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23 Set 2019


A Roma si celebra la Luce della Vita

In Piazza del Popolo una luce si accende per ogni vita che nasce

La notizia

Ha un che di magico il brusio che ogni sera anima Piazza del Popolo a Roma. Se in una serata settembrina ci si trova lì quando cala il sole, ci si accorge che gli scalini dei suoi monumenti diventano l’ultima sosta per turisti entusiasti ma dai piedi stanchi, il ritrovo emozionante per coppie di ogni età o, ancora, si respira la sana voglia di spaccare il mondo delle compagnie di amici, che hanno scelto quella piazza per dare il via alla serata.
Da quest’estate, inoltre, c’è una tensione positiva in più nell’aria. Si fatica a lasciare andare la piazza con gli occhi, c’è un senso di attesa, quel carico emozionale tipico di quando sta per avvenire qualcosa di bello. Con tutta l’adrenalina, tuttavia, di non sapere quando precisamente ciò avverrà. Probabile sia questa la vera esperienza da percepire con l’installazione “Ai nati oggi”, opera di Alberto Garutti, artista e docente universitario, che celebra le nuove vite che nascono grazie a un collegamento tra i lampioni della piazza e il reparto maternità del Policlinico Gemelli.
Da inizio luglio e fino a fine anno, infatti, ogni nuovo nato viene annunciato con un gioco di luci di delicata intermittenza, una pulsione vitale, della durata di trenta secondi. Un’attesa trepidante per un benvenuto al mondo che diventa gioia collettiva.

La testimonianza

Pare che la media nascite si aggiri attorno alle 11 vite nuove ogni giorno. Nell’avvicinarmi alla piazza, a tramonto ormai avvenuto, arrivo a capire che ciò significa una media di una nascita ogni due ore, o più. Una volta lì tuttavia, l’emozione dell’attesa si carica anche di un’altra percezione, quella visiva. Non si discostano gli occhi dalla piazza. Si attende talmente tanto “il momento” che c’è il timore di voltare le spalle ai lampioni, tantomeno si cerca lo schermo del cellulare che, si sa, può farci perdere ben più di 30 secondi senza che ce ne rendiamo conto. Un altro aspetto positivo dell’opera, quindi, è questo: permettere alle persone di fruire della piazza, viverla con passione, con lo sguardo o con i passi, in attesa di partecipare alla celebrazione della bellezza della vita. 
Certo, manca un elemento fondamentale in questa testimonianza: nel tempo in cui ho potuto respirare questa magia, non sono avvenute nascite. All’inizio, prima di arrivare, questo mi sarebbe sembrato una disdetta. Invece, al termine del tempo di osservazione, costretta a rientrare perché ormai l’ora si faceva tarda e avevo il mio percorso da fare, la magia in me è rimasta. È quella che mi ha fatto stare ancorata ai sanpietrini della piazza, seduta sui gradini a guardarmi attorno con occhi disincantati. È quella respirata, appena arrivata nella notte romana, a pieni polmoni, mentre a seguire si è trasformata in morbidi sospiri, tipici di quando si fanno grandi ragionamenti. E quale ragionamento è più grande del mistero della vita e delle potenzialità che ogni nuova nascita porta con sé? Credo sia questo il senso dell’intera installazione, tornare a casa riconoscenti del dono che abbiamo, motivati a riprenderlo in mano ogni giorno per dare il meglio di noi, farne il capolavoro che merita di essere, possibile tuttavia solo se ci si guarda anche attorno, conoscendo le vite che ci circondano. 





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