Belle arti

06 Apr 2016


L'eredità trevigiana di Escher

Escher ha chiuso con 170 mila visitatori in meno di 5 mesi: la mostra lascia un'eredità importante, ma è anche un grande inizio

Non c'è stato modo migliore per aprire un nuovo importante ciclo di mostre nel capoluogo trevigiano, che organizzare quella su Escher. Al di là dei numeri – 170 mila visite – e della notorietà dell'artista – incisore olandese capace di incrociare scienze, matematica e grafica in percorsi inediti –, questo evento espositivo ha saputo coniugare diverse forme di comunicazione, già a priori connaturate nel lavoro di Escher, rendendosi comprensibile a un vasto pubblico, ma non per questo scadendo nella banale.

Multimedialità, psicologia, studio dei rapporti tra arte e marketing sono stati solo alcuni degli spunti variegati che il percorso espositivo ha donato al visitatore; alcune postazioni-selfie e un paio di grandi installazioni capaci di ospitarci in un ricostruito mondo escheriano hanno arricchito le possibilità di interazione con una vicenda complessa, in grado di trapungere mille tecniche e scoperte del secolo passato, grazie alle quali siamo arrivati ai traguardi del nuovo millennio.

Si usciva dalla mostra con un senso di infinità, di un infinito legato alle mille possibilità che la sua arte e i suoi studi ci danno di rapportarci con la realtà e coi grovigli della nostra psiche, tra rompicapi e divertissement. Un senso di infinità che viene anche dalla bellezza della sede espositiva, Santa Caterina, dove l'architettura si sposa con la presenza di un importante ciclo di affreschi di Tommaso da Modena o di opere stupefacenti come Madonna con Bambino di Cima da Conegliano.

Un senso d'infinità, anche, che sta nel desiderio che questo tipo di eventi si replichi all'infinito. Perché porta un afflusso di persone interessate e preziose nel cuore di una città bellissima; perché ci fa dialogare con gente proveniente da lontano, attraverso l'opera di artisti che sono arrivati lontano, nei loro percorsi di colori; perché a chiederci mostre come questa in luoghi come questo sono la «meglio gioventù» veneta, l'economia incerta degli ultimi anni, la sete di bellezza che a Nordest abbiamo più che mai.






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