Peccato che tutto ciò passi per lo più inosservato. Non vedo mai nessuno che guarda verso il cielo. Io sono un grande osservatore, mi piace guardare le persone e ne vedo pochissime che sorridono, che sono felici, che hanno gli occhi che brillano. A me invece basta guardare un bambino per sorridere. È questione di cosa si vuol trovare. Io cerco sempre i sorrisi, parole buone, cose belle; questo mi rende ricco.

Che messaggio ti senti di dare ai giovani rispetto a quello che hai vissuto?

I giovani hanno bisogno di vedere persone che credono nel bene e, soprattutto, di capire che bisogna usare bene il tempo. Lo si usa bene andando alla ricerca delle cose belle e buone della vita. Ad esempio una cosa che a me piace tantissimo è incontrare le persone e dire “buongiorno”, “buonasera”, vedere un bambino e dirgli “ciao”, fargli un sorriso; oggi la gente è un po’ spaventata da queste cose, è terrorizzata da qualcuno che dice “buongiorno” e “buonasera” o fa un sorriso, perché la società ci porta a vedere un pericolo dappertutto. Manca la relazione. Oggi con la tecnologia non ci si relaziona più faccia a faccia ma con i messaggini: si crea un mondo di relazioni virtuali, invece noi abbiamo bisogno di contatti umani veri. Ecco, il mio auspicio è che i giovani imparino a relazionarsi l’uno con l’altro e a trovare una profondità e una strada positiva, qualsiasi essa sia. Tutto quello che è positivo dev’essere rivelato e raccontato.






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