La saggia decisione di Nico Rosberg

Nico Rosberg, a soli 31 anni e all’indomani della vittoria del suo primo titolo mondiale, annuncia di voler terminare la sua carriera. La decisione del neocampione di Formula 1 sorprende un po’ tutti.

Certo, non passerà alla storia come “il più titolato”, categoria nella quale abbiamo già iscritto lo sfortunato Michael Schumacher. E neppure in quella delle “leggende”, come Ayrton Senna e Villeneuve. Ma la decisione di appendere il volante al chiodo nel punto più alto della carriera lo iscriverà, senza dubbio, nella categoria degli “uomini saggi”. 

È più naturale spingersi oltre, piuttosto che riconoscere il limite. Per spingersi oltre basta l’istinto, per riconoscere il limite occorre più forza: la forza della mente congiunta alla volontà, che gli antichi chiamavano “phronesis” (saggezza), il più valido ausilio nell’agire pratico e nella scelta del bene.

Sappiamo tutti come può ridursi uno sportivo che trascina stancamente la propria carriera dagli altari alla polvere, dalla gloria del podio fino agli abissi dell’anonimato. La maggior parte degli sportivi è attratta dalle carriere infinite, per crescere nei contratti e nei privilegi dell’effimero, mettendo a repentaglio valori, salute, affetti e poi ritrovarsi con niente una volta che il successo è sfuggito.

Smettere al top della carriera è una decisione saggia e controcorrente.  È un modo, se vogliamo, per congelare ed eternare il ricordo di sé come di un campione invitto per sempre, senza concedere a nessuno l’onore della sfida. Ma è anche un modo per consacrare il significato di quella vittoria, lo sforzo e il senso di un cammino che ha condotto alla cima.

Come Filippide che corse a perdifiato solo per portare la buona notizia della vittoria di Maratona in quella che fu chiamata la madre di tutte le corse, così si può dire che Rosberg non ha corso per la gloria riservata agli sportivi ma per comunicare un messaggio positivo, quello di chi lotta per un obiettivo e alla fine trova un senso nella vittoria che non potrà mai più replicare perché è sfuggita nel momento stesso in cui l’ha raggiunta – momento unico e irripetibile in quanto esito di un percorso dotato di un senso preciso.

Questo il messaggio da veicolare nel mondo dello sport, soprattutto ai bambini che si apprestano a diventare i campioni di domani: l’importante è giocare e vincere, sempre misurandosi con i propri limiti e conferendo un senso a quel che si fa; dimostrare a se stessi di essere capaci di porsi un obiettivo e di raggiungerlo contando sulle proprie forze; non sovvertire i valori, non sacrificare mai l’essenziale in nome dell’effimera gloria.

Il ritiro di Rosberg è una metafora della buona battaglia combattuta in vista di una gloria più grande. Ora non gli resta che confermarsi uomo di valore nel calore degli affetti cui quella sua vittoria è dedicata.






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