Un ragazzo coneglianese ad Oslo (grazie a Intercultura)

Quando uno scambio scolastico non è solo frequentare una scuola straniera, ma molto di più…

(Segue dalla prima puntata introduttiva) Riportiamo ora l’intervista a Giovanni Vettori, che ci racconta i suoi sette mesi in Norvegia, a Oslo, ospitato da Kristi e Anders e dai figli Ella e Jens.

  • Perché hai scelto la Norvegia?

Non sapevo molto della Norvegia. La mia conoscenza era data da nozioni studiate a scuola, da stereotipi (che poi ho capito essere errati, come nella maggior parte dei casi) e in buona parte dalla visione di film e video di sci ed escursioni nella natura incontaminata. Primo stato al mondo per indice di sviluppo umano, stato efficiente, attenzione all’ambiente, valori come indipendenza e autonomia e, a tutto questo, si deve aggiungere la natura incontaminata: queste sono alcune tra le ragioni che mi hanno portato a sceglierla.

  • Elenca tre aggettivi per descrivere la tua famiglia ospitante.

Dinamica, socievole, rilassata. La mia famiglia ospitante ha molti impegni, ma riesce sempre a trovare il tempo per stare a contatto con la natura e fare sport. Inoltre è in grado di trascorrere giornate intere sul divano, leggendo al lume di candela e nutrendosi solamente di dolciumi. Nonostante sia una famiglia molto socievole, ogni membro si ritaglia regolarmente degli spazi tutti per sé.    

  • Quali sono state le diverse emozioni che hanno caratterizzato la tua permanenza in Norvegia?

Bramoso di esperienza, propositivo, soddisfatto, appagato dalla vita che stavo vivendo e, infine, citando la definizione della Treccani, felice (agg.– Che si sente pienamente soddisfatto nei proprî desideri, che ha lo spirito sereno, non turbato da dolori o preoccupazioni e gode di questo suo stato).

  • Qual è stata la difficoltà o la sfida maggiore della tua permanenza in Norvegia?

Legare con i giovani norvegesi della mia età. La comunicazione e il contatto non sono un problema, sono molto cortesi e socievoli e iniziare una conversazione, parlando del più e del meno, non è difficile, a patto che sia tu ad avviarla, loro non lo fanno. Da qui probabilmente deriva parte dello stereotipo che indica i norvegesi, e gli scandinavi in generale, come popoli freddi. Stereotipo errato secondo me, io li definirei riservati. La seconda sfida poi è stata nel “coltivare” il rapporto. È infatti difficile guadagnarsi la fiducia dei norvegesi. Instaurare un’amicizia richiede quindi molto tempo, dedizione e costanza; però ciò che ne nasce è un rapporto vero e profondo.

  • Dimmi un aspetto che hai adorato della Norvegia o dei norvegesi.

Per quanto abbia scoperto molto della Norvegia, della sua cultura e tradizioni, per quanto abbia vissuto molte esperienze e conosciuto persone, penso che nulla eguagli la straordinarietà della natura norvegese. Ho vissuto ad Oslo e per quanto sia stato diverso ed emozionante, rispetto a Conegliano, poter vivere in una metropoli, ero spesso bramoso di abbandonare la città per immergermi, solo o con amici, nella stupenda foresta, a correre, raccogliere funghi o fare fotografie senza incontrare nessuno per ore oppure vagare con gli sci da fondo tra i laghi ghiacciati, con metri di neve scintillante sotto la fioca luce della golden hour invernale.

  • Dimmi un aspetto che non ti è piaciuto particolarmente della Norvegia dei norvegesi.

Molto spesso per i norvegesi la parola weekend è collegata alla parola alcol. In contrapposizione alla tranquillità, pacatezza, dedizione nel lavoro o nella scuola durante la settimana, nel fine settimana ci sono feste con notevoli quantità di alcolici. Il problema principale è che bere birra fino al punto di star male non è solo una prassi comune tra la stragrande maggioranza dei giovani norvegesi, ma è anche socialmente accettato e incoraggiato.

  • Qual è la tua parola o la tua frase preferita in norvegese?

Penso che sia il verbo “ørker”. Si tratta di slang ed è usato principalmente nel quotidiano, ma ormai lo si può trovare ovunque, anche in situazioni pseudo-formali. Non esiste una traduzione precisa in italiano, né in inglese, ma in dialetto veneto sì! Ed è “no ghea vanto”. È quasi sempre inserita nella frase “jeg ørker ikke”, che esprime perfettamente la stanchezza e la mancanza di voglia e di tempo che ti porta a non fare qualcosa.

  • Qual è il tuo piatto norvegese preferito?

Il taco. E qui ti chiederai “ma come il taco?”. Ebbene sì, i norvegesi (almeno ad Oslo) lo adorano a tal punto che, al posto dell’originario Taco Tuesday americano, è stato istituito il Taco Fredag (Venerdì taco), quando gran parte delle famiglie lo consuma. Il taco mangiato in Norvegia. Però. è molto diverso da quello originale ed è stato adattato al gusto dei norvegesi. “In ogni caso non è un piatto tipico!” potresti dire. Io allora ti rispondo con una proporzione: il taco messicano sta al taco norvegese come la pizza napoletana sta a quella di Pizza Hut. Se non conosci Pizza Hut beh, meno male, e se questo paragone non è abbastanza, non so in quale altro modo spiegarlo.

  • Qual è una canzone norvegese che ascolti ancora oggi?

Ne ascolto ancora molta. Dovendone scegliere una, penso sarebbe “SAS PLUS / SAS PUSSY” del duo rap/pop/hip hop di Oslo Karpe. Consiglio veramente l’ascolto!

  • Cosa ti mancava dell’Italia quando eri in Norvegia?

Senza ombra di dubbio le Dolomiti!

  • Elenca tre parole per descrivere quello che ha significato per te l’esperienza in Norvegia.

Avventura, relazioni vere e profonde e libertà.

  • C’è un’abitudine o un’attività nuova che hai appreso e che hai portato con te in Italia?

Sicuramente la cosa la colazione salata. Ho iniziato a evitare i cibi dolci tipici della colazione italiana, con grandi benefici! Mangiare uova, pesce, pane e verdura la mattina ti sazia di più e per più tempo, riduce l’apporto di carboidrati e ti aiuta ad essere più concentrato durante il giorno. Poi lo sci di fondo. Non c’è norvegese che non sappia sciare e sono veramente pochi quelli a cui non piace. Io, dopo un po’ di pratica, ho imparato ad apprezzarlo, ma preferirò sempre sci di discesa e sci alpinismo!

  • Com’era Giovanni ad agosto, prima di partire per la Norvegia, e com’è ora?

Penso sia ancora troppo presto perché io sia in grado di dirlo, ma il Giovanni di ora è forse un po’ più introspettivo e analitico, capace di pensare e riflettere su se stesso, sulle situazioni e sulle persone che lo circondano.

 

La prossima settimana, sempre di giovedì, sarà la volta di Yumi Tetsuka. Non perdetevi la sua intervista!






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