Umanamente sostenibile: cambiare

Alcune considerazioni emerse dalla tavola rotonda dei giorni scorsi a Mogliano Veneto con il prof. Stafano Zamagni (economista), mons. Michele Tomasi (vescovo di Treviso), e Vito Mancuso (teologo) sul tema caldo del lavoro oggi.

Il Consiglio generale della Cisl Belluno Treviso che si è tenuto martedì 5 e mercoledì 6 luglio a Villa Braida a Mogliano Veneto (Treviso) si è interrogato sul lavoro oggi, dentro la complessità del momento storico che stiamo attraversando. Il cambiamento è stato il filo conduttore della tavola rotonda (“Lavoro che cambia, lavoro da cambiare”) nella quale si sono confrontati l’economista Stefano Zamagni, monsignor Michele Tomasi, vescovo di Treviso, e Giulio Romani, segretario confederale della Cisl, introdotti dal segretario generale della Cisl territoriale Massimiliano Paglini e moderati dal giornalista Mattia Zanardo.

«Siamo in una fase di grandi cambiamenti – ha spiegato Paglini –: dobbiamo cogliere questa situazione per realizzare una vera transizione ecologica, ma anche una transizione sanitaria, energetica, tecnologica e soprattutto lavorativa (…)  Quello che è certo – ha detto ancora Paglini – è che il mondo del lavoro va cambiato perché oggi imperano diversità di trattamenti e di applicazione dei diritti, troppo spesso prevale ancora la logica dello sfruttamento e il giusto salario o la conciliazione tempi di vita e tempi di lavoro sono per molti datori da lavoro ancora orpelli sgradevoli e inutili. È un mondo in cui smart working e part-time sono abusati o considerati privilegi, in cui i giovani, molto più selettivi e forse ambiziosi dei loro padri, sono letti come scansafatiche: molto più facile giudicarli così, anziché scendere in profondità e provare a capire il loro disagio».

L’economista Stefano Zamagni ha parlato di “lavoro umano”, di “armonizzazione fra tempi di vita e tempi di lavoro”. «Il lavoro è un diritto in quanto è un bisogno umano fondamentale – ha detto il docente – oggi la vera battaglia è tornare a parlare il linguaggio dei valori, andare oltre l’organizzazione tayloristica, che è disumana: oggi le imprese venete non navigano bene perché continuano ad essere tayloriste, devono rivoluzionare l’organizzazione del lavoro, questa è una grande battaglia di civiltà».

«Va recuperata la dimensione spirituale e umana del lavoro – ha aggiunto il vescovo Tomasi – ricordandosi la centralità della persona umana, che significa che, se da un lato ognuno di noi ha una dignità inalienabile, dall’altro che non può esistere un sistema che annulli le persone. Esistono delle persone che lavorano, non il lavoro. Il sistema economico come quello sviluppato negli ultimi 40 anni è ormai impensabile, perché non è sostenibile da alcun punto di vista».

«Affinché il lavoro si possa emancipare – ha sostenuto Giulio Romani – c’è bisogno davvero che si affermi il diritto alla partecipazione dei lavoratori, con un ruolo nella costruzione del cda delle aziende, delle strategie e degli obiettivi delle singole imprese, un ruolo nelle scelte strategiche aziendali e del Paese. Il lavoro povero in Italia esiste perché stiamo assistendo a un fenomeno di involuzione del lavoro, che è involuzione della garanzia del lavoro, che si traduce in discontinuità estrema».

Il convegno si è concluso con l’intervento di Vito Mancuso, teologo, filosofo, docente, editorialista de La Stampa, al quale è stato chiesto «di portarci fuori dagli schemi canonici dell’economia, della tecnologia, ma soprattutto di parlarci di pensiero e di libertà»; con queste parole il segretario generale della Cisl Belluno Treviso Massimiliano Paglini ha introdotto l’intervento del teologo.

Mancuso, rifacendosi al pensiero dei grandi pensatori, da Platone a Feuerbach a Spinoza, ha condotto i presenti lungo un percorso nei territori più profondi dell’essere umano, alla ricerca della caratteristica che ci distingue dagli altri esseri viventi. «Cambiare – ha esordito – è il titolo di questo incontro, ma quello che io desidero dirvi è che oggi è fondamentale non farci cambiare dal mondo, ma rimanere umani. Ciò che ci distingue dagli altri esseri è uno spazio vuoto dentro di noi, il caos, l’indeterminazione, che può essere chiamato anche in un altro modo: libertà. La libertà afferisce al caos, alla indeterminazione, e il primo passo che la rende vitale è la liberazione: è la “libertà di”, ossia l’esercizio del libero arbitrio, che poi diventa “libertà per”, quando sei così consacrato a un ideale che non c’è più neanche il minimo dubbio, infine la “libertà con”, quando si crea comunità. Se siamo spazio vuoto, se siamo libertà, che cosa è l’essere umano? Un agente morale, capace di responsabilità, siamo caos alla ricerca di logos».

Dalla sintesi di questo convegno si possono trarre molti spunti su cui riflettere a vario livello, per non smettere mai di credere che cambiare è possibile, umanamente sostenibile. Anche a costo di andare contro-corrente!






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