Chiesette e capitelli di San Vendemiano e dintorni. Le pietre e le immagini parlano del nostro passato

Arte e territorio, il valore della testimonianza. Parte II

Se dovessimo pensare alla storia del nostro territorio come alla lancetta del tempo che scorre sul quadrante di un orologio, dovremo fissare a partire dalla mezzanotte, le ore dei dati più salienti. Sono le nove del mattino quando sono ancora i mastodonti continentali a farla da padroni nelle lande primordiali ricoperte di foreste. Solo scarsi reperti sono rimasti a testimoniare il loro passaggio in quei primi secoli di vita. È circa mezzogiorno che il nostro mondo comincia ad arricchirsi di una qualche presenza umana. Anche le prime età dell’uomo, quella della pietra prima e quella dei metalli poi, poco hanno lasciato a testimonianza del loro passaggio. Alcuni cocci di suppellettili da cucina e qualche paleoveneto orcio bronzeo gelosamente ora conservati nei musei, asseriscono di come siano queste le prime popolazioni ad esser passate di qui e di come allora possano essere effettivamente andate le cose in queste terre. A cavallo delle sei di sera sul nostro ipotetico quadrante del tempo, troviamo ancora foreste ed acquitrini a formare il paesaggio. Verso le 23,30 compaiono forme di aggregazione sociale e passati i barbari ed i romani, ritroviamo in epoca carolingia una parvenza di impianto sociale con i borghi organizzati a "ville" e "regole". Sono queste piccole comunità di convivenza, che eleggono un proprio " Meriga" a rappresentarle. Questi è una specie di sindaco, un "major regens" che aiutato dal consiglio dei "boni homeni ", i capifamiglia più importanti nel territorio, amministra le necessità della comunità. Qualche secondo prima della mezzanotte del giorno dopo considerando sempre la nostra metafora del tempo, troviamo tracce di Cosniga, di Saccon, del Visnadello, di Fossamerlo e di Zoppè

Abbiamo visto anche nel precedente articolo (22.01.2018 QualBuonVento.com), come la storia passata in queste terre sin dall'antichità non le abbia lasciate indenni da profondi segni usati dagli uomini per tramandare il potere ed i sentimenti popolari. Fra i solchi più profondi lasciati come testimoni parlanti e ora manca solo qualche secondo alla mezzanotte, vedemmo come la Chiesa di San Pietro in Vincoli abbia avuto grande importanza per la gente dell'evo medio a partire dal secolo XIII. I suoi resti ci danno ancor oggi la possibilità di vedere e di capire le nostre radici.

Il successivo proliferare nei luoghi del sanvendemianese e nel suo territorio specifico, nell’arco di tempo considerato, di nuove testimonianze storico-artistiche e soprattutto di opere religiose, si caratterizza per la spontaneità popolare che attorno ad esse coalizza una importante forza di costruzione ed una particolare sensibilità per il loro abbellimento artistico.

Alla vecchia parrocchiale di S. Pietro in Vincoli di Zoppè piano a piano nei secoli si affiancano:

  • l'Oratorio di San Felice di Saccon
  • Il Capitello dei 12 Apostoli di Fossamerlo
  • Il Capitello della Sacra Famiglia di Cosniga
  • La chiesetta della Madonna della Salute.  

E quando la viabilità in zona consentì la crescita dei mestieri, dell'artigianato e dei commerci, la parrocchia fu spostata da Zoppè a San Vendemiano. È della seconda metà del '700, infatti, la nuova parrocchiale che si edifica nel nuovo centro del paese. Essa sposta il baricentro del paese e porta con se anche un nuovo centro di influenza per il territorio. 

IL CAPITELLO DI COSNIGA

Queste le premesse per scoprire le preziose pietre locali, per portarci oltre la consuetudine del vederle ferme ogni giorno all'angolo di una via o a segnare l'incontro di due strade.

Succede allora che proprio lì, a Cosniga, il toponimo potrebbe venire dalla translitterazione di Crux Nigo, cioè "della nuova Croce o del nuovo incrocio" venga abitualmente fatto il cambio dei cavalli e che i conduttori dei carri passino lì nella nicchia di un capitello le ultime ore della notte. Il riposo di una sosta prima di riprendere il viaggio. Il luogo diventa così una consuetudine e una dedica. L'immagine della Sacra Famiglia in quel Capitello raffigurata viene da allora per questo motivo ricordata dal viandante. Nei secoli quel capitello è rimasto un fermo punto d'incontro, una stazione di pesa, un cambio di cavalli, un luogo ove rifocillarsi per il viaggio. È perciò ricordato da sempre e per questo la sua testimonianza non si è persa nel tempo. Anche se la sua fattura denota una qualche raffinatezza di pregio sia per le forme architettoniche che per le immagini, non possiamo certo dire di trovarci di fronte ad un capolavoro della storia dell'arte. Ciononostante il manufatto ha superato il tempo ed i secoli. Ricordo che erano i primi anni '60 del Novecento (ero ancora bambino) quando un pittore locale, un certo Raffaele, mise mano al restauro. Mi affascinava allora come ora, quello spirito di disponibilità e di gratuità, in un tratto semplice e gentile, quella capacità di mantenere e ridar luce alle cose. Il Gruppo Giovani di Cosniga ha dato e sta dando ancor oggi costante esempio di questa capacità.  È toccato poi a me di perdermi nei libri, di ricercare la storia e di nuovo di riprodurne quanto più fedelmente possibile i segni e le immagini da tramandare. È così che già dal 1986, sono tornati al loro posto in "buon fresco e con nuovi pigmenti": la Famiglia di Nazareth nell'abside d'altare ed i santi Antonio e Vendemiale nelle lunette esterne del Capitello.

Ma è sempre il tempo si sa, a prendersi la rivincita sui manufatti dell’uomo e allora nel 2017 le lunette sono state riaffrescate. La pagina è stata riscritta. È un ideale passaggio di testimone a chi verrà poi, un messaggio che continua a dirci quello che siamo, un anello di congiunzione cioè nella catena che unisce il passato con il futuro.

Immagine di copertina: Sacra Famiglia di Cosniga






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