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05 Feb 2019


La vite è tra le piante più intelligenti: lo racconta Stefano Mancuso a San Pietro di Feletto il 6 febbraio

Secondo appuntamento della rassegna “Viticoltura a San Pietro di Feletto. Aspetti e problematiche”.

Se le piante sono intelligenti, la vite è una delle piante più intelligenti. Lo dimostreranno mercoledì 6 febbraio a San Pietro di Feletto il professor Stefano Mancuso, neurobiologo vegetale e docente all’Università di Firenze, e Diego Tomasi, ricercatore CREA-VE, il centro di ricerca per la viticoltura di Conegliano, tra i quali è nata una collaborazione che nei prossimi mesi ed anni approfondirà lo studio dell’intelligenza della vite.

L’evento che vedrà protagonisti i due ricercatori si terrà alle ore 20 presso l’aula magna della scuola primaria di Rua di Feletto (via della Libertà), nell’ambito di “Viticoltura a San Pietro di Feletto. Aspetti e problematiche”, la storica rassegna dedicata alla vite e al vino, giunta alla 15ª edizione. 

«Le piante sono intelligenti nella stessa maniera degli animali, nel senso che sono capaci di risolvere problemi, che è la base stessa dell’intelligenza – afferma il professor Mancuso -. I diversi organismi viventi hanno sviluppato ed evoluto sistemi adattativi diversi. Solo una frazione minuscola di esseri viventi su questo pianeta utilizza il cervello per fare quelle operazioni che noi normalmente riassumiamo sotto il nome di intelligenza. La stragrande maggioranza della vita, quella priva di cervello, non è per questo meno intelligente. Anzi: ha evoluto una serie di strategie e di meccanismi differenti da quelli animali per fare le stesse cose. È presuntuoso ritenere che l’intelligenza sia un dominio dell’uomo e degli animali più vicini ad esso e che l’enorme quantitativo di esseri viventi che sono le piante ne sia privo. Le piante fanno infatti tutto quello che fanno gli animali, solo in maniera diversa: le piante si difendono (senza correre), riescono a memorizzare e ad apprendere: sono in grado di distinguere tra stimoli diversi, di rispondere in modo appropriato e pure di ricordare a distanza di tempo. Insomma: tutte le caratteristiche funzionali che sono presenti in esseri con cervello sono presenti anche in esseri senza cervello!». 

Toccherà al coneglianese Diego Tomasi portare alcuni esempi di intelligenza vegetale applicati alla vite. «Farò vedere – anticipa – come la vite abbia selezionato alcuni meccanismi che la portano ad essere tra le piante più intelligenti, portando un esempio sulla sofisticatezza dei suoi apparti radicali che riescono a capire in poco tempo dove si trova e cosa deve fare; portando un esempio sull’alleanza tra la vite e le piante che le stanno attorno e su come questa coabitazione possa influenzare la qualità dell’uva e di conseguenza del vino; portando infine un esempio su come nel giro di poche settimane la pianta della vite sappia adattarsi alle condizioni climatiche».

Dietro questi studi, non c’è solo un grande amore per la ricerca ma anche la volontà di mettere a disposizione di uno dei distretti del vino più importanti d’Italia le conoscenze che permettano l’utilizzo di specifiche tecniche agronomiche in grado di valorizzare e sfruttare l’intelligenza della vite nella gestione del suolo e della biodiversità a partire della capacità di questa pianta di adattarsi all’ambiente.






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