Norman Rockwell: il mondo in copertina

Oltre 300 copertine in quasi cinquant’anni, il suo stile, definito “neorealismo romantico”, ridefinì il concetto di realtà quotidiana tanto da influenzare generazioni e generazioni di illustratori e copertinisti, che non riuscirono più a rappresentare quel mondo allo stesso modo di Norman Rockwell.

Autore, pittore ed illustratore statunitense, nacque a New York nel 1894 e fin da giovanissimo dimostrò una naturale propensione alle arti, tanto da ricevere la prima commissione a soli 15 anni. Poi realizzò copertine per il settimanale dei boy-scout di cui divenne rapidamente direttore artistico, carica ricoperta anche per l’Esercito durante la Prima Guerra Mondiale poiché inadatto alle missioni belliche in Europa. Aprì il proprio studio nel 1916 e, nello stesso anno, intraprese la collaborazione con The Saturday Evening Post (durata fino al 1963). Dopo aver viaggiato in Europa, nel 1930 Rockwell diventa amico di Walt Disney e nel 1935 firmò la prima edizione di Tom Sawyer illustrata a colori. Si trasferì in Vermont nel 1939 e riconsiderò daccapo la realtà della vita di provincia fino a diventarne il massimo cantore. Durante la Seconda Guerra Mondiale realizzò molte copertine motivazionali con protagonista la recluta Willie Gillis; dal 1964 al 1974 collaborò con la rivista Look, in cui rappresentò i suoi interessi più celati tra cui i diritti civili, la guerra in Vietnam, la povertà e la conquista dello spazio. Morì a Stockbridge nel 1978.

Della brillante carriera di questo artista rimangono oggi moltissime copertine frutto di un’attenta analisi della realtà. Il primo periodo newyorchese porta con sé molte scene di vita quotidiana, come se Rockwell si appostasse su di un balcone per osservare dall’alto le scene per le strade, le illustrazioni dei periodi successivi invece si concentrano sulla realtà più semplice della vita di provincia. Come un moderno Guareschi dalla tavolozza ampia invece che dalla penna prolifica, Rockwell trae dalla vita quotidiana piccoli momenti di spontaneità assoluta, quasi frugale, figlia di una vita lontana dalla frenesia cittadina.

I colori vividi e le figure minuziose in tutte le sfumature estetiche umane sembrano essere fotografie costanti della realtà. Tra le più significative nei temi e nei messaggi portati, troviamo “The Four Freedoms”, quattro tavole realizzate nel 1943 ispirate ad un discorso del presidente Roosvelt sulle libertà fondamentali; e “The Problem We All Live With” (Il Problema con cui tutti conviviamo) probabilmente la tavola più conosciuta: una finestra sulla liberazione dalla segregazione razziale di una bambina afroamericana in America. Eppure, nonostante i temi profondi di queste cinque opere così famose, ogni singolo lavoro di Norman Rockwell sembra racchiudere nelle sue ristrette dimensioni un significato molteplice rispetto a ciò che è raffigurato. I singoli personaggi, per quanto possano comunicare nell’immediatezza la più naturale delle situazioni, portano con loro un simbolo: quello della vitalità sana e limpida della quotidianità. Un aspetto molto caro all’artista che evitò sempre le scene cruente anche nei tempi di guerra.

Tra i miei desideri, quello di possedere una copertina di Rockwell è, senza ombra di dubbio, uno dei più forti. Sarebbe come se tenessi sulla parete di casa, una fotografia fatta a mano in una piccola cittadina americana, la cronaca visiva di un momento in fuga. La bellezza del vero che cammina, gioca e ride.






ABOUT AUTORE





Utilizzando il sito web, accetti il nostro uso dei cookie, per una tua migliore esperienza di navigazione. Maggiori informazioni Ok