“Through our eyes” a San Vendemiano

La mostra fotografica racconta, attraverso gli occhi dei bambini siriani, le difficili condizioni di vita nei campi profughi, e al tempo stesso dice speranza, quella che c'è ancora in chi è capace di cogliere nella realtà segni di bellezza, nonostante tutto.

“Through Our Eyes” sbarca finalmente a San Vendemiano. La mostra fotografica sarà ospitata presso la Libreria Chiodo Fisso a partire da martedì 5 ottobre 2021 e fino a domenica 24 ottobre 2021. Le fotografie saranno esposte a partire dalle ore 18:00 del giorno 5 ottobre 2021, negli orari di apertura della libreria: lunedì dalle 09:00 alle 15:30, martedì dalle 09:00 alle 15:30 e dalle 17:30 alle 20:00, dal mercoledì al sabato dalle 09:00 alle 12:30 e dalle 15:30 alle 19:00.

Gli scatti che compongono la mostra fotografica sono stati realizzati nell’hotspot dell’isola greca di Samos e nei campi per sfollati di Ad-Dana, provincia di Idlib, nel nord ovest della Siria. Dietro le macchine fotografiche gli studenti dei centri educativi di Still I Rise, minori tra i 10 e i 17 anni che per la prima volta hanno avuto la possibilità di raccontare la propria vita. Uno sguardo unico che ci catapulta con forza in uno dei buchi neri d’Europa, dove i diritti umani vengono quotidianamente violati e in un contesto, spesso dimenticato come quello della Siria, martoriato da dieci anni di guerra. 

“Through Our Eyes” ha coinvolto 48 studenti del centro educativo Mazí (Samos) e nove studenti del centro educativo Ma’an (Siria). Gli scatti sono circa 300, nella mostra ne vengono rappresentati una parte, tutti correlati dalle didascalie scritte dagli stessi giovani fotografi.

Il progetto fotografico è stato realizzato da Nicoletta Novara, ideatrice della mostra. I minori hanno imparato ad utilizzare una macchina fotografica in maniera professionale, a scattare in differenti condizioni di luce, si sono esercitati nel ritratto e nella street photography e hanno utilizzato programmi di editing. Al termine dei moduli formativi, ogni studente ha ricevuto una Kodak usa e getta a colori, con il compito di raccontare la propria vita al di fuori della scuola.

Il progetto, in Siria, è stato guidato del fotografo locale Mahmoud Faisal.

“Through Our Eyes” svela così, in modo intimo e disarmante, le difficoltà che i ragazzi e le ragazze si trovano a dover fronteggiare ogni giorno nel campo profughi di Samos. Le fotografie sono divise in due capitoli: pre e post pandemia. Parte degli studenti si è infatti trovato a vivere nel campo profughi durante il lockdown. Le loro immagini ci raccontano l'impossibilità di rispettare il distanziamento sociale, la paura di ammalarsi, la reazione delle persone che hanno iniziato ad avviare piccole attività per sopravvivere.

Gli studenti ci hanno consegnato anche fotografie di speranza. Scatti che narrano di un mare bellissimo, delle colline e degli alberi sull'isola di Samos e che raccontano l'entusiasmo nella scoperta dell'Europa e della nostra cultura.


“Attraverso i nostri occhi” è diventato un libro pubblicato da Bur uscito in tutte le librerie d'Italia il 3 novembre 2020. Il libro si apre con una favola scritta da Nicolò Govoni, presidente di Still I Rise, e prosegue con una selezione degli scatti della mostra. Ogni fotografia è accompagnata da una nota scritta dagli stessi minori che ricordano il periodo passato sull'isola e raccontano dei propri sogni e speranze per il futuro.

Quello siriano è un racconto diverso, c’è dentro tutta la sofferenza di bambini e bambine dai 10 ai 15 anni che hanno vissuto tutta o parte della loro vita con la guerra come inossidabile compagna. I giovanissimi fotografi ci mostrano bambini che giocano nel fango, intrappolati in una vita che non lascia spazio all’innocenza. Tra le fotografie di queste vite al limite, trascorse in tende gelide d’inverno e soffocanti d’estate, ci sono anche scatti poetici: un sasso che cade in uno stagno o la luce della sera che scende sulla terra martoriata.

Il grido di speranza che si leva dal lavoro fotografico realizzato dagli studenti di Ma’an è chiaro: non dimenticate la Siria e non smettete mai di parlarne.






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