“VAGO PER MONTI” CON IL MOUNTAIN RIDER

Quanti conoscono la montagna, la usano spesso come metafora di vita: bisogna rimanere concentrati passo dopo passo, ma quando si alza lo sguardo, magari dopo una grande fatica, regala orizzonti impagabili. Un concetto che calza a pennello con la storia di Fabrizio Vago “il Mountain Rider”, accompagnatore di media montagna iscritto al collegio Guide Alpine regione Veneto, che dopo una laurea in giurisprudenza e 10 anni nel settore amministrativo, a quarant’anni ha deciso che serviva un bel po’ di aria fresca, in senso letterale oltre che metaforico, per vivere veramente.

Fabrizio, come è andata: una scelta drastica o solo la presa di coscienza di cosa avresti voluto fare da grande?

Già in me c’era una grande passione, che doveva esprimersi perché quel che stavo facendo non mi realizzava. Volevo un lavoro che mi stesse bene, come un vestito che mi rimiro tutti i giorni. Col senno di poi è stata quasi una missione, la voglia di trasmettere la mia passione per la montagna ad altre persone, cercando di indirizzarle nel modo più corretto e sicuro possibile ad affrontare l’ambiente montano.

L’amore per la montagna è stato quindi un elemento di coraggio?

Mi accompagna sin da piccolino, dalle scalate allo scialpinismo, ma questa nuova vita mi porta a vedere la passione della montagna sotto un altro aspetto, non solo per me stesso: mi interessa condividerne l’emozione. Quello che mi dà più soddisfazione è accompagnare le persone per sentieri, rifugi, cime e vedere nei loro occhi lo stupore. È la molla che mi conferma di aver intrapreso la giusta strada, è la benzina che brucia, nonostante siano passati molti anni.

Cosa o chi ti ha dato il coraggio di abbandonare una vita di certezze?

Potrei affermare che sono stati scatenanti un paio di libri, come “Adesso Basta” di Simone Perotti, che mi hanno offerto più di qualche illuminazione. Però la scelta la fai tu alla fine e ti trovi di fronte alla tua paura di sbagliare. È come fare un salto in una pozza d’acqua dove non sai quanto è alta. Trattieni il respiro e speri che ce ne sia abbastanza.

Quali sono state le reazioni delle persone attorno a te?

Diverse, mia moglie mi ha sempre sostenuto, mentre qualche difficoltà l’ho avuta con i miei genitori: mi hanno fatto studiare, ho preso una laurea e mi hanno visto lasciare un lavoro a tempo indeterminato e una buona carriera per una via incerta. Ci sono stati dei silenzi pesanti per un periodo. Ora mi vedono felice e il lavoro non manca. Anche gli amici mi davano del pazzo, alcuni sorridevano con scherno. Ora mi scrivono la loro invidia sui social, perché mi vedono sempre all’aria aperta. Bisogna sempre capire: per cosa si cambia? Se c’è una forte passione, si riesce, altrimenti ci si adegua anche a una vita diversa. E aver studiato serve sempre, ti dà un livello di preparazione migliore per affrontare la vita.

Gli itinerari che organizza su cosa si basano?

Li scelgo in base alle persone cui intendo proporli. La mia attività è molto varia, passa dalle “Escursioni del Benessere”, con percorsi facili adatti a tutti, a quelle pomeridiane o notturne nel periodo estivo, molto suggestive. E ancora, le classiche escursioni domenicali, che possono variare in difficoltà o i trekking di più giorni, impegnativi anche fisicamente. Infine faccio corsi di Nordic Walking o le ciaspolate d’inverno, sia diurne che notturne, con la luna piena.

Cosa consiglierebbe a chi segue “tardi”, per necessità o scoperta, una vocazione?

Non posso dire di non aver paura di cambiare, perché se non ci fosse questa paura sarebbe una pazzia. Ma bisogna anche ascoltarla e mettersi in azione, è importante agire, sbagliando o facendo giusto. Come in montagna, bisogna essere concentrati su dove si cammina, sul qui e ora, e sicuramente l’azione fa sì che ci sia meno tempo di pensare alle proprie paure.

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