IL SOGNO MODELLATO NEL LEGNO (PARTE II)

Continua la scoperta dell'artista-alpinista Mauro Lampo e del suo fantastico mondo...

5. Una domanda sulla concezione di arte. Il filosofo Immanuel Kant intendeva l’arte non come imitazione della natura ma come attività creativa e conoscitiva, che nasce dall’accordo della «libertà dell’immaginazione» con la «legalità dell’intelletto». Sei d’accordo con questa concezione (che, tra l’altro, ha inaugurato la concezione romantica di arte)? O ritieni, forse, che alla natura spetti un posto di maggior rilevanza nell’arte?

Kant era bravo ma, su questo punto, lo trovo abbastanza banale e riduttivo. Anche Goethe era un grande e dice cose importanti. Goethe dice una cosa bellissima: la natura non conosce lo scherzo, la natura è severa, la natura ha le sue regole, siamo noi a volte ad essere nel posto sbagliato al momento sbagliato. Preferisco Goethe nella sua Sturm Und Drang che Kant, perché Kant è un teorico di qualcosa che non mi appartiene. L’arte è qualcosa di emozionale, trasversale alla vita dell’uomo. L’artista vale uno scalpello e il pezzo di legno che usa: è un catalizzatore di energie diverse, che sono al di fuori della identità di un uomo. Purtroppo, l’arte moderna è mercato. La vera arte deve emozionare.

C’è tanta arte nella natura. Noi esseri umani, che siamo creature molto giovani di questo mondo, abbiamo imparato - come dicono gli indios amazzonici -  a vestirci di vesti colorate per i nostri bisogni primari, proprio come fanno gli animali in natura: un uccello si veste di colori per attrarre una femmina; la sua femmina è mimetica per proteggere la prole. I popoli amazzonici (io ho vissuto anche tra gli indios) ci dicono che gli uomini hanno imparato a cantare e a suonare imitando gli uccelli che al momento di festa o della riproduzione producono suoni incredibili. La natura è sicuramente ispiratrice. Poi certe tecniche o capacità intuitive bisogna averle dentro, iscritte nel proprio DNA. Nella riproduzione scultorea del quadro di “La Presa di Damiate” mi è stata concessa la libertà di inventare il mare. Per scolpire le onde del mare mi sono ispirato a due cose grandi: al trattato “Delle acque” di Leonardo Da Vinci, dove egli crea una dinamica dei fluidi impressionante disegnando col pennino (e per me è stato illuminante), e alle stampe giapponesi, in particolare alle loro schiume, alle loro onde.

6. Quanto influisce su di te e sulla tua attività la montagna?

Tutto. Il mio DNA non è dolomitico perché siamo celti-francesi da parte di madre e mongoli da parte di padre. Però io sono veneto perché sono nato qui e mi sono innamorato delle Dolomiti. Alzarsi la mattina e vedere il Pelmo, le Tofane, la Croda Marcora, l’Antelao… ho cominciato a quattordici anni a salire le montagne, a scalarle, ad aprire vie nuove, a orientarmi a livello orografico e geografico… e così sono entrato in rapporto con un elemento che è ostile nel momento in cui tu non sei in armonia con condizioni meteo, conoscenza del territorio, tempo, allenamento, condizioni fisiche, stato psicologico del tuo compagno di cordata… allora lì rischi la vita. Per me la montagna è maestra assoluta; è quella che mi ha dato l’indicatore di quanto poter osare. Io dico sempre a tutti quelli che vanno in montagna e che tentano grandi imprese, come ad esempio scalare sopra i mille metri: “quando tu viaggi al 50% del tuo impegno e delle tue capacità, è il massimo della goduria; all’80% è una cosa estrema; oltre è un rischio”. La montagna è maestra e, come ci ricorda Goethe, la natura non conosce lo scherzo, è severa. Il limite è tuo. La prima volta chiaramente è un azzardo perché sei giovane, inesperto. Io ho rischiato la vita sette volte, eppure sono qui a raccontare… ho guadagnato un rispetto assoluto della natura. È un po’ una mamma-maestra la montagna; è severissima.

7. Mentre aspettavo di incontrarti, ho letto, poco distante dalla tua Bottega, uno striscione recante la scritta "Io amo Castellavazzo" (che, tra l’altro, prima hai nominato). Di che cosa si tratta?

“Io amo Castellavazzo” è un’associazione con la quale sto sviluppando progetti importanti. Segnalo, per inciso, che è un’associazione con il 75% di quote rosa e un presidente giovanissimo, ovviamente supportato da un team di esperti. L’idea è di riconquistare tutto un patrimonio architettonico e storico, di creare un atelier diffuso - cosa vuol dire: ospitare all’interno delle case artisti da tutto il mondo, con i quali lavoro da 20 anni, famosissimi; li ospitiamo gratuitamente, creiamo ospitalità. Nascerà una scuola di formazione grazie a un gruppo europeo fortissimo, che io vorrei portare qui. In tutto il nostro operato siamo lontani dalla politica e molto vicini a Confcommercio, alla gente che produce. Così, sta nascendo qualcosa di importante: si creano posti di lavoro, si produce identità e si dà futuro ai giovani. Inoltre, la volontà è di istillare un senso di bellezza del territorio nel turismo che visita la regione Veneto. II turismo, come io lo concepisco, si fonda su storia e cultura. Il problema è che non contiamo niente a livello politico. Ma credo che la nostra forza stia nella produzione di valori, senso di appartenenza, identità, e nelle relazioni che instauriamo con la gente.

Proprio in quel momento entra una giovane coppia, arrivata a Castellavazzo appositamente per stringere la mano a Mauro e conoscere da vicino il suo fantastico mondo. Insieme a loro entriamo in Bottega, dove conosciamo Icaro, il gufetto ispiratore. Mauro continua a raccontare e a raccontarsi, e nei suoi racconti risuonano sempre messaggi importanti. C’è veramente della forza in lui e in ciò che fa, la forza di chi ha fatto della propria professione più che uno stile di vita («diversamente da così – ammette – io non posso vivere») e la condisce ogni giorno d’amore, per il prossimo, per la natura, per la vita.

 






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