Alfredo Rodriguez, il pittore dei pellerossa

Scene di vita quotidiana: c’è chi sorride per ciò che ha, chi invece per l’amore che riceve...

Ricordo con estremo piacere quel periodo di parecchi anni fa quando, per ragioni puramente letterarie, mi ero appassionato molto al mondo dei Pellerossa (o Nativi Americani, o Indiani d’America che dir si voglia). Un interesse rinato non molto tempo fa con la lettura di Jack London, e ora riscoperto grazie all’arte di Alfredo Rodriguez.

Nato nel 1954 a Tepico, un piccolo villaggio del Messico vicino Città del Messico (la capitale), Alfredo Rodriguez cresce frequentando la tribù indiana Uchioli. Comincia a dipingere all’età di sei anni e a quattordici anni, nel 1968, è già un pittore professionista. Si trasferisce negli Stati Uniti nel 1973 e diventa noto a livello nazionale ed internazionale per i suoi dipinti raffiguranti scene di vita pellerossa, minatori, cowboys e quanti altri sono stati protagonisti del celebre Far West; ha spesso collaborato nelle illustrazioni sulla vita indiana dei libri di Bobbie Kalman, celebre autrice di libri esplicativi per l’infanzia.

Tra gli aspetti che più mi piacciono di quest’artista è sicuramente la centralità della figura all’interno del dipinto: che sia un singolo soggetto o un piccolo gruppo di individui, l’azione viene sempre raffigurata al centro della tela, quasi a voler rafforzare il significato enfatico di ciò che viene raffigurato; ciò potrebbe apparire molto usuale come comportamento o tendenza artistica eppure, una volta che si è vista la scena, si può ben capire cosa il pittore voglia davvero dimostrare. Invece di creare movimento cambiando prospettiva, Rodriguez focalizza l’attenzione del fruitore nella parte centrale della tela: un tentativo di ricreare la percezione visiva dei nostri occhi e rendere l’immersione nel contesto del quadro molto più realistica e veritiera.

I soggetti sono fra i più disparati e tipici del vecchio Far West, o della mitica landa del Klondike: capi indiani, sqaw, cercatori d’oro, minatori, cowboys e bambini, tanti bambini. Sono moltissime le scene di vita riguardanti l’infanzia di entrambi i popoli: quello americano, ben vestito e ricco di oggetti, e quello indiano, in cui le ricchezze maggiori erano i valori spirituali e tradizionali. E sono proprio i bambini ad essere, secondo me, la prova della grande differenza fra i due popoli: c’è chi sorride per ciò che ha, chi invece per l’amore che riceve.

Come un autentico pittore naturalista, quindi fedele al “documento umano”, Alfredo Rodriguez tratta ogni singola opera con un’accuratezza a dir poco sensazionale: i dettagli e la lucentezza dei colori sono sicuramente degni di nota (alcuni dipinti sembrano fotografie d’autore – non a caso è un esponente di spicco dell’iperrealismo) ma altrettanto intensi sono anche i temi “spirituali” e i sentimenti evocati nei dipinti; scene di vita quotidiana ormai scomparse o ricordate da poche persone, le ultime che forse hanno conosciuto davvero il sapore genuino della frugalità quotidiana e della semplicità.

Non è certo facile rintracciare un opera di Alfredo Rodriguez ma, qualora capiti l’occasione, consiglio di non perdere tempo e correre verso un viaggio che in fin dei conti un po’ tutti abbiamo sognato di fare a bordo di una diligenza o in sella ad un cavallo. Erano tempi lontani, forse decine e decine di anni fa, ma mai troppo lontani per l’Arte, l’eterna risposta dello spirito all’uomo.






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