Vado a scuola

Che cosa significa “andare a scuola” oggi in Italia, in Africa, nell’estremo Oriente, in Sud America? Com’è cambiata la scuola italiana negli ultimi decenni? Esperienze di vita scolastica a confronto.

Ormai da quattro anni il Venerdì che precede la “Festa dei popoli” l’Oratorio “S. Giovanni Paolo II” della parrocchia di S. Vendemiano ospita una Tavola Rotonda, una serata interculturale  in cui persone provenienti da Paesi differenti, o da esperienze differenti, discutono e riflettono insieme intorno a un tema scelto dal gruppo “stili di vita”, con lo scopo di conoscere e valorizzare le peculiari caratteristiche delle diverse culture, ma anche di scoprire le affinità e i punti di contatto che le uniscono.

Quest’anno le riflessioni sono state dedicate a una tematica attualissima, sempre presente nelle tavole dei pranzi domenicali delle nostre famiglie così come in quelle delle commissioni parlamentari, ovvero l’educazione scolastica, colta nelle sue diverse sfaccettature attraverso i racconti di vita tenuti da ragazzi, uomini e donne provenienti dai quattro angoli della Terra.

Fulcro dell’evento, avvenuto lo scorso 19 Maggio, è stata la presentazione del progetto didattico ideato dal gruppo “stili di vita” della parrocchia e rivolto ai ragazzi della classe II B della Scuola Media “G. Saccon” di S. Vendemiano, attraverso il quale gli alunni hanno avuto l’occasione di compiere un viaggio virtuale in tutti i continenti, per scoprire diversi modi di vivere la scuola e al contempo di riflettere intorno alla sua importanza per la formazione di ogni ragazzo. Attuato nei mesi di Aprile e Maggio, il progetto ha preso avvio e ispirazione dalla visione del documentario di Pascal Plisson “Vado a scuola”, che dà il nome al progetto, in cui vengono raccontate le storie di vita scolastica di quattro ragazzi provenienti da quattro Paesi diversi, disposti ad affrontare quotidianamente lunghi e faticosi viaggi pur di ricevere un’istruzione e garantirsi un futuro migliore. Dopo aver discusso intorno alle loro storie, la classe ha incontrato Marco Provenzale, presidente dell’associazione “Rete progetto pace” di Treviso, che ha descritto la difficile situazione in cui vivono i loro coetanei siriani rifugiatisi all’interno dei campi profughi della Giordania, così come la realtà scolastica, ancora oggi complessa e delicata, vissuta dagli studenti dell’Ex Jugoslavia. Infine, i ragazzi hanno chiesto ad alcuni compagni e a una mamma provenienti da altri Paesi, così come al nonno di uno di loro, di raccontare le loro esperienze di scuola, mettendone in luce le differenze e i punti di contatto con quella da loro vissuta ogni giorno: ne è risultato un filmato, proiettato nel corso della serata, denso di ricordi ed emozioni, che bene ha messo in luce non solo come i modi di vivere e di intendere l’educazione scolastica varino nelle diverse latitudini, ma anche come la stessa scuola italiana sia profondamente cambiata sia nei suoi aspetti più pratici (come gli ambienti e gli strumenti di studio), sia nei metodi didattici, quanto nell’approccio degli alunni nei confronti dell’istruzione.

Al termine del filmato, arricchito dalle foto della vita scolastica quotidiana di uno studente degli anni Quaranta e dai commenti di alcuni intervistati, la seconda parte della Tavola Rotonda, moderata dal dott. Marco Provenzale, è stata caratterizzata dagli interventi densi e significativi di Daniel Taut e Caroline Jones, provenienti rispettivamente dalla Romania e dalla Nuova Zelanda: i racconti della loro esperienza tra i banchi di scuola maturata all’interno di due contesti culturali molto diversi hanno consentito al pubblico di guardare la scuola italiana attraverso gli occhi stranianti di chi è stato educato nella severità omologante del regime comunista (e trova quindi sconvolgente la disinvoltura, spesso irriverente, dimostrata dagli alunni italiani nei confronti dei loro insegnanti) e di chi è stato abituato ai grandi spazi, alle corse mattutine nelle foreste o a un insegnamento meno teorico e più pratico (e considera pertanto soffocanti le regole e i metodi didattici italiani).

Questo viaggio virtuale intorno al mondo non è stato dunque unicamente un’occasione per conoscere mondi culturali differenti dai nostri, ma ha rappresentato soprattutto un’opportunità per allargare i propri orizzonti e al contempo per riconsiderare la propria realtà da diverse prospettive, e scoprire così aspetti da migliorare o magari apprezzare ciò che prima veniva disprezzato.

Nei commenti lasciati fra le righe dei temi svolti a conclusione del percorso didattico i ragazzi della classe II B, impressionati di fronte all’estrema rigidità dell’educazione scolastica impartita in altri Paesi, spesso toccata dalla violenza, hanno infatti dichiarato di aver rivalutato i propri insegnanti e il sistema educativo nel quale sono inseriti e, colpiti dagli enormi sforzi compiuti dai loro coetanei di altre regioni terrestri per ricevere un’istruzione, hanno affermato di rendersi conto di essere fortunati nel poter disporre di ogni comodità materiale ed economica per accedere a una formazione che garantirà loro un futuro migliore. …Speriamo che il seme gettato dia buoni frutti!

Sara Canzian - Gruppo Stili di Vita






ABOUT AUTORE





Utilizzando il sito web, accetti il nostro uso dei cookie, per una tua migliore esperienza di navigazione. Maggiori informazioni Ok