#IORESTOACASA... alla finestra a cantare

In questa pausa abbiamo il tempo di riflettere e d'improvvisare dei flashmob musicali…

Il termine flashmob è stato coniato nel 2003. Si tratta ovviamente di una parola inglese, nata dall’unione di due termini: flash, ovvero lampo/rapido; mob, ovvero folla. Si indica in questo modo un improvviso assembramento di persone in uno spazio pubblico, pronto a dissolversi rapidamente. In quel lasso di tempo però tutti sono impegnati in un’attività comune, generalmente ballo e canto.

Il primo flashmob risale al 2002, quando a New York si tenne il “No Pants Subway Ride”, rapidamente diffusosi anche in Europa. Gli autori di quell’evento appartenevano al gruppo Improv Everywehere, ancora oggi tra i più attivi. In Europa il primo flash mob si è tenuto nel 2003, in Italia e per la precisione a Roma. Ad oggi l’evento con più partecipanti al mondo si è svolto a Rio de Janeiro nel 2013, con 1200 vescovi e circa 3 milioni di persone, riunitisi sulla spiaggia di Copacabana nella “Giornata Mondiale della Gioventù”.

L’iniziativa è tornata in auge proprio in questi giorni di isolamento, per comunicare e mantenersi uniti al di là delle distanze: ciascuno dalla finestra della propria casa, in un orario concordato, si ritrova a cantare, e le varie voci risuonano in cielo all’unisono. Dopo L’Inno di Mameli, è stata la volta di Azzurro (Adriano Celentano) seguito da un applauso ai tanti medici e infermieri che in questi giorni stanno letteralmente donando la propria vita ai pazienti ricoverati negli ospedali. E poi tutti alle finestre per un minuto con torce o luminarie: un piccolo segno ripreso dal satellite che mostra che l’Italia è Viva e Unita.

Sono già stati lanciati da Roma altri flashmob musicali #IORESTOACASA che sicuramente faranno il giro d’Italia:

  • Venerdì 20 marzo, ore 18.00: Strada facendo (Baglioni)
  • Sabato 21 marzo, ore 18.00: L’Italiano (Cotugno)
  • Domenica 22 marzo, ore 18.00: Ciao Mamma (Jovanotti)

 

Una bella iniziativa in questa situazione d’emergenza, in cui tutti siamo messi a dura prova.

Si potrebbe scegliere la nota musicale dalla quale dopo ripartire, per esempio...

 

Dopo, facciamo viceversa

Ma se dovessimo spiegare

in pochissime parole

il complesso meccanismo

che governa l'armonia del nostro amore

basterebbe solamente dire

senza starci troppo a ragionare

che se noi adesso stiamo male poi possiamo fare... viceversa. 

 

Se dopo aprissimo le porte

e ci dessimo la mano

se dopo ci guardassimo dritti negli occhi

e ci abbracciassimo invece di stare un metro lontani.

 

Se dopo negli ospedali

entrassimo a rincuorare i malati e gli anziani

senza più maschere sul viso

trovassimo il coraggio di baciare e... spuntasse un sorriso.

 

Facciamo viceversa

tutto andrà bene 

perché dopo questo cosa ci resta?

 

Se finalmente liberi di viaggiare

c'incontrassimo numerosi sotto gli alberi

in quest'area divenuta verde 

e senza coprirsi la bocca e il naso

assaporassimo gli odori e l'arrivo della Primavera?

  

(Rivisitazione della canzone Viceversa di Francesco Gabbani)

 

Articolo inviatoci da un nostro affezionato lettore






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