Lo street artist che ripulisce i muri dall’odio e li riveste di bellezza

Pier Paolo Spinazzè, in arte "Cibo", e la sua battaglia a colori

Capita spesso che i muri delle nostre città siano deturpati da scritte violente e razziste. A Verona c’è uno street artist che ha deciso di trasformarle in messaggi belli e positivi. Pier Paolo Spinazzè (37 anni) ha trascorso l’infanzia sulle rive di Ogliano, frazione di Conegliano, per poi trasferirsi a Verona. A Treviso è tornato per studiare Disegno Industriale all’Università.

“Cibo” è il suo nome d’arte, perché disegna solo cose da mangiare. «Per noi italiani il cibo è importantissimo, – spiega – basti pensare che se cambi famiglia, contrada o comune le ricette già sono diverse, quindi il cibo è anche un fatto culturale oltre che la nostra bandiera, il nostro orgoglio nazionale. Poi ci sono zone votate alla produzione di determinati alimenti ed io ne tengo conto: per esempio gli asparagi andrò a disegnarli a Badoere, non nel comune di fianco dove neanche li coltivano, quindi cerco di legare il posto con quello che faccio visto che le mie opere non si possono spostare».
Le sue, infatti, sono opere a cielo aperto, del resto la galleria d’arte non fa per “Cibo”: «le gallerie d’arte sensibilizzano su certe tematiche, ma di fatto non fanno niente di concreto per salvare il mondo; io, con la mia arte di strada, non mi limito a denunciare l’odio e il fascismo, ma li combatto seriamente; è una differenza d’intenti notevole» e scherza: «forse in galleria d’arte ci andrò da vecchio».
Per adesso l’arte di Pier Paolo è impegno civico: cancella svastiche, croci celtiche e messaggi d’odio dai muri sostituendoli con frutta, biscotti, dolci, insaccati… e tanta fantasia! «Come molti fanno volontariato, anche io lo faccio: metto la mia arte al servizio della comunità. Il perché è presto detto: come fai a spiegare una svastica o un messaggio razzista a un bambino?!?! Perciò ritengo sia un dovere e un diritto di tutte le persone colte contrastare i messaggi dell’odio! Io lo faccio con i miei strumenti». Colleghi e ispiratori sono i cuochi, i contadini, la gente del posto con cui “Cibo” si confronta e impara sempre cose nuove. Il suo rimane un linguaggio di strada, gli intenti però sono molto più alti. Oltre all’impegno civico, c’è anche una motivazione personale legata alla morte dell’amico e compagno di studi Nicola Tommasoli per mano di un branco di naziskin nel 2008 in centro a Verona: «io da artista rispondo da artista».

Altro luogo da ripulire dovrebbero essere i social network, «dove tutti possono dire la loro, ma il risultato non è democrazia, è chiasso; se la cultura non sostiene il pensiero e l’azione non si va da nessuna parte» afferma risoluto Pier Paolo.

L'uomo che cancella l’odio dai muri spera di essere un esempio che ispiri altre persone: «non posso e non voglio fare tutto da solo. Mi piacerebbe avere un esercito di persone colte con cui contrastare il cattivismo e l’ignoranza! Non è una chiamata alle armi, è una chiamata ai colori, che sono le armi degli artisti. È importante che ognuno sia baluardo della libertà e dei sani principi; chi si gira dall’altra parte è complice».

“Cibo” è stato ospite a Bilbao alla Conferenza europea che riunisce i rappresentanti dei Comuni e la sua arte di resistenza o resilienza civile sta oltrepassando i confini non solo veneti, ma italiani. «Combatto la mia battaglia senza offese e senza rabbia, disegnando la fantasia». E i cittadini gli vogliono bene. Perché forse c’è davvero bisogno di liberare i posti che frequentiamo dalla bruttura e riempirli di bellezza.

Chiudo l’interessante chiacchierata con “Cibo” chiedendogli cosa ne pensi del nostro giornale positivo, e mi risponde: «le buone notizie vanno condivise, anche questa è una chiamata ai colori!».






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