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07 Dic 2017


È ufficiale: l'arte dei pizzaioli napoletani diventa Patrimonio Unesco

Identità enogastronomica italiana sempre più tutelata nel mondo.

Finalmente è deciso: l’arte dei pizzaioli napoletani ora è Patrimonio Culturale Intangibile dell’Umanità. La notizia è arrivata dal Comitato Intergovernativo dell’Unesco, organo esecutivo composto da 24 paesi (di cui solo Austria e Cipro europei) che da Jeju, in Corea del Sud, ha votato all’unanimità l’unica candidatura italiana. Dopo 8 anni di lavoro e negoziati ha così riconosciuto il lavoro, la passione, il gergo, la ritualità fatta di gesti ed espressioni dei pizzaioli napoletani come unici al mondo, premiandone il valore storico, culturale, antropologico.

«Non è la pizza ad essere tutelata: la pizza è un prodotto, in quanto tale non è annoverabile tra i patrimoni immateriali», sottolinea il professor Pier Luigi Petrillo, consigliere del ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali che ha seguito per il Mipaaf la candidatura. «Questo – prosegue Petrillo – è un riconoscimento senza precedenti che premia l’arte di chi è riuscito a trasformare il modo di mangiare del mondo manipolando due elementi basici come acqua e farina. Un lavoro che richiede dedizione e simbolo di riscatto sociale per tanti ragazzi che nelle pizzerie hanno costruito il loro futuro con passione». 

Sotto l’aspetto economico-materiale probabilmente non cambierà nulla. Sicuramente cambia, però, il valore che agli occhi del mondo assume l’arte dei pizzaioli napoletani come espressione della cultura della comunità campana e del popolo italiano. Si riconosce il valore di una tradizione sostenibile, portata avanti da uomini che hanno nutrito le loro comunità con le materie prime alla base della dieta mediterranea. Ora finalmente tutti sapranno che dietro la pizza c’è una grande storia, cominciata a Napoli. Una storia che non va data per scontata, e in questo senso la candidatura nasce anche in contrapposizione alle multinazionali della pizza. Ormai tutti fanno la pizza: si mangia ai quattro angoli del pianeta con gli americani che sono i maggiori consumatori del mondo (13 chili a testa), e che l’anno scorso avevano persino pensato di candidare la loro pizza «american style». Ora quest’arte che rappresenta l’Italia può dirsi al sicuro.

L’arte dei pizzaioli napoletani è la settima (italiana) a essere iscritta nel Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco. Quelle che sono finora in lista sono l’opera dei pupi (iscritta nel 2008) il canto a tenore (2008), la dieta mediterranea (2010), l’arte del violino a Cremona (2012), le macchine a spalla per la processione (2013), la vite ad alberello di Pantelleria (2014).






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