"Neve" a Vittorio Veneto

Uno spettacolo intimo, delicato, percorso dalla voce dell’anima di un nonno dato per disperso nella campagna di Russia del gennaio 1943, per parlare di Vita.
21 gennaio 1943. Ritirata di Russia. Neve. Tanta.
Nell’insensata tragicità della guerra, un uomo, poi dato per disperso, fa la sua scelta fra la vita e la morte.
Ma la sua scelta segnerà il destino di molti.
Quest’uomo in qualche maniera ritorna, come ombra portata dal vento del tempo. Ma l’eco di quella scelta primigenia ha, nel frattempo, travolto prima una moglie, poi una figlia, poi un nipote.
E il nipote, oggi, esige risposte.
 
Lo spettacolo intimo e delicato che si sviluppa attorno a questa storia è percorso dalla voce dell’anima del nonno dato per disperso nella campagna di Russia. Dalle foto di famiglia, in particolare da quella del nonno, scaturisce il “dialogo” a una sola voce col nipote presente.
Un monologo/dialogo che spoglia la guerra della sua storicità, per farne invece un paradigma della condizione umana, fragile e illusoria. Ma anche una voce alta, che tutti noi - in qualche modo nipoti - non vogliamo dimenticare: una voce che grida l’attaccamento alla vita, istintivo, viscerale e che ci invita a gioire, ad amare e a inseguire il nostro essere di felicità. Sappiamo infatti che il dolore, se non elaborato, si tramanda ai viventi, continuando così nel suo ostinato lavoro di rinnovo della sofferenza. Ma se qualcuno prende in mano quel dolore, ecco che la neve può sciogliersi alla vita, per una nuova primavera.
 
«Parlare di guerra in realtà è un pretesto perché mi serve per dire qualcos'altro – spiega Giovanni Betto, autore e attore dello spettacolo – in realtà quello che voglio io è parlare del dolore perché ho capito dalla mia storia familiare e anche nel confronto con altre persone che il dolore se qualcuno non lo prende in mano, non lo tratta, non lo risolve, non lo mastica, non lo digerisce, il dolore resta, io non so spiegare perché resti però ho capito che resta e resta non solo a chi l'ha provato in primis (mio nonno) ma resta a tutti gli altri: è rimasto a mia nonna, è rimasto a mia mamma e, in qualche modo, è rimasto anche a me. E allora io un giorno che mi sono stancato di avere queste cose in giro per casa ho pensato visto che faccio l'attore “Ma magari ci scrivo una storia sopra”».

Giovanni Betto si è formato con diversi attori e registi, fra cui Mirko Artuso, Andrea Pennacchi, Ramiro Besa, Giacomo Rossetto, Anna Tringali, sulla drammaturgia col regista e drammaturgo Giorgio Sangati, sulla commedia dell’arte con l’attore Fabrizio Paladin e il Teatro del Norte di Oviedo, sull’uso della voce con la coach Chiara Veronese. Ora si dedica al teatro, alla lettura scenica e alla formazione sulla lettura espressiva. Con Effetti Personali Teatro debutta nel 2010 con “Un principe, una volpe, una rosa”, liberamente ispirato a “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry e nel 2012 porta in scena il monologo “Una colomba”, di Luciano Colavero, testo finalista al Premio Riccione, per la regia di Vincenzo Ercole. Nel 2016 è nel cast del film “Finché c’è prosecco c’è speranza”, nelle sale dal 31 ottobre 2017, di Antonio Padovan, con Giuseppe Battiston, Rade Serbedjia, Liz Solari, Roberto Citran, Silvia D’Amico.

Lo spettacolo teatrale NEVE di e con Giovanni Betto, con la regia di Mirko Artuso e distribuito da Luisa Trevisi, si è aggiudicato il quarto posto al Festival di Teatro IN-BOX 2018, è stato selezionato da Visionari Kilowatt Festival 2018 ed è tra Finalista Bando Ermo Colle 2019. Sabato 26 ottobre alle ore 20.45 sarà messo in scena nel Teatro del Seminario Vescovile di Vittorio Veneto (Largo Seminario, 2). Il biglietto d'ingresso del costo di 10 euro sarà devoluto alla Scuola dell'Infanzia "Sinite Parvuluos" di Colle Umberto. Prevendite: edicola "Grillo" Via Caronelli 5 Colle Umberto o edicola "Da Rold Oscar" Via Matteotti 116 Vittorio Veneto. Prenotazioni al n° 333/9541029.






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