Raffaello rivive nelle Scuderie del Quirinale, anche online

Un breve, luminoso percorso, che ha cambiato per sempre la storia delle arti e del gusto: Raffaello oltre la mostra.

Il 6 aprile 1520 moriva, a trentasette anni, Raffaello Sanzio, il grande artista di Urbino, figlio importante di un’epoca – il Rinascimento – che ha arricchito di bellezza l’umanità intera. L’artista non godè di lunga vita, ma le sue opere lo resero eterno. In esse Raffaello si è mostrato l’interprete d’un ideale di bellezza classica, canonica, all’insegna dell’armonia, passata poi nel gusto di interi secoli di civiltà fino a connaturatasi in noi; ed è stato anche l’altissimo celebratore dello spirito e della cultura umanistica attraverso i grandi temi del pensiero e della fede religiosa. Giorgio Vasari scrisse che il cielo aveva accumulato nel solo Raffaello «l’infinite ricchezze de’ suoi tesori e tutte quelle grazie e’ più rari doni che in lungo spazio di tempo suol comparire fra molti individui», mentre il conte Pandolfo Pico della Mirandola annotò, il giorno dopo la morte dell’artista, che «la fama […] non è subietta a tempo né a morte serà perpetua, si per le opere sue quanto per le fatiche de li dotti che scrivereano il laude qua alli quali non gli mancharà subietto». E il Bembo così celebra Raffaello nella lapide che sigilla il sepolcro al Pantheon: Ille hic est Raphael timuit quo sospite vinci / rerum magna parens moriente mori («Qui è quel Raffaello dal quale, fin che visse, Madre Natura temette di essere vinta e, mentre egli moriva, temette di morire»). Solitamente accade che il genio dell’artista venga riconosciuto solo tardi, ma non in questo caso. Il 6 aprile 1520, Roma, città nella quale Raffaello era impegnato in un lavoro artistico senza precedenti commissionato dal pontefice, sembrò fermarsi nella commozione e nel rimpiante, mentre la notizia della sua scomparsa faceva rapidamente il giro di tutte le corti europee. Raffaello Sanzio diviene subito oggetto di un processo di divinizzazione, mai veramente interrotto, che ci consegna oggi la perfezione e l’armonia della sua arte.

Questo doveva essere l’anno dedicato a Raffaello in occasione del cinquecentesimo anniversario della morte: la sua vita e la sua arte dovevano essere il fulcro dell’anno culturale italiano, con tanti eventi coordinati da un comitato scientifico voluto dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo. Inutile dire che è tutto sospeso e – speriamo – solo rimandato. Intanto però è bello sapere che la grande mostra “Raffaello.1520-1483” organizzata dalle Scuderie del Quirinale insieme alle Gallerie degli Uffizi si svela online, con video-racconti, approfondimenti e incursioni nel backstage che, attraverso i canali social, permettono di ammirare alcune tra le più belle opere esposte e presentano dettagli e curiosità sull’arte del pittore rinascimentale e sulla più grande rassegna mai tentata finora.

La mostra racconta la storia di Raffaello Sanzio e, insieme, quella di tutta la cultura figurativa occidentale, che l’ha considerato un modello imprescindibile. L’esposizione ripercorre a ritroso l’avventura creativa dell’artista, da Roma a Firenze, da Firenze all’Umbria, fino alla nativa Urbino: un flash-back incalzante che consente di ripensare il percorso biografico a partire dalla massima espansione creativa negli anni di Leone X. Risalendo il corso della vita di Raffaello, di capolavoro in capolavoro, si scorge in filigrana quel linguaggio classico che solo a Roma, assimilata nel profondo la lezione dell’antico, si è potuto sviluppare con una pienezza che non ha precedenti nella storia dell’arte.

Ora sulle stanze delle Scuderie del Quirinale è calato il buio, la mostra è dormiente. È tuttavia possibile ricordare e celebrare la stupenda luce dei capolavori esposti attraverso le attività online proposte in questi giorni di permanenza nelle nostre case.
Con l’hashtag #RaffaelloOltreLaMostra si può ascoltare il racconto dei curatori e partecipare virtualmente agli incontri che si sono tenuti a palazzo Altemps prima dell’apertura dell’esposizione: da Silvia Ginzburg, che affronta il tema della giovinezza di Raffaello, ad Antonio Natali, che racconta il periodo fiorentino del pittore, fino ad Alessandro Zuccari, che ne approfondisce l’attività nella Capitale.
Tanti i contributi offerti anche dai curatori della mostra e da importanti studiosi che, attraverso pillole video, approfondiscono le opere e le grandi tematiche relative all’arte di Raffaello: la curatrice Marzia Faietti introduce la serie con “Qualche ragione, tra le tante, per amare Raffaello” e Matteo Lafranconi, curatore e Direttore di Scuderie del Quirinale, cominciando proprio dal punto in cui parte il percorso espositivo, approfondisce “La morte di Raffaello”; a seguire, i co-curatori Francesco Di Teodoro e Vincenzo Farinella prendono in esame la Lettera a Leone X, il progetto di Villa Madama, il rapporto di Raffaello con l’antico, con i suoi committenti e gli anni della gioventù; infine, lo studioso Achim Gnann presenta una riflessione su “Raffaello e Giulio Romano”.
Inoltre, con l’hashtag #RaffaelloInMostra si possono fare video-passeggiate all’interno delle sale, arricchite da dettagli e curiosità sulle opere e incursioni nel backstage, con il racconto dell’allestimento della rassegna che vanta capolavori provenienti dalle collezioni dei più importanti musei al mondo, per un totale di 204 opere, 120 dello stesso Raffaello tra dipinti e disegni.

Di seguito il video di una passeggiata in mostra: un susseguirsi, sala dopo sala, di volti, sguardi e gesti di straordinaria bellezza…






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