La perfezione a filo di pennello: Lawrence Alma-Tadema

Ultimo ma non meno importante fra tutti gli artisti conosciuti durante il mio breve soggiorno viennese dello scorso anno è l’olandese Lawrence Alma-Tadema, uno dei più apprezzati esponenti della pittura accademica e in particolare, fautore della riscoperta dell’antichità classica in ambito pittorico.

Nato nel 1836 da una famiglia di buona elevazione sociale, ebbe da subito una difficile infanzia, segnata dalla perdita del padre e da gravi problemi di salute (per i quali prospettarono la morte nel 1851) ma, una volta rinsavitosi, frequentò l’Accademia di Belle Arti di Anversa, diplomandosi e vincendo numerosi premi. Da lì in poi, compì numerosi viaggi in Italia e visitò frequentemente Roma e Pompei dove accrebbe la sua passione per l’antichità classica. Si stabilì a Londra nel 1870 e, tra gli anni ’80 e ’90 del Ottocento, fu più volte omaggiato in mostre ed esposizioni internazionali che lo videro affermarsi sulla scena europea. Morì nel 1912 durante un soggiorno terapeutico in Germania.

Due le grandi particolarità di questo artista: le scene raffigurate e la cura del dettaglio.

Da un punto di vista tematico, Alma-Tadema si dedicò prettamente alla raffigurazione di scene classiche, in particolare l’ultima fase dell’Impero Romano. I personaggi, rappresentanti con una minuziosa cura degli elementi caratterizzanti, vengono immortalati dal pittore durante una scena della vita quotidiana del periodo: una passeggiata, un pomeriggio sul terrazzo, cortei, momenti conviviali e di particolare ispirazione romantica. Ricamati nel lusso delle loro vesti, i suoi figuranti non sono mai banali, sono elevati a simbolo: l’Arte come uomini. Un simbolismo umanizzato rivolto alla sola Estetica, degna del più raffinato amante del Bello.

Altra caratteristica del tutto estranea al resto d’Europa, è l’estrema cura per il dettaglio e la nitidezza quasi naturale del tratto pittorico. Ricordiamo che le arti erano appena uscite dal «vortice romantico», in cui l’irrazionalità e l’impeto erano simbolo della vitalità dell’animus poeticus, e che nelle principali città del continente si stavano diffondendo gli ideali della Scapigliatura (che anticipò il Decadentismo): il cosiddetto vecchiume classico era una zavorra per la società, che doveva spiegare le sue ali verso un futuro più rigoglioso (come sostenuto dall’italiano Emilio Praga). Alma-Tadema, dal suo studio di Londra, rifiutò questi canoni e contrariamente ai suoi colleghi, trovò nella perfezione la massima espressione della sua Arte. Credo, infatti, di non aver mai visto opere più nitide delle sue: l’effetto è davvero sorprendente! Sembra che la luce nel dipinto sia reale e che ogni singolo elemento esca dal quadro. La testimonianza più celebre e rappresentativa è di sicuro Le rose di Eliogabalo (del 1888) nel quale i petali dei fiori assumono una vitalità tale da sembrare realmente in volo e la loro vista da vicino sembra ricordare una semplice fotografia. Una breve anticipazione della tecnologia in alta definizione.

In un’epoca che vedeva nella scomposizione delle immagini e nella quotidianità, la massima espressione artistica, qualcuno al di là della Manica sembrò far rivivere per l’ultima volta le meraviglie nostalgiche del Neoclassicismo, senza però identificarsi mai in una precisa scuola perché, a detta dell’Art Journal, «Alma-Tadema […] è lui stesso la scuola». Quasi certamente uno dei più strabilianti pittori che potrete mai apprezzare. La perfezione spesso stanca, ma per rivivere qualche ora lo splendore dell’Antica Roma è necessario un piccolo sforzo: lasciatelo fare ai vostri occhi e anche la vostra mente ve ne sarà grata.






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