Un capodanno contro-corrente per sentirsi più uniti

Per alcuni giovani veneti e lombardi che hanno aderito all’iniziativa lanciata da Le Piccole Apostole della Carità il nuovo anno è iniziato con un invito: unità.

Apertura al confronto per diventare “artigiani di unità”: questo è lo spirito guida che ha fatto da trama ai giorni vissuti dal “gruppo controcorrente”, costituito da giovani veneti e lombardi decisi a trascorrere un capodanno alternativo nella città di Torino, città nella quale avrebbe dovuto svolgersi la tappa 2021 del “pellegrinaggio di fiducia” organizzata alla fine di ogni anno dalla comunità di Taizè. Nonostante l'impossibilità di attuare il consueto incontro che avrebbe riunito migliaia di giovani europei incuriositi e attirati dallo spirito della comunità francese dei frères nata negli anni quaranta, il priore frère Alois ha realizzato un incontro nel capoluogo piemontese che mantenesse un numero ristretto di partecipanti e che fosse in linea con le norme COVID per la sicurezza.

Sono tredici i giovani della provincia di Treviso e della Brianza che, legati all'associazione “La Nostra Famiglia”, hanno colto la proposta delle Piccole Apostole della Carità per vivere un capodanno alternativo, diverso, che potesse infondere fiducia e speranza per affrontare, da persone forti di un'esperienza formativa, il nuovo anno. A detta di tutti noi, a partire dal 29 dicembre fino al giorno del rientro avvenuto il primo giorno del nuovo anno, l’esperienza è stata arricchente, anche grazie al sevizio prestato presso la comunità del SERMIG che ci ha calorosamente accolti e ospitati.

Il capodanno Torino/Taizè ci ha accompagnati in momenti di preghiera nello stile che è proprio della comunità e che consiste nella meditazione guidata da letture bibliche e nella quale si è piacevolmente trasportati dal canto ripetuto di Salmi scanditi dalla melodia di una chitarra classica. Molto toccante e particolare è stato il momento di adorazione della croce sulla quale è stata appoggiata a sua volta un’altra piccola croce ricavata dal legno di cui era costituita un'imbarcazione con la quale sono giunti a Lampedusa molti migranti. Alle preghiere si sono alternati incontri biblici per gruppi nei quali è stato davvero utile condividere il modo in cui ognuno di noi sta vivendo la propria religiosità. Il confronto si è rivelato, così, per ciascuno, un mezzo indispensabile attraverso il quale è possibile tendere ad una comunità ecumenica, alla riconciliazione cristiana facendoci “artigiani di unità” nelle piccole realtà in cui viviamo che, spesso, non si dimostrano abbastanza aperte e disposte ad accogliere e integrare l'altro, il nuovo. “Creare legami è la grande sfida del nostro tempo” in un mondo che è “sempre più polarizzato socialmente, politicamente ed eticamente”, ecco qui riassunto il messaggio di frère Alois che chiama per primi i giovani a diventare “artigiani di unità”. Tra le attività proposte, inoltre, vi erano degli workshop incentrati proprio sull'accoglienza dello straniero e di come lì, nell'altro in difficoltà, possiamo trovare Cristo che ci chiama a qualcosa di grande.

L'Arsenale della pace (SERMIG) ha contribuito a renderci attivi servitori di chi è davvero prossimo educandoci ad un servizio che porti all'equità, alla stessa dignità umana che spetta a tutti di diritto. In questo senso, ci siamo impegnati nella preparazione del vestiario che i bisognosi possono prelevare gratuitamente in un apposito punto di Torino gestito dalla “fraternità della speranza”. Ecco come anche il SERMIG si è dimostrato “artigiano di unità” invitandoci a diventare tali attraverso opere di inclusione e unità sociale.

Il 29 dicembre siamo partiti su tre furgoni carichi di domande, di curiosità verso la realtà ecumenica di Taizè a Torino e, nel viaggio di ritorno, ci siamo scoperti ricolmi di ancor più domande di prima e ricaricati dallo stimolo di frère Alois. Questo sta a significare come un capodanno anticonformista inietti un'ulteriore motivazione che ci spinge a ricercare il confronto, la condivisione, l'unità, investigando insieme sulle grandi questioni della vita.

Questi giorni sono stati davvero significativi, poiché il contenuto della parola “unità” continua a vivere in noi dal momento che possiamo comprendere come, creando legami, scopriamo di avere molte più idee fondanti comuni che differenti. Dopo questo viaggio ci sentiamo coinvolti all'appello di plasmare e dare forma all'unità dove c'è divisione, condividendo lo spirito fondamentale di Taizè che è ecumenico, uno spirito di universalità, di legame, confronto interreligioso perché, in fondo, siamo tutti sotto lo stesso cielo, o meglio, come dice Papa Francesco, “siamo tutti sulla stessa barca”.

Simone Saccon






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