Una nuova economia possibile

L'economista Stefano Zamagni traccia la strada per un'economia civile, un modello di sviluppo inclusivo, partecipato e collaborativo che parte dal basso e che intende dare nuovo slancio alla vita pubblica, rispondendo all'insoddisfazione generale dei cittadini e ridando speranza.

In questo momento storico, segnato da fenomeni di portata epocale - nuova globalizzazione, quarta rivoluzione industriale, aumento sistemico delle diseguaglianze sociali, straordinari flussi migratori, questioni ambientali e climatiche, etc. -  non basta ri-formare, occorre piuttosto tras-formare.

Ne ha parlato il prof. Stefano Zamagni, economista e presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, ieri sera a Conegliano (TV) in un gremito Auditorium Toniolo.

Dopo quasi due secoli di economia politica, oggi ci si trova di fronte a dei nodi che non si riesce a risolvere. Per questo riaffiora il paradigma dell’economia civile, anche su sollecitazione di papa Francesco che ha convocato ad Assisi giovani economisti e giovani imprenditori di tutto il mondo, invitandoli a fare un patto «per cambiare l’attuale economia e dare un’anima all’economia di domani» nello spirito di San Francesco (“The Economy of San Francesco”), quindi nel segno della giustizia, della fraternità, della sostenibilità e di un nuovo protagonismo che veda coinvolto anche chi oggi è escluso. Si tratta, in altre parole, si transitare dal paradigma dell’economia politica al paradigma dell’economia civile. Il prof. Zamagni ha ben spiegato la differenza. L’economia politica parte dall’assunto di Hobbes homo homini lupus (“l’uomo è un lupo per gli altri uomini”), ripreso da Adam Smith e tradotto nella metafora dell’homo economicus, le cui principali caratteristiche sono la razionalità (intesa come calcolo) e l’interesse esclusivo per la cura dei suoi propri interessi individuali; in un quadro antropologico così pessimistico, il sistema economico serve a limitare i danni per massimizzare il bene totale. L’economia civile, invece, parte dall’assunto homo homini natura amicus (“l’uomo è per natura amico degli uomini”) formulato da Antonio Genovesi, padre del primo cattedrato di economia civile (Napoli, 1754) che si è formato sui testi della scuola francescana; è chiaro che, assumendo questa antropologia positiva, la società si fonda su relazioni di fiducia (e non sull’intimidazione) e l’economia serve a consentire a ciascuno di fare il bene di cui è capace per tendere insieme al bene comune.
L’iniziativa di papa Francesco, “The Economy of Francesco”, ha avuto un'adesione corale, ben al di sopra delle aspettative, e questo è già un fatto significato: c’è un ritorno di interesse all’economia civile, perché ci si rende conto che rimanendo incastrati nel paradigma dell’homo economicus i grossi problemi e nodi delle società di oggi non possono essere risolti.

Il prof. Zamagni è ottimista: «Oggi finalmente le cose stanno cambiando, e questo apre alla speranza». Egli è tra i firmatari del Manifesto per la creazione di un soggetto politico “nuovo” d’ispirazione cristiana e popolare, il cui obiettivo è avanzare proposte di trasformazione che garantiscano una prosperità inclusiva e rendano civile non solo l’economia ma anche la politica. Per sommi capi, «bisogna andare verso un modello di ordine sociale fondato su Stato, Mercato, Comunità, in cui i corpi intermedi siano valorizzati per le loro proprie specificità, – avverte Zamagni – e assumere il principio di sussidiarietà circolare, garantire la piena occupazione, riscrivere le regole che governano il commercio internazionale sottraendole alla logica del neocolonialismo, lavorare sulla finanza in modo da contrastare i cosiddetti “paradisi fiscali”, creare un’Organizzazione Mondiale dell’Ambiente, assicurare la pace, considerare la famiglia come una risorsa oltre che come bene in sé da tutelare, ripensare all’educazione…». A questo proposito, papa Francesco il prossimo 14 maggio convocherà tutti i capi di stato e di governo in Vaticano per chiedere loro di sottoscrivere il patto globale sull’educazione. Si tratta di un evento mondiale volto a «ravvivare l’impegno per e con le giovani generazioni, rinnovando la passione per un’educazione più aperta ed inclusiva, capace di ascolto paziente, dialogo costruttivo e mutua comprensione. Mai come ora, c’è bisogno di unire gli sforzi in un’ampia alleanza educativa per formare persone mature, capaci di superare frammentazioni e contrapposizioni e ricostruire il tessuto di relazioni per un’umanità più fraterna».

Il vero cambiamento può venire solo dal basso, recuperando le energie vitali della società civile, molte delle quali sono promosse e consolidate dall’esperienza cristiana. È tempo che la politica torni a svolgere un ruolo fondamentale per la rigenerazione della vita pubblica. Oggi abbiamo una democrazia messa al servizio delle esigenze del mercato, invece è la democrazia a dover dare all’economia delle linee guida per uno sviluppo umano integrale: non si può pensare a una crescita economica, che escluda o impoverisca le relazioni interpersonali e la dimensione spirituale/culturale dell’esistenza.

La lectio magistralis del prof. Zamagni rientra nel più ampio “Percorso di Formazione all’Impegno Sociale” curato dall’Ufficio Diocesano per la Pastorale Sociale e del Lavoro. Il Vescovo Corrado Pizziolo, nell’introduzione ai lavori, ha ricordato che l'iniziativa diocesana è presente sul territorio dal 1985 attraverso progetti culturali nell'area sociale ed economica e la risposta è sempre positiva, a dimostrazione che il tema è molto sentito e che «il percorso non è un fuoco di paglia».

Sulla pagina Facebook del Centro Culturale Humanitas è disponibile il video integrale della serata.






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