La statua 3D restituisce le fattezze dell'Uomo della Sindone

Il modello, realizzato dall’Università e dall’Ospedale di Padova seguendo i segni impressi sul lenzuolo della Passione di Cristo, conferma i vangeli.

Era alto all’incirca un metro e ottanta, aveva i capelli lunghi e un corpo magro e muscoloso, che, dopo lo strazio delle torture, sembra essere misteriosamente scomparso. L’immagine di Cristo restituita dai più recenti e sofisticati studi sulla Sacra Sindone è incredibilmente vicina a quella che da secoli tramanda l’arte sulla base dei racconti evangelici.

Il modello 3D è stato realizzato da un gruppo multidisciplinare dell’Università e dell’Ospedale di Padova, dove è stato presentato proprio in questi giorni, coordinato da Giulio Fanti, docente di ingegneria industriale, in collaborazione con lo scultore Sergio Rodella. I risultati ottenuti, dopo due anni di rigorosi studi tecnico-scientifici, sono stati anche presentati alla comunità scientifica negli Stati Uniti, nonché pubblicati nella rivista internazionale Peertechz Journal of Forensic Science and Technology.

Ricavata seguendo le misure millimetriche dell’immagine bidimensionale impressa sul lenzuolo in cui fu avvolto il corpo di Gesù deposto dalla croce, la statua rivela particolari in accordo con i racconti dei vangeli.

Anzitutto conferma la piena autenticità del lenzuolo, databile al primo secolo dopo Cristo. «Il tessuto – spiega il prof. Fanti[1] proveniva dall’India, come suggeriscono le polveri rimaste impigliate nel tessuto». E aggiunge: «Alcune sostanze presenti nelle tracce di sangue, quali la creatinina, la ferritina e la biliverdina, confermano che la sindone avvolse un uomo a lungo torturato: il nostro corpo le rilascia solo se in stato di particolare sofferenza, ed è impensabile che siano state aggiunte chimicamente a posteriori perché la conoscenza e lo studio di questi meccanismi sono cosa recente».

Ma le informazioni raccolte vanno oltre: «Possiamo dichiarare con assoluta certezza che la sindone avvolse il corpo di un uomo crocifisso – continua Fanti – perché l’immagine che si è impressa, rimasta intatta nella rigidità della morte, è proprio quella della posizione assunta nella crocifissione. Il calco rende l’idea in modo molto chiaro. Non solo: non possiamo dire, dal punto di vista scientifico, che quest’uomo fosse Gesù Cristo, ma possiamo dire che fu prima crocifisso e poi, diciamo, risorto. Ci sono segni così particolari, ancora oggi non del tutto spiegabili dalla scienza, che fanno pensare a una smaterializzazione». Il corpo non può essere stato trascinato o trafugato: il sangue del sepolcro non era in crosta solida, quindi un minimo trascinamento avrebbe prodotto una sbavatura, ma sul lenzuolo non si riscontrano sbavature. Come ammette Fanti, «nel sepolcro è avvenuto un mistero inspiegabile dal punto di vista scientifico, molto probabilmente una forte esplosione di energia provocata da un campo elettrico» che ha lasciato sul lenzuolo di lino l’immagine di un uomo martirizzato e che ora possiamo vedere in 3D. «La ricerca certo continua – chiosa Fanti –, ma la verità, forse, sta oltre».

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[1] Parole riportate da Il Mattino di Padova, 21 marzo 2018.






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