Belle arti

05 Dic 2017


Teodoro Wolf Ferrari. La modernità del paesaggio

2 febbraio - 24 giugno 2018. Palazzo Sarcinelli, Conegliano (TV)

Credo di esser rimasto in una sola cosa tradizionale: nell’amore che devono aver provato Beato Angelico, Botticelli, Ghirlandaio, nel dipingere le loro Madonne, con rispetto e con religione, con quella stessa religione che io sento quando mi permetto di dichiarare il mio amore al Paesaggio

Teodoro Wolf Ferrari

Promossa dal Comune di Conegliano e da Civita Tre Venezie, la prossima mostra di Palazzo Sarcinelli, Teodoro Wolf Ferrari. La modernità del paesaggio, presenta un’inedita riflessione dedicata al pittore veneziano Teodoro Wolf Ferrari (Venezia, 1878–San Zenone degli Ezzelini, 1945). La rassegna, curata da Giandomenico Romanelli con Franca Lugato, si pone come obiettivo di indagare alcuni aspetti fondamentali, ma meno conosciuti, della storia dell’arte italiana, facendo luce sulla figura emblematica e ancora da approfondire di Wolf Ferrari.

In mostra verrà presentata un’accurata selezione di oltre 60 opere, sapientemente individuate presso collezioni private, gallerie, dimore di appassionati e intenditori, dove la produzione dell’artista si è principalmente concentrata, diffondendosi in un territorio nel quale non mancano rinvenimenti di qualità e nuove scoperte. Sarà, così, possibile entrare nell’atelier di questo “poeta del paesaggio” e contemplare attraverso dipinti, acquarelli, pannelli decorativi, vetrate, studi per cartoline, riuniti assieme per la prima volta, le dolci colline che vanno da Asolo a Conegliano fino alle alture del Grappa o i più cupi e inquietanti scenari che raccolgono un profondo sentimento del mistero. Prove che dichiarano l’amore per il paesaggio, le sperimentazioni e l’eterogeneità di tecniche proprie di Wolf Ferrari, il quale ha saputo far confluire a Venezia e in Italia all’alba del Novecento le moderne istanze secessioniste europee.

Il percorso espositivo ripercorre l’intera vicenda artistica di Wolf Ferrari con una linea tematica che abbraccia vari momenti ed esperienze, dall’affaccio sulle tendenze mitteleuropee con un’affascinante sezione dedicata al tema della “tempesta”, tra cui Paesaggio Notturno, Bufera, Notte, Danza macabra, alle novità artistiche veneziane fino alle delicate passeggiate autunnali dal Grappa al Piave. Il dialogo con un ristretto ma significativo nucleo di opere di artisti contemporanei del pittore (quali Otto Vermehren, Mario De Maria, Mariano Fortuny, Gino Rossi, Ugo Valeri) diviene importante e necessario per stabilire alcune connessioni e qualche comunanza di percorso con l’itinerario artistico di Teodoro.

Dopo la formazione presso l'Accademia di Belle Arti veneziana sotto la guida di Guglielmo Ciardi, Wolf Ferrari studia a Monaco, dove nel 1895 entra in contatto con alcuni degli ambienti simbolisti e secessionisti più avanzati e cosmopoliti del momento. Sono anni attraversati da un cambiamento e un’innovazione febbrili, nel corso dei quali la rappresentazione della natura, fonte di straordinaria ispirazione, diviene anzitutto espressione di un paesaggio interiore e soggettivo, luogo primigenio dell’anima. È a questo contesto che l’autore attinge per costruire il suo universo poietico tramite le influenze di artisti quali Böcklin, Von Stuck, Klinger, Kandinskji che lasceranno un segno inconfondibile nella sua pittura. Sensibile alle novità che giungono dal mondo bretone e sintetista, Teodoro aderisce anche al gruppo Die Scholle (“la zolla”), animato dalla genialità dell’amico Leo Putz.  

Sono queste le atmosfere e i principi che l’artista trasferisce nella città lagunare, apportando nuova linfa agli stili ed entrando in contatto con il gruppo degli artisti di Ca' Pesaro, che, sotto la regia di Nino Barbantini, rivoluzionano l’arte veneziana e italiana. Nel 1912 Wolf Ferrari partecipa alla mostra di Ca’ Pesaro, avvicinandosi a Gino Rossi, Ugo Valeri, Arturo Martini, Tullio Garbarti, Umberto Moggioli e costituisce il movimento l’Aratro, con l’intento di creare un “ambiente armonico”, dove le arti applicate assumono un ruolo di prim’ordine.

Un’occasione rara per conoscere e (ri)scoprire un autore più noto agli specialisti che al vasto pubblico, il quale non ha solo raffigurato con grazia la natura, ma ha anche raccontato la trasformazione dell’arte italiana tra XIX e XX secolo.

Accompagna la mostra un catalogo edito da Marsilio Editori.

Un sito dedicato, www.mostrawolfferrari.it, è già operativo insieme al call center per le informazioni e le prenotazioni, raggiungibile al numero 0438 1932123.






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