Pierangelo Beccaro e l’appello del Mazariol: presenti se custodi

L’arte di Pierangelo Beccaro evoca un mondo genuino, fatto di affetti e socialità, gentilezza e solidarietà, pazienza e lavoro, amore e rispetto per la terra... Di tutto questo è custode il Mazariol. Sì, forse è un po’ burbero nei modi, ma senza dubbio buono nel cuore. Ci invita a essere presenti su questo pianeta come custodi del piccolo pezzo di terra che ci è dato da abitare e a vivere in armonia con tutto ciò che ci circonda…

Pierangelo, ci racconti un po’ come nasce pittore e scultore: è un sogno che aveva fin da bambino o una passione scoperta nel tempo?

Disegno praticamente da sempre. Ricordo che alle elementari, quando mancava mezz’ora alla fine delle lezioni, il maestro mi chiamava alla lavagna: la classe sceglieva un tema ed io lo illustravo col gessetto! Dopo la scuola dell’obbligo, ho qualche problemino di salute. Mi faccio quasi due anni di “sanatorio” (così si chiamava allora, siamo nel 1971). In questi anni, dovendo far passare il tempo, comincio a provare alcune tecniche artistiche. Dopodiché mi diplomo in Grafica, ma i tempi sono duri, perciò prendo il primo lavoro che trovo. Nella fabbrica in cui lavoravo incontro una ragazza, che poi diventerà mia moglie; lei mi spinge a mettermi in proprio, considerate le mie capacità. Tuttavia il lavoro da dipendente durerà dieci anni. Nel frattempo dipingo moltissimo e grazie alla frequentazione con un pittore locale, Candiani, acquisisco una buona padronanza dei colori, cosa che ritengo essere una delle mie doti.

So che è molto affezionato alla figura del Mazariol, folletto di campagna che anima la fantasia di grandi e piccini… Chi è per lei il Mazariol?

Il Mazariol! Sono da sempre attratto dal natura in tutte le sue forme! Il Mazariol è una creatura leggendaria legata alle nostre radici celtiche; nei paesi nordici questa figura è più nota come folletto, elfo, troll…  Sono gli abitanti delle foreste, dei boschi, ma anche delle siepi! I contadini, qualche tempo fa, narravano ai bambini di questi piccoli uomini che vivevano nelle siepi enormi e che erano i guardiani, se non i difensori, della natura! Se picchiavi una bestia, il giorno dopo trovavi il latte rovesciato! …era stato il Mazariol! Se ti comportavi da avaro, ti spariva il tegame in rame! …era stato il Mazariol! Se allungavi il vino con l’acqua, trovavi la cantina vuota! …era stato il Mazariol! Insomma, queste piccole creature mi piacciono perché ti riportano ai valori autentici. Non hanno super poteri, ma sono astuti, furbi, velocissimi, ed è impossibile vederli! Quando li dipingo, mi par di sentire l'odore del bosco, il calore delle foglie quando ti sdrai, i colori e le forme della natura. È come abbracciare un albero. Dal bosco al vigneto il salto è corto… E allora li immagino a rubar vino! Però solo quello buono!!

Osservando le sue opere, l’attenzione mi cade su delle mastodontiche sculture colorate che mi richiamano un po’ alla mente i supereroi dei fumetti…

Le sculture erano il mio lavoro: costruivo scenografie, dipingevo facciate per giostre, creavo soggetti (statue, macchine, ecc.) per parchi di divertimento; insomma, quella che io chiamo arte applicata. L’ho fatto per quasi 35 anni. Credimi, ne ho dipinta di roba!

Ho tra le mani “La vera storia del Raboso del Piave” da lei scritta e illustrata. Perché ha scelto di dedicare una favola a questo vino?

Questo vino rosso rappresenta al meglio la nostra terra con le sue tradizioni. Credevo – ma, ahimè, mi sbagliavo – che essendo un prodotto locale avrebbe potuto essere un’ottima fonte di guadagno (non solo materiale!). Pensavo avrebbe portato ad avere un maggior rispetto della terra e del paesaggio, come è successo per le langhe o per la zona del chianti in quanto produttrici di ricchezza). Pensavo a dei campi coltivati in armonia tra le siepi, le acque e l’aria… Forse è quel che pensano i Mazariol!
Di fatto, il Raboso, una volta scoperto, diventa preda di maldestri viticultori, sommelier disposti ad annusare e ad elaborare fantasmagoriche fantasie su profumi, ecc., ecc.
Con il libro, volevo divertirmi e prendere in giro tutta questa gente, scrivendo ed illustrando (il fumetto era ed è un mio grande amore!) una storia fantastica, che pure ha il sapore delle storie che ci raccontavano i nonni. Protagonisti di questa storia sono degli esseri superiori, che richiamano un po’ gli dei dell’Olimpo, magari un po’ scanzonati e distratti, ma in grado comunque di controllare e decidere quando si è superato il limite. Immancabile, il Mazariol. È un invito a ripensare alle nostre convinzioni, ai nostri modi di fare, per non consumare e distruggere l’ambiente a nostro piacimento, ma per rispettarlo. 

So (per cortese indiscrezione di un amico) che lega spesso le sue opere a delle finalità benefiche. Dietro questo libro, ad esempio, c’è una bella storia di solidarietà. Le va di raccontarcela? 

Lo stesso anno dell'uscita del libro io e mia moglie andiamo in Africa, precisamente in Tanzania. Un giorno, mentre siamo diretti verso uno dei bellissimi Parchi Safari, dove si possono ammirare gli animali dal vivo nel loro habitat, sentiamo dalla jeep una voce di bambino. Mi giro e vedo questo piccolo che ci rincorre, urlando qualcosa. Subito chiedo alla guida cosa voglia dire, e mi risponde: ACQUA!!!
Non chiedeva soldi… Voleva acqua! La cosa mi ha stravolto. 
Ritornati a casa, mia moglie ed io abbiamo deciso di donare il ricavato della vendita del libro al fine di costruire dei pozzi in quella terra. Con questa donazione si sono costruiti ben tre pozzi. E ne siamo felici! Posso dire, primo caso di vino tramutato in acqua!

Cos’è che intende comunicare attraverso la sua arte?

Ora nei miei quadri prendo spunto da quello che rimane dell’ambiente, incantandomi davanti alla matericità di una corteccia o alla gamma di verdi di una siepe.
Questo era anche il pensiero di Gaudì (l’architetto della Sagrada Familia): anche lui prendeva spunto dalle forme della natura.
Mi piacerebbe riuscire a trasmettere la voglia di perdersi a guardare la vita che ci sta attorno (insetti, animali, erbe, piante, sole, pioggia) e capire che ne facciamo parte e che tutti sono importanti. Mi immagino un Mazariol che tutte le mattine, al levar del sole, fa l’appello delle specie sulla terra, e tutte rispondono: PRESENTE!





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