L'imbrattatore di cose recuperate

Continue emozioni in transito

Incontriamo un artista che ama definirsi “imbrattatore”, in un significato per lui tutt’altro che negativo. Imbrattare per Gilberto Gava significa prima di tutto riversare sul materiale che ha davanti quella voragine di emozioni che ha dentro di sé, senza mediazioni, con qualsiasi strumento che trasferisce prepotentemente colore al supporto, lasciando parlare una realtà che graffia e allo stesso tempo fa riflettere nel rispetto della natura e delle potenzialità del materiale a disposizione.

Gilberto è un indagatore, un osservatore e il suo lavoro si materializza nell'uso di supporti abbandonati o scartati (lamiere, vetroresine, supporti plastici) che non smettono di vivere ma anzi intersecano ciò che hanno ancora da dire con il loro nuovo destino, mostrando prima di tutto la fragilità della materia. Il nostro artista-imbrattatore non adatta i materiali alle proprie esigenze ma è lui stesso ad adattarsi alla loro vita naturale: il ferro e la ruggine, ad esempio, che sono il simbolo della trasformazione che il tempo esercita sul mondo, non servono all’opera ma sono l’opera stessa, in una simbiosi unica dove i vuoti sono riempiti dalla ruggine e i segni dell’uomo si limitano a completare l’armonia che si è creata.

Gilberto Gava si è diplomato presso l’istituto “G.B.Cerletti” di Conegliano, venendo in seguito a contatto professionalmente con il mondo rurale. L’amore per il segno e la creatività in Gilberto si sono manifestati presto: autodidatta, si è applicato in ambito artistico avvicinandosi ad altri artisti, rimanendo riguardoso nell’ombra, comunque illuminata dal consenso delle persone. Per l’artista arrivano i premi come miglior presepe a Tarvisio e a Conegliano (Presepe in Vetrina), per ultimo, nel 2020, il 1° premio giuria popolare, sezione pittura, al concorso “Una finestra sul lago” - Revine Lago.

Ha riscosso ampi consensi e apprezzamenti la mostra allestita nel mese di ottobre 2021 “Anno Domini MMXX – MMXXI”. Un percorso su due piani all’interno del Campanile di Fregona articolato in sei sezioni con opere che rappresentavano Paure, Perplessità, Preghiere, Disgregazione della paura, Rottura delle catene, Trapasso, Svolta, Madonna e Gioia; momenti a cui l’uomo si è aggrappato in quest’ultimo difficile periodo.
Nel parco Grotte del Caglieron a Fregona nell’agosto 2021 l’artista ha proposto la mostra “Lamiere, impatti emozionali”. A dicembre il suo presepio concettuale “Dal buio alla luce”, che, attraverso un “percorso dell'essere” composto da 10 installazioni fatte da assembramenti di materiali buttati o di scarto, costringe il visitatore a riflettere sul modo di vita attuale.

In un mondo rivolto sempre più al digitale e al virtuale sembra incredibile come da “stroz” possano spuntare e nascere idee: cassettiere vuote, bielle, mezzi manichini, coperchi di bidone, lamiere rivivono in altre vesti grazie a gettate di colore. Le parole di un’anziana signora “dal gnent… tant” (dal niente… tanto) rispecchiano appieno le sue creazioni. Un’affermazione rimasta impressa nella mente dell’artista come un gradito complimento: adesso Gilberto Gava si serve proprio di questa espressione per spiegare i suoi lavori alle persone.
Dalle vecchie lamiere abbandonate, bucate, logorate, escono gli urli dell’oggetto che sembrano prendere vita, mentre in altre lamiere appaiono dei volti con espressioni diverse in funzione del supporto, dello stato d’animo di Gilberto o dell’attimo che egli vuole rappresentare.

Chi lo sa quali messaggi riceveremo quest’anno, quali intuizioni l’artista ci invierà attraverso le sue prossime opere fatte sempre da cose abbandonate e recuperate qua e là! Chissà sotto quale luce inaspettate scene appariranno davanti ai nostri occhi! Oh imbrattatore, stupiscici ancora!

Adriano Armellin






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